STOP alle fonti fossili. Presentato a Taranto il dossier “No Oil Puglia”

Video intervista al presidente di Legambiente Stefano Ciafani. In Puglia le fossili coprono l’84,4% dei consumi totali regionali contro il 15,6% da fonti rinnovabili.

Dossier No Oil Puglia

Nel Mar Ionio e Adriatico le istanze di prospezione coprono un’area pari a 20.235 kmq, di poco inferiore a quella di tutta la regione Emilia Romagna, mentre la concessione di petrolio attiva della piattaforma Aquila di proprietà di ENI ha un’estensione di 556 kmq.

Legambiente: “Nel 2018 i sussidi alle fonti fossili sono stati pari a 18,8 miliardi di euro, ma le rinnovabili sono competitive e possono sostituirle in tanti usi. Fermare le nuove ricerche di petrolio e gas, promuovere l’efficienza e le rinnovabili nella produzione elettrica, nell’industria, nei trasporti e nell’edilizia: questa è la soluzione per liberare la Puglia e il Paese dalla dittatura delle fossili”

Nonostante gli Accordi sul clima di Parigi e gli impegni presi a livello internazionale per contrastare i cambiamenti climatici nel nostro Paese si persevera nell’incentivare l’uso dei combustibili fossili. Sono poche e timide le azioni per attivare in maniera concreta il processo di decarbonizzazione e a dimostracelo sono i numeri che mettono chiaramente in evidenza come le fonti fossili, petrolio e gas, siano ancora al centro del sistema energetico, con una costante crescita delle rinnovabili, ma troppo lenta per il raggiungimento dell’obiettivo emissioni nette zero entro il 2040, arrivando oggi a coprire il 18% dei consumi totali nazionali e il 35,1% di quelli elettrici.

Questi i temi al centro della conferenza stampa Petrolio, bonifiche e qualità delle acque: lo stato di salute del mare di Tarantoorganizzata questa mattina a Taranto a bordo della Goletta Verde dove è stato presentato il dossier di Legambiente sulle fonti fossili “No Oil Puglia e dove sono intervenuti Francesca Viggiano, Assessore al Patrimonio del Comune di Taranto, Stefano Ciafani, Presidente nazionale Legambiente, Francesco Tarantini, Presidente Legambiente Puglia, e Lunetta Franco, Presidente Legambiente Taranto, che – prima di cominciare la conferenza – ha voluto ricordare Cosimo Massaro, il giovane operaio rimasto ucciso nell’incidente alla gru nel porto di Taranto.

In Puglia le fonti fossili coprono l’84,4% dei consumi totali regionali (Simeri GSE, 2016), contro il 15,6% da fonti rinnovabili. La produzione di petrolio, nel 2018, è stata pari a 87.136 tonnellate, l’1,9% della produzione nazionale, mentre quella di gas è stata di 98,3 milioni di Smc (Standard Metri Cubi), pari a circa l’1,8% della produzione nazionale che, stando agli attuali consumi, coprirebbe solamente lo 0,1% del fabbisogno nazionale. Numeri certamente poco incidenti ma che nei territori e nei mari interessati dai progetti di trivellazione portano a rischi ambientali importanti.

Non solo, l’auspicato cambio di rotta verso un futuro 100% rinnovabile rimarrà complesso e difficile se il nuovo Governo non si impegnerà con urgenza ad eliminare tutti i vantaggi di cui godono nel nostro Paese le compagnie petrolifere. Basti pensare che dal 2010 al 2018 le concessioni produttive di greggio in Puglia hanno estratto in totale circa 1,1 milioni di tonnellate di greggio di cui 303 mila, pari al 28,1%, sono risultate esenti dal pagamento delle royalties (le soglie di esenzione sul petrolio sono: 50.000 tonnellate per le concessioni in mare e 20.000 tonnellate per quelle a terra). Sempre per lo stesso periodo, le concessioni produttive di gas hanno estratto in totale 2.205 milioni di Smc, di cui 640, pari al 29%, sono risultati esenti dal pagamento delle royalties (le soglia di esenzione sul gas sono: 25 milioni per le concessioni a terra e 80 milioni per quelle a mare). In questi anni, la percentuale di esenzione non è mai scesa al di sotto del 20,7% dal 2012, con il massimo raggiunto nel 2017 in cui il 63% del gas estratto è stato esente dal pagamento delle royalties.

