OMC: a Ravenna va in scena il greenwashing dell’industria nemica del clima

Si chiude a Ravenna la fiera internazionale dell’industria estrattiva Offshore. Rimangono silenti le risposte sugli impegni destinati a investimenti per rinnovabili da parte di ENI.

Fuori dai cancelli della fiera, presidio per il clima e per la riconversione.

Si conclude oggi a Ravenna la fiera internazionale dell’industria estrattiva Offshore. Molte le istituzioni di vari colori politici presenti, dal sindaco di Ravenna De Pascale al sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Giorgetti.

Un evento che, secondo le dichiarazioni dei partecipanti, sembra essersi trasformato in una convention ambientalista, con riferimenti a rinnovabili ed economia circolare.

“Dichiarazioni che  sono del tutto in contrasto con la realtà – commenta Legambiente – Basta pensare che ad oggi è rimasta inevasa la nostra richiesta alle istituzioni di fornire un quadro sugli investimenti di ENI in Emilia Romagna a favore di rinnovabili e risparmio energetico. Una richiesta inascoltata con l’aggravante che ENI è un’industria di Stato”.

Anche per questo Legambiente e altri soggetti impegnati nella battaglia contro i cambiamenti climatici si sono ritrovati in un presidio davanti alle porte della fiera: l’associazione richiede da tempo una politica di riconversione del settore verso tecnologie pulite, che possa tutelare i posti di lavoro e le imprese della Regione.

Impegni concreti ed efficaci a garantire la transizione energetica che non richiedono certo l’abbandono delle fonti fossili dall’oggi al domani, ma che necessitano di azioni urgenti per poter essere portati a termine.

“Ci piacerebbe che l’OMC diventasse un giorno la fiera delle tecnologie pulite, con Ravenna come territorio di punta per la transizione energetica – conclude Legambiente – ma, con lo sforzo dedicato al 99% all’utilizzo del fossile, ad oggi questo obiettivo è piuttosto lontano dalla realtà”.

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