Enemy of the planet 2018

Il report di Legambiente sulle attività di Eni: molti annunci e pochi investimenti nelle rinnovabili, in Italia la compagnia ha installato solo 1 MW di solare fotovoltaico.

Eni, la più grande azienda italiana quotata in borsa e controllata dallo Stato Italiano, attiva in ben 71 Paesi di tutto il Mondo, (28 in Europa, 15 in Africa, 21 in Asia e Oceania, 7 in America)  continua la sua corsa all’oro nero.

In particolare in Italia lo fa in Val d’Agri, in Basilicata, nel più grande giacimento petrolifero a terra di tutta Europa, con non pochi problemi ambientali, nei mari che circondano il Belpaese (Adriatico e Ionio), da sola o in partnership con altre aziende, come nel caso della piattaforma Vega con Edison nel canale di Sicilia, di cui è in discussione il progetto di raddoppio tra roventi polemiche.

Pochi gli investimenti della multinazionale riguardanti lo sviluppo delle rinnovabili in tutti i Paesi in cui opera con l’obiettivo di affiancare il consumo di petrolio e gas degli asset produttivi con energia solare e eolica.

Ad oggi, su 71 Paesi sono 15 quelli in cui Eni ha iniziato o concluso la realizzazione di progetti da fonti rinnovabili, realizzando solo il 10% del piano quadriennale. In Italia, invece, sono 14 i progetti previsti entro il 2022 e distribuiti in 12 Regioni, per una capacità complessiva di circa 220 MW di solare. L’unico impianto fotovoltaico entrato in esercizio è ad oggi quello a inseguimento solare di Ferrera Erbognone (Pavia), presso il Green Data Center di ENI 2.968 moduli per 1 MW di potenza complessiva.

Storie e numeri che Legambiente ha raccolto nel report   Enemy of the planet: perché Eni ci riguarda e rischia di diventare sempre più nemico del pianeta

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