Forum Acqua: tutela, zero sprechi e riuso. Gestione sostenibile una priorità nazionale 

Forum Nazionale di Legambiente sulle filiere della sostenibilità della risorsa idrica: “Facciamo diventare l’acqua la prima grande opera pubblica d’Italia, mettendo insieme tutti gli attori in gioco per garantire un servizio equo, efficiente e sostenibile”.

L’Italia ha il primato europeo dei prelievi di acqua per uso potabile: 428 litri per abitante al giorno. Stando ai dati Istat, il 47,9% dell’acqua prelevata viene dispersa a causa delle perdite di rete. Eppure la risorsa idrica non è infinita. L’anno scorso, sei Regioni su 20 hanno dichiarato lo stato di emergenza per carenza idrica, anche nel settore potabile, e nel 2017 i quattro principali bacini – Po, Adige, Tevere e Arno – hanno ridotto le portate medie annue del 40% rispetto al trentennio precedente. Il tema riguarda da molto vicino anche l’agricoltura, che rappresenta circa il 50% del totale degli usi a livello nazionale. Inoltre, più del 60% dei fiumi e dei laghi italiani non raggiungono il livello di “buono stato ecologico” previsto dalla direttiva quadro Acque. Il cambiamento climatico in atto, e le sue conseguenze, insieme a fenomeni di inquinamento delle risorse idriche – tanto dei fiumi quanto delle falde, basti pensare all’inquinamento da PFAS in un’ampia parte del Veneto – rendono sempre più necessario e urgente un nuovo approccio gestionale della risorsa idrica.

Per questo Legambiente, con il patrocinio del ministero dell’Ambiente e della Regione Lazio e il sostegno di Utilitalia (la Federazione delle imprese idriche, ambientali ed energetiche), Celli Group ed Ecomondo, ha organizzato oggi una giornata di dibattito sulla sostenibilità e sulla corretta gestione dell’acqua, per rimetterla al centro dell’attenzione pubblica, partendo dalle buone pratiche e dalle esperienze migliori già adottate in questa direzione. Tutela, zero sprechi e riuso sono le tre parole chiave intorno alle quali è ruotato il dibattito, a cui sono intervenuti rappresentanti delle istituzioni e di alcune delle più autorevoli realtà del settore.

“Alla luce dei cambiamenti climatici in atto – ha dichiarato il direttore generale di Legambiente Giorgio Zampetti – che ci mettono di fronte a nuovi scenari che minacciano la disponibilità e l’accesso all’acqua, è necessario mettere in campo nuovi approcci e strategie per gestire e tutelare la risorsa idrica. Partiamo da quanto di buono è stato già messo in campo finora, da quei gestori del servizio idrico integrato e dai Comuni che hanno messo l’acqua al centro delle loro priorità, e facciamola diventare una priorità a livello nazionale, la prima grande opera pubblica del nostro Paese. Occorre affrontare e risolvere le criticità presenti, dalla depurazione alla tutela dall’inquinamento e alla riduzione dei prelievi, e garantire l’accesso all’acqua per tutti, anche per le generazioni future. Per questo è sempre più necessario rispondere in maniera efficace a quanto richiesto a gran voce da milioni di cittadini italiani con il referendum del 2011, mettendo insieme tutti gli attori in gioco per garantire un servizio equo, efficiente e sostenibile”.

“Il nostro Paese – ha spiegato Giordano Colarullo, il direttore generale di Utilitalia, che il 10 e l’11 ottobre organizzerà a Venezia il Festival dell’Acqua – si ritrova ad affrontare sempre più spesso problemi di siccità d’estate, alluvioni in autunno e grandi rischi idrogeologici. Dopo decenni di investimenti insufficienti e legati alle stagionalità politiche, il settore idrico ha intrapreso un deciso percorso di miglioramento nell’ultimo periodo; ciò grazie a uno sviluppo delle gestioni in un’ottica industriale, al raggiungimento di maggiori efficienze del servizio ottenuto con una maggiore dimensione delle aziende, nonché ai positivi effetti della regolazione, che sta spingendo il sistema delle imprese verso una migliore offerta ai cittadini. È necessario continuare a incrementare il livello degli investimenti per recuperare il gap infrastrutturale. Ora il cambiamento climatico mette i gestori di fronte a nuove sfide: per garantire nei prossimi anni un approvvigionamento sicuro di acqua potabile, ad esempio, sono necessari investimenti pari a 7,2 miliardi di euro”.