«Per fronteggiare l’emergenza climatica dobbiamo accelerare nell’uscita dalle fossili – commenta Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente – L’assurdo paradosso, però, è che queste fonti inquinanti responsabili dell’effetto serra e climalteranti continuano a ricevere una montagna di sussidi, anche oggi che le rinnovabili sono competitive e potrebbero sostituirle in tanti usi. È urgente e necessario avviare al più presto una transizione energetica che, come è evidente, vede il suo primo nemico proprio negli interessi di chi estrae e in chi difende tali interessi, ma anche nella mancanza di politiche per l’efficienza e le rinnovabili, a partire dalla mobilità sostenibile. Basti pensare agli oltre 18 miliardi di euro che l’Italia regala ogni anno al settore Oil&Gas attraverso sussidi diretti e indiretti e al fatto che in molte regioni manchi, ad esempio, un piano per lo sviluppo di queste nuove tecnologie, con obiettivi chiari e ambiziosi nell’interesse dei territori e dell’intero Paese. Rinnovabili, efficienza e mobilità sostenibile, accompagnate da smart grid, materiali innovativi e sistemi di accumulo, invece, possono diventare il perno non solo di un sistema energetico più sostenibile e democratico, ma anche la nuova leva di uno sviluppo economico in grado di portare vantaggi ai cittadini e ai territori».

Anche per questa ragione Legambiente ha lanciato la petizione sull’autoproduzione da rinnovabili (firma su www.change.org), proprio per chiedere al Governo di accelerare i passi verso l’approvazione della Direttiva Europea che introduce e consente ai cittadini di avere un ruolo da protagonista nel sistema energetico.

Sul mare pugliese continua a gravare la minaccia petrolifera. Nel golfo di Taranto pende un permesso di prospezione della Spectrum Geo Limited che riguarda un’area complessiva di 4.025 kmq, sospeso dal 13 febbraio 2019 fino all’adozione del Piano per la Transizione Energetica Sostenibile delle Aree Idonee (PiTESAI) per un periodo non superiore a 24 mesi, come previsto dal decreto Semplificazioni approvato lo scorso inverno. Anche l’Adriatico meridionale è coinvolto da un’istanza di prospezione, in questo caso di 16.210 kmq, presentata dalla Schlumberger Italiana. In questo tratto di mare pugliese è attiva la concessione di estrazione di petrolio dalla piattaforma Aquila di proprietà di ENI con un’estensione di 556 kmq.

«Il mare della nostra regione – dichiara Francesco Tarantini, presidente di Legambiente Puglia – continua ad essere minacciato da istanze di prospezione, ricerca e da estrazioni di petrolio e gas che consolidano lo strapotere delle fossili nel bilancio energetico pugliese. Serve invertire la rotta spingendo sullo sviluppo dell’efficienza e delle rinnovabili nella produzione elettrica, ancora oggi troppo incentrata su gas e carbone, nell’efficientamento energetico degli edifici, nelle politiche di mobilità sostenibile che spostino sempre più persone e merci sul trasporto sul ferro, lavorando soprattutto nelle principali città pugliesi, dove si devono approvare e mettere in pratica i Piani urbani sulla mobilità sostenibile».

I numeri del dossier di Legambiente No Oil Puglia raccontano bene non solo il ruolo, oggi ancora determinante delle fonti fossili anche a causa di politiche mancanti di sviluppo di un nuovo sistema energetico innovativo e rinnovabile, ma anche come le produzioni siano in costante riduzione da anni, continuando ad avere un ruolo superfluo nel panorama nazionale, e di cui certamente potremmo fare a meno visti anche i danni ambientali arrecati ai territori, come nel caso di Taranto che tra le altre cose attende da troppi anni la bonifica del Mar Piccolo inquinato da produzioni siderurgiche, raffineria e attività militari, nonostante l’iter sia partito nel 1998 e la nomina di un Commissario di governo.

«Dalla nomina del Commissario straordinario per la bonifica di Taranto sono passati cinque anni e la situazione per il Mar Piccolo purtroppo non è cambiata: i sedimenti inquinati continuano a restare al loro posto e la bonifica continua a essere in alto mare. I fondali inquinati sono stati interessati sinora solo da lavori di rimozione e smaltimento di materiali di natura antropica (veicoli, pneumatici, ecc.), peraltro ancora da completare – commenta Lunetta Franco, presidente di Legambiente Taranto – Una delle aree più importanti di Taranto rimane ancora da bonificare e chissà per quanto tempo ancora lo rimarrà visto che, a distanza di un anno dalla sua pubblicazione, ancora non si conoscono gli esiti del bando che dovrebbe dare concretamente avvio alla bonifica. Circa un mese fa abbiamo chiesto al Ministro Costa che si portino a termine con urgenza le procedure previste dal bando di gara e si dia inizio al più presto alle sperimentazioni previste. Oggi sollecitiamo pubblicamente una risposta».

Dossier No Oil Puglia

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