Ecoballe di plastica sui fondali del Tirreno

Le ecoballe disperse 5 anni fa dalla motonave Ivy al largo di Piombino continuano ad inquinare i fondali del mar Tirreno. Legambiente chiede l’intervento del Ministro Costa.

La triste  vicenda delle ecoballe perse sui fondali del Tirreno a circa 50 metri di profondità risale al luglio di 5 anni fa quando la motonave Ivy diretta a Varna, sul Mar Nero, perse parte del suo carico. L’incidente rimase nascosto per circa tre anni quando, sulla base di una serie di segnalazioni e dell’attività di monitoraggio dell’Arpa Toscana sulla quantità anomala di marine litter, si riuscì a risalire all’episodio.

Parliamo di oltre 630 quintali di plastiche eterogenee perse dal cargo che stanno inquinando una porzione di mare in pieno Santuario Pelagos, il Parco marino internazionale dei mammiferi marini che corre fra Toscana, Sardegna, Liguria e Costa Azzurra, a ridosso dell’isolotto di Cerboli, Zona A di protezione integrale del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano.

Nell’estate dell’anno scorso la vicenda sembrava orientata a soluzione con la nomina a Commissario da parte del Governo del Contrammiraglio Caligiore, capo del Reparto Ambientale Marino delle Capitanerie di Porto presso il Ministero dell’Ambiente. Il provvedimento di nomina però è stato recentemente impugnato dall’Autorità garante della concorrenza e del mercato che ne ha ravvisato gli estremi per il conflitto d’interesse.

Su questo contenzioso si è arenato il recupero delle ecoballe che nel frattempo continuano ad inquinare i fondali del mar Tirreno come testimoniano i dati di Ispra.

Legambiente chiede l’aiuto e l’intervento del Ministro dell’Ambiente Sergio Costa per risolvere l’attuale situazione di stallo.

Basta palleggio di responsabilità” – dichiara Stefano Ciafani, presidente nazionale dell’associazione. Che prosegue: “Legambiente ha collaborato fattivamente in questi anni al raggiungimento di importanti risultati per favorire la pratica del plastic free, soprattutto in territori e litorali importanti e delicati come quelli in questione. Ha organizzato campagne di recupero rifiuti sulle spiagge, sensibilizzato e coinvolto le categorie produttive, il mondo della pesca e della balneazione, la cittadinanza, le associazioni e le amministrazioni locali in un percorso virtuoso per sostituire la plastica usa e getta e favorire il recupero di quella dispersa nell’ambiente. Sarebbe imperdonabile che di fronte a una tale emergenza e a una sensibilità così diffusa nei confronti di questa tematica, la risposta dell’Amministrazione Centrale si risolvesse in un palleggio di responsabilità fra diversi soggetti che non ha sortito alcun risultato apprezzabile addirittura in un intero lustro”.

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