 Tutela

In particolare la sfida della qualità della risorsa idrica riguarda i corsi d’acqua, ma anche le falde, spesso utilizzate anche come approvvigionamento per le acque potabili e dove ancora si continuano a registrare situazioni critiche per inquinamento. In base ai monitoraggi eseguiti per la direttiva Quadro Acque, nel quinquennio 2010-2015 lo stato attuale dei corpi idrici italiani – secondo gli ultimi dati Ispra – vede nella Penisola solo il 43% dei 7.494 fiumi in “buono o elevato stato ecologico”, il 41% al di sotto dell’obiettivo di qualità previsto e ben il 16% non ancora classificato. Ancora più grave la situazione dei 347 laghi, di cui solo il 20% è in regola con la normativa europea mentre il 41% non è stato ancora classificato. Lo stato chimico non è buono per il 7% dei fiumi e il 10% dei laghi, mentre il 18% e il 42% rispettivamente non è stato classificato. La maggior parte dei fiumi non classificati si trova nei distretti idrografici dell’Appennino Meridionale e della Sicilia (55% e 56% rispettivamente), così come per i laghi (73% e 84% rispettivamente).

Zero sprechi

I consumi di acqua in Italia riguardano per il 55% il settore agricolo, per il 18% gli usi civili e per il 27% a quelli industriali. L’agricoltura, il settore che risente principalmente della scarsità della risorsa ma è al tempo stesso il principale protagonista nella sfida per ridurre sprechi e consumi, necessita di una riconversione del sistema di irrigazione che punti a sistemi di microirrigazione a goccia (che potrebbero garantire almeno il 50% del risparmio di acqua utilizzata) e di una revisione del sistema di tariffazione degli usi dell’acqua basato su premialità e penalità che valorizzino le esperienze virtuose. Anche nel settore civile è importante intervenire a partire dalle perdite di rete dove ogni giorno, secondo i dati Istat, le perdite di rete ammontano a circa 10 milioni di metri cubi di acqua (il 47,9% dell’acqua immessa). Stando ai dati di Ecosistema Urbano 2018, il 60% delle reti idriche in Italia è stato messo in posa oltre 30 anni fa (la percentuale sale al 70% nei grandi centri urbani) e il 25% di queste ha più di mezzo secolo di vita (il 40% nei grandi centri urbani). La rete idrica ha quindi bisogno di investimenti urgenti, anche in considerazione delle mutate condizioni climatiche che ripropongono periodicamente lunghi periodi di siccità.  

Riuso

Per ridurre i prelievi di acqua e gli scarichi nei corpi idrici, occorre praticare seriamente il riutilizzo delle acque reflue depurate nell’industria, in agricoltura e nell’ambito civile; per questo è urgente modificare il decreto 185/2003 del Ministero dell’Ambiente. Per praticare il riuso delle acque reflue occorre investire in tecnologie e impianti innovativi ed efficaci. Nelle città, attraverso i regolamenti edilizi, vuol dire anche attuare una migliore gestione delle acque meteoriche, con possibilità di accumulo e di maggiore capacità di ricezione, una politica imprescindibile anche alla luce dei cambiamenti climatici.

