XI Congresso nazionale Legambiente “Mai più Taranto, Gela e Bagnoli. Si parta dalla riconversione ecologica del settore industriale e dell’economia”

Il Tempo del Coraggio. Al via oggi da Napoli, dal museo nazionale ferroviario di Pietrarsa,  l’XI Congresso nazionale di Legambiente.

Ecco la roadmap per il Green New deal italiano presentata alla presenza del Presidente della Camera Roberto Fico e del ministro dell’ambiente Sergio Costa.

Legambiente: “Mai più Taranto, Gela e Bagnoli. Si parta dalla riconversione ecologica del settore industriale e dell’economia, tutelando l’ambiente, il diritto alla salute e al lavoro.

L’ambiente sia davvero al centro dell’agenda politica. Al Governo chiediamo scelte concrete e ambiziose per dare slancio al Paese e al Sud Italia”

 Fotogallery della prima giornata del Congresso: clicca qui

 Per dare concretezza al Green new deal italiano occorre definire una road map che metta davvero al centro l’ambiente e che preveda come primo step la riconversione ecologica del sistema industriale e dell’economia. È questo il messaggio che Legambiente lancia oggi da Napoli nel corso del suo XI Congresso nazionale dal titolo Il tempo del coraggio, in programma fino al 24 novembre al Museo nazionale ferroviario di Pietrarsa. Un messaggio che l’associazione ambientalista indirizza all’Esecutivo Conte 2 nel giorno in cui a Roma nel tardo pomeriggio ci sarà l’incontro tra il Presidente del Consiglio Conte e Arcelor Mittal  sul futuro dell’ex Ilva per ricordare alla politica che è da qui – dal ripensare l’industria e l’economia in una chiave ambientale – che occorre partire se davvero si vuole tutelare l’ambiente, il diritto alla salute e al lavoro, dando al tempo stesso uno slancio sempre più sostenibile e innovativo al Paese. In particolare l’Industria italiana deve avere il coraggio di investire in processi e prodotti innovativi, nella bonifica dell’inquinamento pregresso, garantendo la qualità del territorio e la vivibilità dell’ambiente circostante. E l’Ex llva è l’ennesimo banco di prova per mettere in campo soluzioni innovative e coraggiose che vadano in questa direzione, superando i vergognosi decenni di ritardi cronici, omissioni, promesse mancate e diritti negati, puntando su una produzione di acciaio progressivamente decarbonizzata, capace di abbattere da subito le emissioni inquinanti e dando anche un nuovo futuro alla città pugliese, garantendo la piena tutela della salute dei lavoratori e dei cittadini.

Le due azioni che Legambiente chiede e che sono i due pilastri della road map green su cui il Paese dovrebbe puntare, non sono obiettivi impossibili ma praticabili, come dimostrano già molte imprese italiane che creano lavoro e benefici ambientali e sociali, con esperienze di economia civile, di riconversione industriale, a cominciare dalle aziende della chimica verde, dell’economia circolare e dell’innovazione energetica. Esperienze che arrivano anche dal Sud Italia scelto dall’associazione ambientalista, insieme alla città di Napoli, per ospitare questo XI Congresso e raccontare al tempo stesso anche quel cambiamento green che è in atto nel Meridione nonostante le croniche difficoltà e problemi. E in questo dare concretezza al Green New deal, l’Italia deve avere il coraggio di mettere in campo politiche ambientali ambiziose, innovative e trasversali, perché non si possono più aspettare promesse per il futuro o rinviare al 2030 le scelte indispensabili. Perché è ora il tempo del coraggio, come spiega l’associazione ambientalista, nel suo documento congressuale, presentato oggi di fronte a 833 delegati e a oltre 60 ospiti esterni. Il coraggio per accelerare la transizione ecologica ed energetica per contrastare la crisi climatica, per combattere le ecomafie e i ladri di futuro, per promuovere la riconversione ecologica dell’economia, rendere sempre più protagonisti i giovani che scendono in piazza al fianco di Greta Thunberg, favorire una sempre più efficace lotta alle ingiustizie ambientali e sociali.

