Vigilanza Ambientale 2.0: un drone per l’ambiente

Parte dal Delta del Po il progetto pilota che prevede l’utilizzo dei SAPR, sistemi aeromobili a pilotaggio remoto, nell’ambito della vigilanza ambientale volontaria per la difesa del territorio e la salvaguardia del patrimonio naturalistico.

I droni possono diventare un valido aiuto per tutelare il territorio. Potrebbero essere impiegati per contrastare il bracconaggio e per individuare tanti illeciti ambientali.  Stiamo parlando di una tecnologia in grado di fornire, in tempo reale e a considerevole distanza dall’operatore, dall’alto, straordinari rilievi tecnici in sede di sopralluogo, ovvero di quell’atto ricognitivo di tipo descrittivo, fotografico, audiovisivo, planimetrico, fondamentale per la vigilanza e che sta cominciando ad avere un ruolo importante anche nella tutela del patrimonio naturale.

Ecco i motivi per cui  Legambiente, insieme a WWF Italia, Italdron Academy e Cepas, hanno lanciato un progetto avvalendosi proprio dei droni utilizzati nell’ambito del sistema di vigilanza ambientale.

Il progetto pilota si chiama  “SAPR nell’ambito della vigilanza ambientale volontaria per la difesa del territorio e la salvaguardia del patrimonio naturalistico”, prevede un periodo di sperimentazione operativa dei Sapr, sistemi aeromobili a pilotaggio remoto, che verranno utilizzati come dei veri e propri “occhi” tecnologici a distanza in grado di prestare un’importante azione di supporto al capitale umano.

Lanciato ufficialmente lo scorso dicembre, il progetto durerà 12 mesi e sarà articolato in 24 missioni operative in programma in alcune aree del black-spot del Delta del Po. Un’area di decine di migliaia di ettari protetti, dal 2000 riconosciuto patrimonio dell’umanità dall’Unesco e culla di ecosistemi naturali di inestimabile e straordinario valore, per la maggior parte rappresentati da zone umide. Proprio l’acqua caratterizza questo territorio ed è la fonte da cui si sostenta la grande biodiversità, comprese le tante specie protette. Obiettivo del progetto è quello di far coincidere la necessità di un più efficiente controllo preventivo con la messa a punto di una tecnica di monitoraggio pratica, veloce e al tempo stesso non invasiva. Perché possa rafforzarsi una tutela che ruoti a 360° intorno al vincolo naturalistico, i lavori verranno condotti assumendo una serie di misure precauzionali, come la definizione preventiva dei punti di decollo e atterraggio dei velivoli e la ragionevole distanza dalla fauna presente. Saranno così evitate, in generale, traiettorie potenzialmente dannose, o più semplicemente disturbanti, oltre a quelle non finalizzate all’obiettivo specifico della missione. Questa la logica con cui i droni sorvoleranno chilometri di parchi, riserve naturali e zone dunali o boschive, garantendo, accanto all’efficienza tecnica, alti standard cautelativi dell’ecosistema.

Un dettagliato cronoprogramma scandisce il progetto che prevede delle vere e proprie tappe individuate per questa prima sperimentazione in alcune aree del black-spot del Delta del Po, bersaglio spesso di eco criminali e di illeciti ambientali che si ripercuotono anche su flora e fauna protette. Data l’estensione dell’area di riferimento, Legambiente dirigerà le operazioni nell’area emiliano-romagnola, fino ai comuni in provincia di Ravenna e alle riserve naturali costiere, mentre il WWF Italia sarà impegnato sulla sponda veneta del Po.

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