No ad un aeroporto cargo in Emilia: contrario alle politiche climatiche

Soluzione impattante, in controtendenza con le scelte virtuose dell’agroalimentare e delle imprese innovative.

Valutazione di Impatto Ambientale dell’Ampliamento Aeroporto Parma poco coraggiosa, ma mostra tutti i limiti della procedura di autorizzazione.

È di questi giorni la notizia che uno dei grandi gruppi agroalimentari dell’ Emilia Romagna – Conserve Italia, con base nel bolognese –  spedisce le proprie merci in treno per il 50%, arrivando al 95% per quelle dirette in Svezia). Un dato che conferma lo sforzo di tante aziende della Regione a decarbonizzare le proprie produzioni.

Sempre di questi giorni è la notizia che la Francia sta discutendo un disegno di legge per vietare i voli a corto raggio in concorrenza col treno.

Suona dunque involontariamente ironica la notizia che ad inizio mese il Ministero ha invece messo la firma definitiva alla Valutazione di Impatto Ambientale per il progetto di sviluppo cargo per l’aeroporto di Parma.

L’esito alla fine positivo della travagliata VIA (fra rinvii e ripubblicazioni) lascia delusa Legambiente, ma non sembra avere entusiasmato nemmeno il ministro che l’ha firmata, dal momento che non manca di evidenziare nel testo l’elevato numero di criticità e prescrizioni imposte dagli enti del territorio e le stranezze del procedimento (con osservazioni non prese in considerazione sebbene giunte nei termini). Elementi che fanno ben percepire come sia mancato il coraggio al Ministero e agli Enti coinvolti di dire NO ad un progetto di cui è impossibile nascondere i limiti, privilegiando così l’interesse economico a discapito della tutela ambientale, della salute e sicurezza delle persone.

Infatti sono davvero tante le condizioni ambientali cui il progetto dovrà ottemperare nelle fasi successive.

Tra le più rilevanti vanno citate le seguenti:

  • saranno necessari interventi per la riduzione del rischio idraulico;
  • non è possibile verificare pienamente la compatibilità del Piano di sviluppo aeroportuale con gli obiettivi di tutela del territorio ed eventuali misure per ridurre i rischi aeroportuali (il Comune di Parma);
  • dovranno essere individuate soluzione alternative per la mobilità a terra in quanto la proposta non pare sostenibile dal punto di vista trasportistico;
  • il proponente deve definire le procedure antirumore, la caratterizzazione acustica dell’intorno aeroportuale e la definizione di un piano di monitoraggio acustico aeroportuale;
  • manca il Piano di Rischio Aeroportuale.

 

Va ricordato che i voli aerei sono tra i sistemi di trasporto che al momento mostrano meno potenzialità di decarbonizzazione, essendo completamente basati su combustibili fossili. Inoltre la posizione dell’aeroporto di Parma, stretto tra la tangenziale/ferrovia e l’abitato di Baganzola/Alta Velocità/Autostrada A1, ha problemi irrisolti di sicurezza (è stato sequestrato il cantiere di un centro commerciale in testa alla pista) e di impatti sugli abitanti. A questo, infine, si aggiungerebbe un’importante cementificazione collegata non solo all’aumento della pista, ma anche a tutte le infrastrutture connesse.

Legambiente, con altre associazioni e cittadini, si è espressa negativamente sia nel valutare il progetto nel suo insieme sia su aspetti puntuali. Chiede comunque agli enti preposti – in primis Comune di Parma e Regione Emilia Romagna (che aveva promesso 12 milioni di supporto economico) – di prendere atto dell’esito sostanziale, prima che di quello formale, e di ritirare il proprio appoggio al progetto.

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