Sporco petrolio


La lunga scia della corruzione, dell'inquinamento e del malaffare. Legambiente presenta i numeri e le storie dell'altra faccia dell'oro nero

Il settore delle estrazioni di petrolio e gas è in assoluto tra i più a rischio corruzione, con un tasso del 25% di corruzione percepita (dato Trasparency). L’alta propensione alla corruzione nel settore delle estrazioni di gas e idrocarburi è dovuta principalmente alla sproporzione tra la forza contrattuale ed economica messa in campo dagli operatori economici titolari e/o gestori degli impianti e la debolezza politica ed economica dei territori dove questi impianti insistono concretamente. Meccanismo perverso che alimenta disuguaglianze e ingiustizie sociali con enormi danni a carico dell’ambiente.

In Italia, prendendo in esame i principali scandali degli ultimi due anni e mezzo, sono state almeno 97 le persone indagate (e in alcuni casi già condannate) per reati ambientali e sanitari e 92 quelle sotto indagine per reati legati a corruzione, truffa e frode fiscale, per un totale di 189 persone, tra cui molti alti dirigenti e funzionari. 

Sporco petrolio, il dossier di Legambiente,  racconta l’altra faccia dell’oro nero. Alcune storie emblematiche tra illegalità, corruzione e inquinamento ambientale. Dal più recente caso del Centro Oli di Viggiano e dei casi collegati di Tempa Rossa (Pz) e Augusta (Sr), alla vicenda relativa alla piattaforma Vega A al largo delle coste di Pozzallo (Rg), fino alla storia della Raffineria di Gela; dall’inchiesta sulla raffineria di Cremona a quella di Livorno, senza tralasciare indagini e sentenze su siti meno noti ma ugualmente coinvolti dall’illegalità che spesso caratterizza la filiera del petrolio.

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Pubblicato il08 aprile 2016