Caro Gentiloni responsabilità e decisioni anche per le emergenze ambientali. Ecco le cinque priorità ambientali da affrontare nei prossimi mesi.


 

Ricostruzione post terremoto, una nuova strategia energetica nazionale in fede agli impegni della Cop21, edilizia rigenerativa e stop al consumo di suolo, emergenza smog e contrasto ai cambiamenti climatici.  Sono questi i cinque temi che Legambiente indica al neo presidente del Consiglio Paolo Gentiloni come priorità ambientali e sfide da affrontare nei prossimi mesi. Perché anche se quello di Gentiloni sarà un Governo a tempo, che avrà il compito di far approvare una nuova legge elettorale, sarà anche un Esecutivo con il potere di decidere, legittimato a decidere anche sulle emergenze ambientali, che come tutti gli altri temi in agenda, meritano di essere trattati con continuità. 

 

“Si tratta di cinque priorità indispensabili per dare al Paese un futuro moderno e innovativo, ma anche per un’Italia più solidale, perché la crisi ecologica e quella sociale sono due facce della stessa medaglia e l'una non si risolve senza l'altra e viceversa – dichiara Rossella Muroni, presidente di Legambiente - Il nuovo Esecutivo guidato da Gentiloni, uomo onesto e dalla cultura ambientalista, non perda dunque questa importante sfida. Le parole pronunciate dal Premier sul ruolo cruciale della green economy e l’importanza di contrastare i cambiamenti climatici ci fanno ben sperare. È un buon inizio ma ora si proceda spediti partendo dai territori più colpiti come quelli terremoto dove è indispensabile e urgente avviare una ricostruzione sostenibile e antisismica, legale e trasparente, ma è anche importante aumentare, ad esempio, il ricorso alle rinnovabili nel mix elettrico, favorendo generazione diffusa e autoproduzione, smettendo di penalizzare le rinnovabili sul fronte degli oneri di rete. Occorre completare l'ottimo lavoro su bonus fiscale in edilizia, spingere per una rivoluzione legata alla mobilità sostenibile e approvare il piano nazionale di adattamento al clima”.

 

Terremoto -  Legambiente chiede all'Esecutivo il dovere di dimostrare che questo Paese è in grado di gestire un’emergenza senza precedenti in maniera moderna e trasparente. Primo scoglio è chiudere rapidamente la fase emergenziale e su questo è fondamentale che Mibact e Protezione Civile garantiscano tempi rapidi per la messa in sicurezza dei beni culturali, su cui si sta procedendo con lentezza, e del patrimonio abitativo così da poter finalmente passare alla fase successiva, quella della ricostruzione. Gestire lo smaltimento delle macerie attraverso il recupero differenziato e il riutilizzo per usi compatibili in loco, garantire la sicurezza degli edifici da ricostruire attraverso la qualità dei materiali e le migliori tecniche di costruzione, pianificare i controlli del patrimonio edilizio in chiave energetica e statica: sono questi gli obiettivi - urgenti ma sostanziali - da perseguire per una ricostruzione appropriata dei centri colpiti dal terremoto.

 

Una nuova strategia energetica nazionale per far fronte agli impegni della Cop21 - l’Europa sa che l’Italia non sta facendo nulla per far fronte agli impegni sottoscritti a Parigi con la Cop21. L’Agenzia Europea dell’Ambiente, sulla base delle azioni già adottate e di quelle pianificate, stima che il nostro paese non riuscirà a raggiungere l’obiettivo pre Cop21 di riduzione delle emissioni di CO2 del 38% al 2030 ma, nella migliore delle ipotesi, si fermerà al 23% mancando drammaticamente l’obiettivo post Cop21 del 60%. L’obiettivo al 2020 è stato raggiunto, infatti, principalmente a causa della significativa diminuzione della produzione industriale nel periodo 2009-2014. Aspettiamo con impazienza la Nuova Strategia Energetica già annunciata dal confermato Ministro Calenda al quale ricordiamo che l’unica strada per l’Italia è aumentare il ricorso alle rinnovabili nel mix elettrico, favorendo generazione diffusa e autoproduzione, smettendo di penalizzare le rinnovabili sul fronte degli oneri di rete.

 

Sostegno all'edilizia rigenerativa e stop al consumo di suolo - All'Esecutivo Legambiente chiede di completare l'ottimo lavoro su bonus fiscale in edilizia, rendendolo stabile e prendendolo come modello efficace per incentivare capacità anche nella produzione industriale. In particolare le scuole italiane possono e devono diventare un grande cantiere di innovazione diffusa, uscendo così da una situazione di arretratezza e insicurezza, di sprechi in bolletta, per restituire alle città e agli studenti spazi sicuri e adatti a una moderna didattica. Di contro occorre approvare al più presto una legge nazionale che blocchi il consumo di suolo e allo stesso tempo è fondamentale che la Commissione Ue approvi una quadro legislativo che tuteli i suoli europea. Per questo Legambiente insieme ad altre 120 organizzazioni europee sta promuovendo People 4 Soil, una Iniziativa dei Cittadini Europei orientata a introdurre una specifica legge a tutela dei suoli in Europea, raccogliendo un milione di firme nel 2016.

 

Emergenza smog - Spingere il funzionamento del nuovo conto termico informando i cittadini sulla convenienza delle nuove rinnovabili forme di riscaldamento e raffrescamento; spingere per una rivoluzione nei trasporti, accompagnando le misure di rafforzamento del trasporto pubblico e di nuove forme di mobilità (dalle biciclette al car sharing dal trasporto pendolare su ferro alla promozione della mobilità elettrica).

 

Mutamenti climatici - In Italia sono diverse le ragioni per cui l’adattamento al clima deve diventare una priorità nazionale: l’81,2% dei comuni è in aree a rischio di dissesto idrogeologico, con quasi 6 milioni di persone che vivono in zone a forte rischio idrogeologico. Per Legambiente è fondamentale che si giunga rapidamente all’approvazione del piano nazionale di adattamento al clima, uno strumento che consenta di individuare le aree a maggiore rischio, di rafforzare la sicurezza dei cittadini anche in collaborazione con la Protezione civile, in modo da elaborare progetti di adattamento di fiumi, delle infrastrutture, dei quartieri. Legata ai cambiamenti climatici, c’è poi la questione dei migranti ambientali coloro che sfuggono dalle conseguenze dei mutamenti climatici come desertificazioni, alluvioni, salinizzazione delle terre, siccità. Un tema al centro del Consiglio Europeo di domani. Per l’associazione ambientalista è indispensabile che l’Europa si faccia promotrice presso l’ONU di una revisione della Convenzione di Ginevra perché vengano riconosciuti diritti ai profughi economici ed ambientali.

 

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Pubblicato il14 dicembre 2016