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Dischetti di plastica in mare e processo. Il commento di Legambiente

Legambiente: “Chi ha inquinato paghi secondo la legge sugli ecoreati. Chiediamo che venga fatta ecogiustizia.  Il problema dei rifiuti marini costituisce un’emergenza ambientale di scala mondiale che va affrontato al più presto con politiche mirate  e punendo chi commette reati contro l’ambiente”

ll gup di Salerno Vincenzo Pellegrino ha rinviato a giudizio per disastro ambientale e inquinamento doloso in concorso sette degli otto indagati, un altro sarà giudicato con il rito abbreviato, per lo sversamento in mare di 130 milioni di filtri di plastica dal depuratore di Capaccio Paestum (Salerno), nel febbraio del 2018. Legambiente è stata ammessa come parte civile insieme a Wwf, Codacons, Comune di Formia (Latina) e Comune di Latina. Per l’associazione ambientalista si tratta di un processo molto importante, visto che si stiamo parlando del primo processo in Italia per inquinamento da plastica in mare. Ancora una volta si dimostra la validità della legge sugli ecoreati, come spiega il Presidente nazionale di Legambiente Stefano Ciafani, visto che i reati contestati sono quelli di inquinamento e disastro ambientale.

“Chi inquina deve pagare e oggi questo può avvenire – spiega il presidente di  Legambiente Stefano Ciafani –  grazie alla legge 68/2015 sugli ecoreati, approvata nel 2015 dopo una battaglia ventennale dell’associazione, che prevede tra i nuovi delitti anche l’inquinamento e il disastro ambientale. Reati per i quali sette delle otto persone, un altro sarà giudicato con il rito abbreviato, sono state rinviate a giudizio per la vicenda dei dischetti di plastica dispersi in mare, uno scempio ambientale senza precedenti visto che i dischetti sono stati trovati non solo sulle coste italiane ma anche su quelle di altri paesi, tra cui Francia e Spagna, come denunciato più volte dal progetto Clean Sea Life, di cui Legambiente è partner, sulla base delle segnalazioni arrivate in questi anni. Il problema dei rifiuti marini – continua Ciafani – costituisce un’emergenza ambientale di scala mondiale, dopo quella dei cambiamenti climatici, che deve essere al più presto risolta mettendo in campo azioni concrete coordinate tra Stati, puntando su politiche di prevenzione e sensibilizzazione, su una corretta gestione dei rifiuti e coinvolgendo cittadini e giovani generazioni. Dall’altro canto, però, occorre non abbassare la guardia punendo chi inquina e chi commette reati contro l’ambiente. Per questo ci siamo costituiti parte civile affinché ecogiustizia sia fatta in nome dell’ambiente, del popolo inquinato e del mare”.

“Dal febbraio 2018 milioni di dischetti di plastica, provenienti da un impianto di depurazione di Capaccio Paestum a causa di un cedimento strutturale di una vasca, si sono dispersi in mare e si sono spiaggiati sulle coste italiane e di diversi paesi – dichiara Maria Teresa Imparato, presidente di Legambiente Campania – Grazie alla campagna #cacciaaldischetto promossa insieme a Clean Sea Life e all’impegno di tantissimi volontari, in questi anni siamo riusciti a ripulire diverse lidi campani invasi dai dischetti. Ora però ci aspettiamo che i responsabili siano puniti come previsto dalla legge 68/2015 sugli ecoreati. Senza però dimenticare l’altro grande problema dell’Italia e che Con Goletta Verde denunciamo da anni, ossia l’inadeguatezza degli impianti di depurazione, una carenza strutturale che ci è già costata condanne e procedure d’infrazione da parte dell’Unione europea, con diversi sanzioni”.