Stadi: l’articolo 62 della manovrina va modificato, Parlamento e Governo diano seguito al parere della Commissione Ambiente


No alla costruzione di nuove case con gli impianti sportivi  

Parlamento e Governo diano seguito a quanto espresso dalla Commissione Ambiente della Camera sull’articolo 62 della manovra correttiva attualmente in fase di conversione alla Camera. Quell’articolo sulla costruzione di impianti sportivi va modificato.

Legambiente torna sulla richiesta alla luce del parere espresso sulla legge di conversione del decreto legge 50/2017 dalla Commissione Ambiente della Camera, che al punto 11 muove critiche all’articolo 62 in linea con quanto espresso dall’associazione.

“Condividiamo l’obiettivo di rendere più moderni e funzionali gli stadi in Italia, ma l’articolo 62 della cosiddetta manovrina, per altro del tutto estraneo all’assestamento di bilancio oggetto del decreto, sembra un intervento normativo pensato più per dare il via libera alla costruzione di veri e propri quartieri e all’occupazione di nuovi suoli, che per la riqualificazione o la realizzazione di nuovi impianti sportivi” dice il vice presidente di Legambiente Edoardo Zanchini.

L’apertura alla costruzione di edifici residenziali nell’ambito della costruzione degli impianti sportivi e il fatto che le semplificazioni delle procedure di costruzione di nuovi stadi o di demolizione e ricostruzione di impianti esistenti non siano legate a un chiaro progetto sportivo e ad associazioni sportive: sono i due punti dell’articolo che Legambiente chiede di cambiare.

L’articolo 62, infatti, modifica la legislazione speciale in materia di Stadi approvata nel 2013, frutto della volontà di non aprire a speculazioni immobiliari, perché già in diverse città, tra cui Roma, erano stati presentati progetti colossali perfino in aree tutelate. Ora, invece, la proposta del governo apre le porte a operazioni ancora peggiori di quella prevista con lo stadio della Roma, dove sono addirittura 500mila i metri cubi di centri commerciali e uffici previsti vicino all’impianto sportivo. Inoltre, le operazioni di costruzione o ricostruzione non sono vincolate a un progetto sportivo.

Un errore pericoloso perché, prosegue Zanchini, “nel momento in cui queste operazioni possono essere di qualsiasi dimensione e scala, lasciate in mano a qualsiasi tipo di soggetti solo indirettamente legati a società sportive, è evidente che si sta facendo gli interessi di soggetti interessati a stravolgere regole di tutela e di pianificazione delle città italiane”. 

                                                                                                                                               

 

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Pubblicato il19 maggio 2017