COP 25

L’Europa può schierarsi in prima linea per vincere la crisi climatica. Subito risposte concrete alla grande mobilitazione dei cittadini e al crescente allarme del mondo scientifico. 

Conferenza mondiale sul clima di Madrid: il punto della situazione dal nostro inviato Mauro Albrizio.

Quest’anno, in Europa e nel resto del resto del mondo, milioni di cittadini sono scesi in piazza per chiedere ai governi risposte forti e immediate all’emergenza climatica ed all’ingiustizia sociale che vivono quotidianamente. Due facce della stessa crisi che rischia di compromettere il futuro soprattutto dei più giovani. Mobilitazioni e proteste che nelle scorse settimane hanno paralizzato il Cile e spinto il suo governo a chiedere lo spostamento della Conferenza sul Clima (COP25) prevista a Santiago dal 2 al 13 dicembre.

Grazie alla disponibilità del governo spagnolo, la COP25 si tiene negli stessi giorni a Madrid. È un importante banco di prova per una prima concreta e credibile risposta dei governi alla grande mobilitazione dei cittadini ed all’allarme crescente del mondo scientifico.

Accelerare l’azione climatica per centrare l’obiettivo di 1.5°C

La Conferenza di Madrid deve vedere l’Europa alla testa delle maggiori economie del pianeta per rivedere ed aumentare entro il 2020, secondo quanto previsto dall’Accordo di Parigi, gli attuali impegni di riduzione delle emissioni al 2030, in coerenza con la soglia critica di 1.5°C.

L’Emissions Gap Report, pubblicato da UN-Environment pochi giorni prima dell’inizio della COP25 evidenzia, infatti, l’urgenza di accelerare con forza la riduzione delle emissioni nei prossimi dieci anni per poter contenere il surriscaldamento del pianeta entro la soglia critica di 1.5°C.

Per centrare questo obiettivo i governi, secondo il rapporto, devono aumentare di almeno cinque volte gli attuali impegni al 2030 di riduzione delle emissioni climalteranti, sottoscritti a Parigi nel Dicembre 2015. Questo significa che dal 2020 al 2030 è necessario ridurre le emissioni del 7.6% l’anno. Si tratta di un drastico cambio di passo se paragonato al trend attuale. In Europa, ad esempio, negli ultimi cinque anni le emissioni sono diminuite appena dello 0.25% annuo (secondo l’Agenzia Europea dell’Ambiente (AEA), nell’Unione Europea le emissioni sono diminuite da 4.436 GtCO2-e nel 2014 a 4.397 Gt nel 2018, pari ad una riduzione annuale dello 0.25%.).

Un impegno ambizioso e possibile, come dimostra il rapporto, soprattutto nei paesi del G20, responsabili di circa l’80% delle attuali emissioni globali. A partire dall’Europa. Un primo importante segnale politico deve venire il 12-13 dicembre, quando nei giorni conclusivi della COP25, si tiene a Bruxelles Il Consiglio Europeo che ha in agenda l’adozione della Strategia climatica europea di lungo termine.

Una grande opportunità per dimostrare la riconquistata leadership europea nell’azione climatica. Questa deve essere anche l’occasione per impegnarsi formalmente ad aumentare entro giugno 2020 l’attuale obiettivo europeo al 2030, in coerenza con la Strategia e la soglia critica di 1.5°C. La Strategia proposta dalla Commissione ha l’obiettivo di raggiungere zero emissioni nette entro il 2050. Un passo importante nella giusta direzione, ma ancora insufficiente. L’Europa può e deve puntare a zero emissioni nette entro il 2040, se per davvero vuole contribuire a non superare la soglia critica di 1.5°C e raggiungere a livello globale zero emissioni nette entro il 2050, secondo quanto richiesto dall’IPCC.

L’Europa, pertanto, nei prossimi mesi deve avviare la revisione dell’attuale target del 40% al 2030, tenendo conto che quando è stato fissato si prevedeva un obiettivo del 27% per le rinnovabili e del 30% per l’efficienza energetica. Con il loro successivo incremento, al 32% per le rinnovabili ed al 32.5% per l’efficienza energetica, la Commissione stima ora che sarà possibile raggiungere una riduzione del 45% delle emissioni di gas-serra ed almeno il 50% se si includono anche gli assorbimenti.

Ma non è ancora sufficiente e si deve andare ben oltre il 55% già proposto da diversi governi europei, dall’Europarlamento e dalla Presidente della nuova Commissione Ursula van der Leyen. L’Europa può e deve ridurre le sue emissioni di almeno il 65%2 entro il 2030, rispetto ai livelli del 1990, per raggiungere zero emissioni nette in modo economicamente efficiente entro il 2040.

