Festambiente 2020, dedicata a biodiversità e Aree Protette la terza giornata del Festival

Previsto l’incontro: “Aree protette 2030: più biodiversità e più benessere per i territori per fermare i cambiamenti climatici e ridurre i rischi naturali”, coordinato dal giornalista Marco Gisotti. 

È dedicata alla biodiversità e alle Aree protette la terza giornata di Festambiente, il festival di ecologia e solidarietà di Legambiente in corso a Rispescia (Gr). E non è un caso che nonostante la festa si presenti quest’anno in versione ridotta, per via delle restrizioni atte a contrastare la pandemia da Covid-19, proprio questo appuntamento sia oggi al centro del dibattito: non solo perché questo si svolge alle porte del magnifico Parco della Maremma, ma perché Legambiente considera da sempre la crescita dei territori protetti come un obiettivo fondamentale per il nostro Paese.

Le aree protette rappresentano, per l’associazione, la risposta organizzativa e istituzionale più adeguata per proteggere paesaggi ed ecosistemi delicati e ricchi di biodiversità di cui l’Italia è custode e sono, al contempo, uno strumento formidabile di sviluppo locale equilibrato e sostenibile in settori importanti per l’economia del Paese, come la bio-economia, il turismo, la gestione dei beni culturali e la manutenzione del territorio. Il modello che si è infatti sviluppato con successo in Italia considera conservazione e sviluppo come facce di una stessa medaglia e non modelli alternativi.

Il dibattito nello Spazio incontri, dal titolo “Aree protette 2030: più biodiversità e più benessere per i territori per fermare i cambiamenti climatici e ridurre i rischi naturali”, è coordinato dal giornalista Marco Gisotti e vede la partecipazione di Antonio Nicoletti responsabile nazionale parchi e aree protette Legambiente, Giampiero Sammuri presidente Federparchi, Maurizio Gubbiotti presidente RomaNatura, Lucia Venturi presidente Parco regionale della Maremma, Vincenzo Manco presidente nazionale UISP, Antonio Brunori segretario generale PeFC, Enrica Franchi Università degli Studi di Siena.

“Sarebbe un grave errore pensare che, con la crisi sociale ed economica che stiamo attraversando e che ci minaccia ulteriormente, la tutela della biodiversità sia un lusso che il Paese non può permettersi – dichiara Antonio Nicoletti, responsabile nazionale parchi e aree protette Legambiente -. È vero proprio il contrario, crisi economica e crisi ambientale sono strettamente connesse ed interdipendenti. Per questo siamo convinti che la politica debba investire con forza proprio sulle Aree protette, per conservare la biodiversità e frenare gli effetti dell’emergenza climatica e per promuovere la bio-economia e il turismo attivo e sostenibile. Le nostre aree protette hanno già legato in maniera feconda la conservazione della natura allo sviluppo sostenibile locale, conquistando consenso diffuso in territori di pregio, coinvolgendo nella scommessa amministratori, agricoltori, pescatori, operatori del turismo, albergatori e quanti altri hanno voluto e saputo in questi anni invertire la rotta di territori altrimenti segnati da marginalità e spopolamento. Serve ridurre drasticamente l’impatto delle emissioni al 2030 attraverso il rafforzamento del 50% degli ecosistemi naturali, l’aumento delle aree protette fino al 30% e la riduzione dell’impatto delle attività antropiche come il turismo che, a livello globale, ha una incidenza dell’8%. Declinare le attività turistiche a misura di natura significa reinterpretare l’attuale modello in chiave sostenibile rispetto alle emissioni di CO2. Ciò che fino a ieri era sostenibile oggi deve darsi obiettivi più ambiziosi. Le Aree protette sono la palestra dove misurare queste nuove performance.

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