La ripartenza in Emilia-Romagna

Legambiente scrive alla Regione: “Non sprechiamo questo momento di riflessione sui nostri modelli: politica e società riprendano una discussione sul futuro. La ripartenza non proponga gli stessi errori del passato”

 “La transizione ecologica e l’inclusione sociale i cardini di un “patto” pubblico- privato sui fondi per la ripartenza “

In vista dei piani per la ripartenza e delle ingenti risorse in arrivo, Legambiente scrive alla Regione chiedendo di pensare con lungimiranza anche al dopo, per disinnescare i tanti rischi che incombono sulla nostra società. Lotta al cambiamento climatico e centralità delle politiche pubbliche sono i cardini della proposta.

La crisi del Coronavirus che ci troviamo ad affrontare in questo momento richiede un impegno di tutti, le morti, la disoccupazione, la crisi economica, i lavoratori in prima linea chiedono una fortissima dedizione collettiva al superare l’emergenza dell’oggi.  Tuttavia, come società dobbiamo essere in grado di pensare con lungimiranza anche al dopo, decidendo come sarà la “ricostruzione” ed il nostro domani.

Oltre al virus altri gravi pericoli ci minacciano: il principale è quello climatico accompagnato dal consumo delle risorse del Pianeta, amplificati dalle disuguaglianze sociali. L’inquinamento cronico della Pianura Padana, di per sé drammatico dal punto sanitario, sembra poter essere un aggravante alla mortalità del virus.

Per evitare gli errori del passato crediamo che serva un patto sociale pubblico-privato incardinato su una transizione ecologica e di maggiore inclusione sociale.

Non possiamo lasciare passare invano questo momento di riflessione sui nostri modelli ed è necessario che la politica e i corpi elettivi riprendano la discussione sul futuro. Anche alla luce delle risorse pubbliche che presto saranno messe in circolazione.

Per tale motivo Legambiente propone un confronto con la politica, i Consiglieri Regionali e la parte di società che si riconosce in questa prospettiva. Un confronto sul futuro in cui devono essere necessariamente presenti anche i giovani.

Molte risposte ai problemi di oggi stanno arrivando dalla solidarietà sociale, dall’impegno dei singoli e del volontariato.  Così come nel pieno della crisi, l’intelligenza collettiva e la solidarietà stanno aiutando a dare risposte concrete: occorre mettere in circolo le idee e le proposte per il domani.

Le proposte di discussione avanzate da Legambiente riguardano prima di tutto le politiche e gli investimenti utili per combattere il cambiamento climatico, i cui effetti stanno colpendo l’agricoltura regionale anche in questo momento.

Sempre più urgente diventa, secondo l’Associazione, la necessità un forte piano per il risparmio energetico in tutti i settori con risorse e provvedimenti utili tanto al settore industriale quanto a quello edile e dei piccoli artigiani. Spazio alle energie da fonti rinnovabili e agli investimenti sui trasporti sostenibili: dalle piste ciclabili al trasporto merci su ferro. Fondamentale è poi un Piano straordinario di contrasto del dissesto idrogeologico, per mettere in sicurezza beni e persone e per garantire funzionalità alle infrastrutture oggi trascurate, come ponti, viadotti e viabilità minore.
Occorre premere l’acceleratore sull’economia circolare (settore ad alta potenzialità di occupati) e su nuove filiere del recupero. Bisogna rinunciare invece ad investimenti che non abbiano chiaro valore di utilità collettiva e che si sono già dimostrate di difficile attuazione per gli impatti e il rischio economico (è il caso delle autostrade o alcune proposte aeroportuali).

Centrale è anche la riflessione sull’agricoltura, che nella crisi si sta rivelando per la sua vera natura, cioè settore primario e fondamentale. Servono quindi gli strumenti necessari per dare dignità a questo ruolo, con politiche dei giusti prezzi per i produttori, accompagnati in modo indissolubile con tutele adeguate ai lavoratori (compresa l’ampia fetta di manodopera straniera di cui oggi si avverte tutta la necessità) e alla sostenibilità ambientale. Serve mettere al riparo il settore da rischi intrinsechi: la fragilità di filiere e sistemi fortemente dipendenti da territori esteri (come per i mangimi funzionali alla zootecnia intensiva) e i rischi di antibiotico-resistenza. Serve che si rifletta seriamente su quali modalità e colture saranno compatibili alla luce del cambio di clima.

 Infine l’Associazione propone una riflessione sul ruolo dei servizi pubblici e dei beni comuni. La crisi del Cornonavirus ha messo in evidenza la centralità del sistema pubblico nei momenti di difficoltà, risulta quindi fondamentale garantire adeguate risorse sui beni comuni e avere efficaci presidi territoriali dei servizi. In generale si sottolinea la necessità di strutture pubbliche di eccellenza al riparo da logiche distorte, tanto economiche, quanto di appartenenza politica a discapito del merito.  

Diventa imprescindibile l’attenzione al settore sanitario: con il rafforzamento del personale, dei servizi e dei dispositivi territoriali.  Occorre riconoscere, inoltre, il ruolo sociale imprescindibile della scuola, che ha mostrato una capacità di resilienza elevatissima e che sta fungendo da collante sociale nonostante le difficoltà.

Ma il ragionamento deve riguardare tutti i servizi, anche quelli delle utilities, perché siano strumenti centrali per le politiche dei beni comuni e nella costruzione di soluzioni nuove, ad esempio sui versanti delle energie rinnovabili e dei nuovi sistemi di trasporto.

 Infine, conclude l’Associazione, oltre al tema della riapertura delle imprese, c’è anche un problema dell’immediato su cui puntare i riflettori: le fasce di debolezza sociale e di fragilità che il lockdown ha amplificato ma al tempo stesso tiene nascosti. Pensiamo alla dispersione scolastica delle famiglie deboli, i senza dimora, le fragilità psicologiche e tanti altri.  In definitiva occorre andare a recuperare chi in questa crisi è rimasto indietro o abbandonato sul piano economico, dell’educazione o del disagio sociale.

Il testo integrale del documento

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