Completare le linee-guida attuative dell’Accordo di Parigi

Lo scorso anno la COP24 di Katowice ha adottato le linee-guida, il cosiddetto Rulebook, per consentire la piena attuazione dell’Accordo di Parigi. Tuttavia, sono rimaste aperte ancora due questioni: come regolare il mercato globale del carbonio e quanto deve durare il periodo di attuazione degli impegni nazionali (NDCs).

La questione più spinosa, senza dubbio, è il ricorso ai meccanismi di mercato previsti dall’Accordo di Parigi (Art.6). Vanno assicurati il phasing-out dei meccanismi flessibili del Protocollo di Kyoto e l’introduzione di criteri stringenti per evitare qualsiasi forma di “doppio conteggio” delle riduzioni di emissioni, in modo da garantire sia la necessaria ambizione che l’integrità ambientale e sociale di tutti i meccanismi di mercato, nel pieno rispetto dei diritti umani.

Per quanto riguarda, invece, il periodo di attuazione degli impegni nazionali, a Katowice si è deciso di avere una durata comune per tutti i Paesi a partire dal 2031, senza però trovare un accordo sul numero di anni. Le opzioni sul tavolo sono cinque o dieci anni. Va sostenuto con forza un ciclo di attuazione degli NDCs di cinque anni, in coerenza con la revisione quinquennale dell’ambizione degli impegni prevista dall’Accordo di Parigi, per consentire così un loro continuo aumento in linea con la soglia critica di 1.5°C.

Sostenere i paesi più poveri nella lotta contro l’emergenza climatica

A Madrid è prevista anche la revisione del sistema di aiuti (Warsaw International Mechanism for Loss and Damage – WIM) per le comunità dei paesi poveri colpite da disastri climatici. Serve un impegno chiaro a mettere a disposizione di queste comunità almeno 50 miliardi di dollari l’anno entro il 2022, in modo da consentire una rapida ricostruzione e ripresa economica dei territori colpiti, evitando così anche il preoccupante aumento dei profughi climatici.

Devono essere risorse aggiuntive ai 100 miliardi di dollari l’anno per il sostegno alle azioni di mitigazione ed adattamento ai cambiamenti climatici, già previsti per il 2020 e da estendere al 2025, in vista della revisione complessiva del sistema di aiuti. Revisione che deve portare ad un’equa ripartizione degli aiuti tra mitigazione ed adattamento, privilegiando le sovvenzioni rispetto al diffuso ricorso ai prestiti.

Da Madrid a Glasgow l’Europa in prima linea per vincere la crisi climatica

Il 2020 deve essere l’anno della svolta storica nelle politiche climatiche globali, come evidenzia l’Emissions Gap Report. È cruciale che a Madrid, grazie alla riconquistata leadership europea, i governi raggiungano un accordo per rivedere nei prossimi mesi gli attuali impegni al 2030. Solo così nella COP26, che si terrà a Glasgow nel novembre 2020, sarà possibile aggiornare gli impegni sottoscritti a Parigi in coerenza con la soglia critica di 1.5°C ed avviare da subito una drastica riduzione delle emissioni climalteranti.

In questa direzione va la Dichiarazione di Emergenza Climatica approvata a larga maggioranza dal Parlamento Europeo lo scorso 28 novembre. La palla passa ora al Consiglio Europeo del 12-13 dicembre chiamato ad adottare un’ambiziosa Strategia climatica di lungo termine, che può e deve segnare un momento di svolta importante per la leadership climatica europea. Non solo per contribuire al successo della COP25 di Madrid, ma soprattutto per creare le necessarie condizioni politiche per accelerare la decarbonizzazione della nostra economia e dare gambe ad un vero Green New Deal Europeo.

Alla vigilia del Consiglio Europeo, infatti, la nuova Commissione presieduta da Ursula von der Leyen presenterà una Comunicazione sul Green Deal Europeo. Primo passo per l’adozione, entro i primi 100 giorni del suo mandato, di un pacchetto di proposte per tradurre in realtà il Green New Deal Europeo. La Commissione prevede di mettere in campo un Piano per la decarbonizzazione dell’economia europea, supportato da un nuovo Fondo per la Giusta Transizione ed una Carbon Tax alle frontiere per prevenire la rilocalizzazione delle emissioni e la possibile concorrenza sleale di imprese extracomunitarie, insieme ad investimenti per almeno 1.000 miliardi di euro grazie alla creazione di una Banca Europea per il Clima.

Solo in questo modo sarà possibile affrontare con determinazione l’emergenza climatica, accrescere la competitività della nostra economia, creare nuovi posti di lavoro e migliorare la qualità della vita dei cittadini europei. Il Green New Deal come una missione condivisa, attraverso un nuovo contratto sociale con i cittadini europei, per mettere in campo un’Europa leader nella transizione verso un’economia globale libera da fonti fossili, circolare e a zero emissioni.

 

Tutti possiamo fare qualcosa per il clima: www.changeclimatechange.it

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