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Gara su A22 e nuove autostrade a Modena: basta alchimie istituzionali

Da decenni il dibattito per realizzare le due autostrade modenesi blocca le vere soluzioni della mobilità sul territorio, impegnando risorse pubbliche senza utilizzarle e deviando l’attenzione del mondo politico su questioni lontane dagli interessi dei cittadini.

E’ il caso della recente discussione sull’assetto societario della A22 su cui si concentra oggi l’attenzione degli amministratori modenesi e della Regione, con l’obiettivo di andare a costituire una nuova società in house a cui lo Stato potrebbe assegnare la gestione dell’autostrada senza gara. Il tutto per utilizzare l’A22 come strumento per la realizzazione di due nuove autostrade – la bretella da Modena a Sassuolo e l’ autostrada regionale Cispadana – che, se finalizzate, andranno ad incrementare il flusso di mezzi, l’inquinamento atmosferico e il consumo di suolo sul nostro territorio.

Un dibattito che continua a monopolizzare l’attenzione delle istituzioni che prima avevano osteggiato la realizzazione del Brenner Corridor, società interamente pubblica creata dai soci trentini e altoatesini di Autobrennero, e ora a richiedere a loro volta una società pubblica. Questo a fronte dei costi continuamente crescenti richiesti per la realizzazione dell’autostrada regionale Cispadana: la Regione nel 2019 ha stanziati 100 milioni di euro aggiuntivi  ai 179 milioni  originari, ed è stata avanzata la richiesta al Governo di un ulteriore finanziamento a fondo perduto poiché l’opera non è ritenuta, dalla stessa Società concessionaria, “economicamente sostenibile”.

Proprio relativamente all’efficacia della spesa pubblica l’Autorità Garante per la Concorrenza e il Mercato che, in vista dell’ennesima proroga della concessione dell’A22 (scaduta effettivamente il 30 giugno scorso e nuovamente prorogata fino a fine anno), ricordava il 10 marzo del 2020 come le procedure competitive come le gare per gli affidamenti siano le migliori garanzie per la realizzazione di investimenti a favore dell’efficienza delle infrastrutture e, in ultima istanza, dello sviluppo economico.

Legambiente ritiene dunque che l’idea di un cambio societario che porti tutto in mano al pubblico abbia senso solo se legato alle vere esigenze delle comunità e del territorio: quella di fermare i cambiamenti climatici mutando modelli di mobilità, ed investendo risorse pubbliche nell’adattamento al cambiamento climatico.

“È infatti paradossale che, mentre la Regione Emilia-Romagna ipotizza di utilizzare i soldi del Recovery Fund per la realizzazione del collegamento ferroviario tra il distretto ceramico e lo scalo merci di Modena,  allo stesso tempo continui a sostenere la realizzazione di una bretella autostradale fra le stesse due aree.”- commenta Legambiente.

“Per quale motivo non si pone la medesima enfasi su risorse necessarie alla messa in sicurezza del territorio? un cantiere che potrebbe partire ben più velocemente di quello autostradale, prevenendo danni futuri all’economia locale esposta ad un forte rischio idraulico. Occorre dunque eliminare gli investimenti ambientalmente incompatibili ed economicamente insensati utilizzando i risparmi per favorire un Recovery Plan all’insegna della riconversione del sistema dei trasporti.” – conclude.

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