 

Ecco le 10 proposte di Legambiente per attuare un’efficace politica di tutela della risorsa idrica:

  1. Occorre un nuovo approccio gestionale, con piani strategici che puntano a ridurre i prelievi e i carchi inquinanti, prevedendo nuove regole di partecipazione attiva, con strumenti di condivisione e luoghi di consultazione con il pubblico adeguati (come previsto dalle direttive europee, recepite anche in Italia, a partire dalla 2000/60 e attraverso strumenti quali i contratti di Fiume e i contratti di Lago), che coinvolgano settori pubblici e privati, istituzioni, associazioni, cittadini, tecnici ed esperti per individuare le criticità e le politiche da mettere in campo.
  2. Per garantire un approccio complessivo e promuovere l’integrazione delle politiche sull’acqua e i servizi igienico sanitari riteniamo prioritarie sia la ratifica italiana del Protocollo OMS UNECE Acqua e Salute che l’attuazione su tutto il territorio nazionale dei Piani di Sicurezza dell’Acqua (Water Safety Plan). Il protocollo, finalizzato alla protezione della salute e incentrato sulla sicurezza, sulla gestione sostenibile delle risorse idriche e sull’equità, tra gli aspetti più importanti comporta una sinergia nelle politiche di tutela e gestione dell’acqua con un tavolo inter-istituzionale che vede coinvolti tutti gli attori in gioco, in particolare Ministero della Salute, Ministero dell’Ambiente e della tutela del Territorio e del Mare e Istituto Superiore di Sanità; i Piani di Sicurezza dell’Acqua invece, che prevedono l’introduzione di un sistema integrato di prevenzione e controllo esteso all’intera filiera idropotabile, permetterebbero di superare l’approccio del controllo “a valle” e di prevenire fenomeni di inquinamento e le situazioni di rischio connesse con la contaminazione delle fonti. Riteniamo necessario che i Piani di Sicurezza dell’Acqua vengano finalizzati e approvati entro il 2025, e sia ratificato il prima possibile il Protocollo acqua e salute OMS UN, per consolidare soluzioni e risposte in un percorso di prevenzione ambientale e sanitaria, equità di accesso e sostenibilità di cui il settore idrico e il nostro paese ha urgente bisogno.
  3. Per ridurre gli sprechi occorre intervenire sulle perdite di rete, partendo dalle buone pratiche e dalle innovazioni già oggi messe in campo in alcune aree del Paese e prevedendo un piano di investimenti destinato all’ammodernamento della rete di distribuzione. Un’azione che consentirebbe anche di minimizzare i volumi prelevati lasciando ai corpi idrici l’acqua necessaria al mantenimento o al ripristino del loro buono stato di qualità.
  4. L’attenzione alla risorsa idrica rappresenta un fattore chiave anche per la sostenibilità in edilizia. Occorre adottare quindi sempre più misure per la riqualificazione delle città e degli edifici anche dal punto di vista idrico, prevedendo su queste misure di incentivazione e defiscalizzazione, sull’esempio degli interventi di efficientamento energetico degli edifici. Sono scelte obbligate, per una concreta politica di tutela della risorsa. Oltre a fermare l’impermeabilizzazione dei suoli, occorre favorire il recupero della permeabilità attraverso la diffusione di Sistemi di drenaggio sostenibile (SUDS) e rendere obbligatorio, per tutte le nuove costruzioni e per gli interventi di ristrutturazione degli edifici, la separazione tra le acque nere, che vanno in fognatura, e acque bianche e grigie da riciclare per usi domestici e civili non potabili e azioni finalizzate al risparmio idrico. Sono interventi a basso costo, da parte delle amministrazioni, che consentono da subito risultati concreti.
  5. Per garantire misure risolutive calibrate sulle problematiche specifiche di ciascun bacino idrografico, è necessario completare la rete dei controlli ambientali, inserendo nei piani di monitoraggio anche le sostanze prioritarie e gli inquinanti emergenti, aggiornando su questo anche la legislazione riguardante i limiti di riferimento, e uniformare su tutto il territorio nazionale il monitoraggio. Ancora oggi infatti risulta non classificato circa il 40% dei corpi idrici, soprattutto nelle regioni del sud Italia, attraverso il rafforzamento del Sistema nazionale di Protezione Ambientale e l’approvazione dei decreti attuativi previsti dalla legge 132 del 2016;
