Verso Cop-26 e G20: Legambiente lancia le sue proposte per accelerare la transizione ecologica

Conto alla rovescia per il G20 di Roma e la COP26 di Glasgow.

Legambiente: “Urgente accelerare il processo della transizione ecologica nel Paese anche per aggredire con più decisione la crisi climatica. Oltre a interventi e politiche mirate, servono azioni concrete da parte dei territori”

L’associazione lancia le sue proposte territoriali in nome della sostenibilità ambientale: servono in primis più comunità energetiche, parchi eolici, economia circolare, mobilità elettrica, cicli produttivi che non consumano più fonti fossili.

Domani a Roma, ore 15.30 davanti al Teatro Italia, flash mob per richiamare l’attenzione  dei leader politici in vista dei due summit internazionali

“Stiamo entrando nel vivo della transizione ecologica del nostro Paese ed è arrivato il momento di accelerare nella giusta direzione anche per aggredire con più decisione la crisi climatica. Servono interventi immediati da parte dal Governo, ma anche azioni concrete da parte dei territori”. È questo il messaggio e la sfida che lancia oggi Legambiente all’Esecutivo, a quasi una settimana dal G20 di Roma previsto per il prossimo week-end e dalla COP26 di Glasgow (in programma dal 31 ottobre al 12 novembre) in Scozia. E lo fa proponendo la sua road map territoriale che prevede interventi che uniscono innovazione e sostenibilità ambientale, perché il Paese ha bisogno in primis di più comunità energetiche, parchi eolici, cicli produttivi che non consumano più fonti fossili, più mezzi pubblici, mobilità sostenibile, elettrica e intermodale, solo per citarne alcuni. Legambiente con i suoi circoli locali e regionali si farà promotrice da qui ai prossimi mesi di numerose idee progettuali dal basso, pretendendo l’apertura di processi partecipativi per ridurre i conflitti territoriali.

A spiegare come è il presidente nazionale di Legambiente Stefano Ciafani che dice: “I ministeri stanno pubblicando i primi bandi per spendere i primi 25 miliardi di euro del PNRR ma servono i progetti dal territorio che ancora languono. Dovremo realizzare parchi eolici a terra e a mare, comunità energetiche e solidali con impianti integrati anche sui tetti dei centri storici, agrivoltaico che non consuma suolo agricolo, digestori anaerobici per produrre compost e biometano, linee ferroviarie veloci e nuovi treni pendolari, mezzi pubblici urbani elettrici e colonnine di ricarica nei comuni, cicli produttivi che non consumano più fonti fossili, a partire dalla chimica e dalla siderurgia. La nostra rete territoriale si attiverà per lanciare proposte e per riuscire a trasformare queste idee in progetti concreti”.

“In questa partita – continua Ciafani – servono anche segnali concreti e immediati da parte del governo già a partire dalla prossima legge di bilancio, per cominciare a ridurre i sussidi alle fonti fossili in modo radicale e coraggioso, e per approvare quelle semplificazioni ancora mancanti, contestualmente al rafforzamento dei controlli pubblici per prevenire infiltrazioni criminali ed ecoreati nei cantieri. Queste sono le cose urgenti che il governo italiano deve fare se vuole davvero dimostrare che l’accusa del “Bla bla bla” di Greta Thumberg alla pre-Cop di Milano era infondata. Purtroppo, ad oggi, l’attuale bozza di finanziaria non dimostra quel coraggio che dovrebbe avere sui temi ambientali come dimostra lo slittamento della plastic tax e l’assenza dell’eliminazione graduale dei SAD.”.

Il tema “la transizione ecologica passa dai territori” sarà anche al centro dell’iniziativa organizzata da Legambiente per domani, sabato 23 ottobre, a Roma in occasione della XXI Assemblea dei circoli che riunisce nella Capitale centinaia di socie e i soci dell’associazione provenienti da tutta Italia. Nel pomeriggio, alle ore 15.30, ci sarà un grande flashmob per richiamare l’attenzione dei leader sulla crisi climatica in atto e sull’urgenza di politiche concrete per contrastarla. Una manifestazione simbolica pensata per ribadire la necessità di realizzare e rafforzare gli impegni finora non mantenuti dai capi di Stato e di Governo, sia sul fronte della riduzione delle emissioni di gas serra sia su quello della giustizia climatica che chiama in causa le maggiori economie del Pianeta.

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