Migranti, migranti ambientali e nuova cittadinanza. Alla ricerca di un filo


La migrazione ambientale e la sfida climatica all’indomani di COP22

Nonostante i numerosi studi non esistono stime certe relative al numero dei profughi per cause climatiche; non esistono definizioni riconosciute del migrante ambientale e, di conseguenza, non esistono piani di intervento adeguati al fenomeno; non esistono nemmeno previsioni certe sul numero dei migranti ambientali entro il 2050. Di certo, sappiamo che il fenomeno dei profughi climatico-ambientali è di rilevanza primaria e di intensità superiore ai profughi da guerra. Secondo l’Organizzazione mondiale delle migrazioni (IOM) nel 2014 la probabilità di essere sfollati a causa di un disastro è salita del 60% rispetto a 40 anni fa.
Sul tema dei migranti pesano pregiudizi e luoghi comuni: si teme l’invasione, la diffusione del terrorismo, della malavita e delle malattie; si teme che l’emergenza si traduca in minaccia per la nostra economia. In realtà, tutti gli studi confermano che non si tratta di un’emergenza ma di un cambiamento geopolitico e demografico strutturale che condizionerà i prossimi decenni; non c’è nessuna invasione in atto nel vecchio continente e le attuali migrazioni sono più una risorsa che un problema, perché contribuiscono a risolvere alcuni problemi della vecchia Europa. 

Migranti, migranti ambientali e nuova cittadinanza
scarica il dossier 

 

Il dossier è stato presentato da Legambiente nell'ambito di "The path: la sfida delle migrazioni": due giorni di lavori per comprendere e rispondere a un fenomeno globale in continua crescita che sta cambiando gli assetti culturali, economici e sociali nel mondo. 1 e 2 dicembre, Pontificia Università Lateranense

 

APPROFONDIMENTI

In fuga dal clima, tutte le responsabilità - la nuova ecologia.it
Il diario di Legambiente dalla Conferenza Mondiale sul Clima -COP22  

Temi:
Pubblicato il30 novembre 2016