  6. Serve poi, urgentemente, un’azione diffusa di riqualificazione dei corsi d’acqua e rinaturalizzazione delle sponde, impedendo l’impermeabilizzazione dei suoli, interventi che perseguono il duplice obiettivo di migliorare la risorsa idrica e ridurre il rischio idrogeologico, soprattutto ora che gli effetti dei cambiamenti climatici si stanno inasprendo, dando attuazione alla direttiva quadro acque (2000/60, la direttiva alluvioni (2007/60 e la direttiva habitat (direttiva 92/43/CEE). Principi che devono essere alla base dei Piani di gestione delle acque e dei Piani alluvioni redatti dalle Autorità di Distretto;
  7. I ritardi sulla depurazione, chiamano alla necessità di riqualificare o costruire impianti, facendoli diventare luoghi di produzione, ma possono essere anche l’occasione per investire sulla ricerca e lo sviluppo di sistemi innovativi, sulla maggiore diffusione della depurazione alternativa (come la fitodepurazione), sul riutilizzo di acque reflue, anche attraverso una modifica del decreto 185/2003, e materia organica con reinserimento in una catena di valore che guarda ad una nuova economia circolare. Un intervento, quello sulla depurazione reso urgente anche dalle quattro procedure di infrazione aperte dall’Unione Europea a causa della cattiva depurazione del nostro Paese, che coinvolgono 1.122 agglomerati urbani e 32 aree sensibili, di cui due sono già sfociate in condanna e altre potrebbero arrivare presto. Su questo fronte occorre creare una cabina di regia unica come già si è iniziato a fare con il commissario di Governo. Un intervento necessario anche per le reti fognarie, dove occorre completare il sistema di raccolta degli scarichi, attivando fin da subito interventi volti alla separazione delle acque di pioggia (acque bianche, da trattenere per favorirne l’infiltrazione) dalle acque di scarico (acque nere) per migliorare l’efficienza della depurazione.
  8. Occorre migliorare anche il trattamento delle acque industriali (attraverso l’applicazione delle migliori tecnologie disponibili come indicato dalla stessa direttiva IPPC), evitando il mescolamento dei reflui industriali con quelli civili per evitare che le prime vadano a finire in impianti non idonei al trattamento specifico di inquinanti chimici, con conseguente rilascio di questi ultimi nell’ambiente;
  9. Sull’agricoltura è necessario agire con forza, ripensando ad una riconversione del sistema di irrigazione puntando a sistemi di microirrigazione a goccia, che possono garantire almeno il 50% del risparmio di acqua utilizzata, e rivedere completamente il sistema di tariffazione degli usi dell’acqua, con un sistema di premialità e penalità che valorizzi le esperienze virtuose. Occorre poi ragionare sugli scenari futuri di riconversione agricola verso colture meno idroesigenti, o comunque adeguate alle condizioni climatiche e alle disponibilità idriche del territorio, senza tralasciare il controllo sull’utilizzo dei fitofarmaci e pesticidi, la cui presenza è stata riscontrata (dati Ispra) nel 67% delle acque superficiali e nel 34% di quelle sotterranee e la diffusione nelle aree agricole di soluzioni Nature Based per la riduzione dell’inquinamento;
  10. Nel reperimento di risorse da destinare alla tutela della risorsa idrica non si possono non considerare gli emungimenti delle acque minerali a fini idropotabili da parte delle società imbottigliatrici (specialmente in quelle aree dove vi sono difficoltà di approvvigionamento idrico), che devono essere sottoposti ad attente regole di assegnazione e gestione, nonché a canoni adeguati in modo da evitarne abusi e rendite. Quello delle acque in bottiglia rappresenta un importante settore di intervento, dal momento che il nostro Paese è tra i primi consumatori a livello mondiale con 206 litri/abitante all’anno.

 

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