Ad inaugurare l’XI Congresso Nazionale di Legambiente, insieme al Presidente di Legambiente Stefano Ciafani, anche il presidente della Camera Roberto Fico, il ministro dell’ambiente Sergio Costa, l’assessore all’ambiente Raffaele Del Giudice del comune di Napoli, il primo cittadino di Portici Enzo Cuomo. Nella giornata di oggi tra i tanti ospiti in plenaria anche la presidente del Kyoto Club Catia Bastioli, Cristina Fossi, luminare mondiale dell’impatto del marine litter sui mammiferi marini, Gennarino Masiello vicepresidente nazionale Coldiretti, Claudia Fiaschi portavoce Forum Terzo Settore, Pippo Onufrio direttore Greenpeace, Vincenzo Piccolo Presidente Agesci, Luca Bianchi direttore Svimez, Giampiero Sammuri, presidente Federparchi.

“È il tempo del coraggio per il governo e per le imprese italiane – spiega il Presidente di Legambiente Stefano Ciafani -, come dimostrano quelle eccellenze che hanno realizzato in Italia impianti unici al mondo, come quello che produce il butandiolo da fonte rinnovabile in provincia di Rovigo o quello che permette di riciclare i pannolini usa e getta nel trevigiano, o che hanno organizzato filiere di economia circolare su rifiuti da imballaggio, pneumatici fuori uso, oli usati e batterie al piombo con risultati impensabili fino a 20 anni fa. Perché l’Italia non è fortunatamente solo il vecchio modo di fare industria, causando problemi ambientali, sanitari e occupazionali, come è stato fino a ieri a Bagnoli con l’Italsider, Casale Monferrato con la Eternit, Cengio con l’Acna, o come è ancora oggi a Taranto con l’ex Ilva o a Gela, Augusta, Priolo e Melilli in Sicilia. Occorre avere anche il coraggio di affrontare i grandi temi ambientali e le minacce reali del Paese di cui la politica non si occupa ancora come dovrebbe: come ad esempio la riconversione degli impianti industriali più obsoleti, la presenza pervasiva e inabissata delle mafie, le 20mila case abusive costruite ogni anno in modo illegale e pericoloso con la speranza che arrivi un nuovo condono. E che dire dei 7 milioni di persone che vivono in aree a rischio idrogeologico, oggi ancora più vulnerabile a causa dei cambiamenti climatici e del continuo consumo di suolo; i 30 milioni di tonnellate di amianto negli edifici pubblici e privati e i 20 milioni di abitanti che si avvelenano respirando aria inquinata. L’individuazione dei veri nemici da affrontare, la leva economica per combatterli, una visione del ruolo dell’Italia sono alla base di quel cambio di paradigma che ci deve proiettare verso il futuro, tenendo insieme le prospettive aperte dalla green economy, dall’economia circolare e dalla rivoluzione energetica con i bisogni delle fasce sociali più fragili, la salute e il benessere di ogni persona”.

Imprese green ed economia civile –  Legambiente ricorda che in Italia ci sono le imprese dell’agroalimentare che si riconvertono verso le produzioni biologiche e di qualità, riducendo l’uso di fitofarmaci, plastica e acqua. Ci sono gli allevatori che fanno a meno di gabbie e antibiotici, puntando sul benessere animale per venire incontro alla richiesta crescente di cibo sano, equo e pulito. C’è chi non abbandona territori molto difficili e continua a presidiarli, come le cooperative sociali dei giovani di Libera Terra che rendono di nuovo produttivi i beni confiscati alle mafie. O le aziende, guidate soprattutto da giovani donne e uomini, attive nelle aree terremotate del centro Italia, che l’associazione sta aiutando per favorire, insieme a loro, il percorso di rinascita economica e sociale di quei territori. E c’è ancora chi promuove turismo di qualità che vede nel patrimonio ambientale, naturalistico e culturale del Paese una chiave di sviluppo locale, puntando su prodotti sostenibili e responsabili e sull’accessibilità di strutture e servizi.

In questo processo di riconversione dell’economia si aggiunge anche una nuova trasformazione del sistema produttivo, quella verso l’economia civile, liberato dal totem della massimizzazione del profitto e capace di generare benefici ambientali e sociali, di cui bisogna favorire l’accelerazione. E che sarà possibile solo costruendo relazioni e azioni comuni sia con la parte più avanzata del mondo imprenditoriale del Paese (a partire da quella che punta in maniera radicale sulle fonti rinnovabili, economia circolare, innovazione, tecnologie pulite, qualità dei prodotti, centralità dei territori) sia con la finanza etica, che sceglie di non investire nelle fonti fossili e nella produzione di armi.

Oltre a politiche lungimiranti e ad una strategia sociale e ambientale che tenga conto anche delle periferie e dei territori marginali, l’associazione ambientalista ricorda che per mettere in campo un serio ed efficace cambiamento ecologico, sociale ed economico servono risorse economiche e nuovi investimenti. Risorse che esistono già nel bilancio dello Stato: spostando ad esempio gli oneri fiscali dal lavoro al prelievo di materie prime, partendo dal settore delle acque minerali in bottiglie e da quello delle cave dai cui si estraggono materiali per l’edilizia, e soprattutto cancellando i sussidi diretti e indiretti alle fonti fossili e inquinanti, pari a quasi 19 miliardi di euro. Sussidi ambientalmente dannosi che riguardano settori strategici come ad esempio trasporti, industria ed energia e che devono trasformarsi in investimenti in innovazione ambientale a vantaggio delle imprese e delle famiglie e delle fasce più vulnerabili della popolazione.

XI Congresso prossimi eventi – Dopo la giornata inaugurale di oggi, l’XI Congresso di Legambiente continuerà domani sabato 23 novembre con la giornata delle cinque piazze tematiche: clima e energia, giovani e partecipazione, lotta alle ecomafie, periferie e giustizia sociale, economia circolare e civile Tra gli ospiti il ministro per il Sud e la coesione territoriale Giuseppe Provenzano.  A seguire alle ore 20.00 l’evento Open reading. Donne, ecologia e #Rievoluzione. Al congresso si potrà visitare anche la mostra L’Italia del coraggio pensata per far conoscere quelle imprese – legate ad esempio al settore dell’economia circolare, delle telecomunicazioni, dal ciclo dell’acqua a quello dei nuovi materiali, dalle infrastrutture alla prevenzione, dalle singole realtà imprenditoriali alle associazioni di categoria e ai consorzi – che hanno deciso di scommettere su innovazione, ricerca, futuro e sostenibilità. Le realtà raccontate nella mostra sono: A2A, Assocarta Celli Group, Cobat, Conai, Ecopneus, Eurosintex, Fastweb, FaterSMART, I.c.e.for, IPmotive, Itelyum, Iterchimica Novamont, Unipol, Zeropac. Inoltre durante il Congresso si potrà assistere anche alla realizzazione dell’opera che l’artista internazionale Lady Be farà in tempo reale. L’opera live sarà realizzata utilizzando rifiuti di plastica raccolti dai volontari di Legambiente lungo le spiagge italiane.

Social – L’XI Congresso di Legambiente verrà raccontato anche sui social dell’associazione (Facebook, Twitter, Instagram), e lanuovaecologia.it. Diretta streaming sul sito Legambiente.it, lanuovaecologia.it, e sulla pagina fb dell’associazione. Hasthatg ufficiali dell’XI Congresso di Legambiente: #iltempodelcoraggio, #rievoluzione, #changeclimatechange.

L’Ufficio stampa Legambiente: Luisa Calderaro (349.6546593), Luigi Colombo (347.4126421), Alice Scialoja (339.3945428)

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