Ecoforum 2021, un piano nazionale per l’economia circolare in 5 punti

Mille nuovi impianti di riuso e riciclo, più controlli ambientali e dibattito pubblico nei territori, più semplificazioni e decreti End of waste, lo sviluppo del mercato dei prodotti riciclati.

Questi i 5 punti cardine di una nuova strategia nazionale per far decollare in Italia la rivoluzione del pacchetto europeo sull’economia circolare.

Domani alla II giornata dell’EcoForum presente il ministro della Transizione Ecologica Roberto Cingolani, a seguire la premiazione di Comuni Ricicloni 2021.

Diretta streaming su https://eco-forum.it e su https://lanuovaecologia.it 

Un piano nazionale per l’economia circolare che abbia al centro cinque punti cardine: la realizzazione di mille nuovi impianti industriali per il riciclo dei rifiuti di origine domestica e produttiva, a partire dal centro sud Italia, più semplificazioni nei processi autorizzativi e la costituzione di una task force al Ministero della Transizione ecologica per velocizzare l’approvazione dei 19 decreti End of waste in via di adozione o predisposizione; un efficace rafforzamento dei controlli ambientali con uno stanziamento di 240 milioni di euro per assumere 2mila tecnici e per acquistare strumenti e laboratori per il Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente (SNPA), con l’approvazione dei 2 decreti sugli ispettori e sui Lepta per attuare la legge 132/2016 che ha istituito l’SNPA; l’obbligatorietà del dibattito pubblico da promuovere sui territori per facilitare la realizzare degli impianti, lo sviluppo di un vero mercato dei prodotti riciclati.

È questa la ricetta da mettere in campo in Italia se davvero si vuol far decollare la rivoluzione prefigurata dal pacchetto di direttive europee sull’economia circolare varato nel 2018 e recepito lo scorso anno, facendo in modo che il 2021 sia davvero l’anno della svolta per un settore cruciale per il Paese che necessita al più presto di una strategia nazionale. Da qui nascono le proposte per il Piano nazionale per l’economia circolare presentate da LegambienteLa Nuova Ecologia e Kyoto Club in occasione dell’VIII edizione dell’EcoForum, organizzato oggi e domani (6 e 7 luglio) a Roma, e realizzato in collaborazione con CONAI CONOU e con il patrocinio del Ministero della Transizione Ecologica e della Regione Lazio. Una due giorni, in diretta streaming su eco-forum.it e su lanuovaecologia.it, per confrontarsi con esperti del settore, rappresentanti istituzionali, realtà aziendali e associazioni sul presente e sul futuro dell’economia in circolare, che in Italia ha trovato un terreno fertile come dimostrano le tante esperienze virtuose di green economy che arrivano dai territori, da diversi comuni ricicloni, consorzi pubblici e aziende.

Ora più che mai, dopo il via libera di Bruxelles al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, servono riforme urgenti. Ad oggi nella nostra Penisola, sottolinea Legambiente, non vi però è un’adeguata rete impiantistica e si registra una forte disparità tra il nord, dove è concentrata la maggioranza degli impianti, e il centro sud dove sono carenti. Ciò fa sì che in molti contesti territoriali si assista ad un trasferimento dei rifiuti raccolti in altre regioni o all’estero. Esempio lampante è la situazione della città di Roma dove l’emergenza rifiuti resta un’annosa questione ancora aperta come testimoniano le immagini delle ultime settimane con le strade della Capitale sommerse dalla spazzatura tra le proteste dei cittadini e il pericolo di crisi igienico-sanitaria.

“L’Italia non perda più tempo – dichiara Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente – e con l’arrivo dei primi fondi europei acceleri in questa direzione attraverso una strategia e un road map nazionale sull’economia circolare. Per raggiungere i target europei e per archiviare la stagione delle discariche e degli inceneritori, occorre realizzare mille nuovi impianti di riciclo, promuovere semplificazioni degli iter autorizzativi, attivare percorsi partecipativi per coinvolgere i territori nella realizzazione degli impianti, approvare nuovi decreti end of waste, completare la riforma del Sistema nazionale della protezione ambientale e accelerare la creazione di un mercato dei prodotti riciclati, obiettivo ancora oggi disatteso. Sono questi i giusti passi per completare al più presto la rivoluzione circolare della Penisola in grado di creare investimenti, occupazione ed economia sul territorio, oltre a evidenti benefici all’ambiente”.

“L’economia circolare – dichiara Francesco Ferrante, vicepresidente di Kyoto Club – è la chiave per risparmiare risorse naturali e per rispondere alla crisi puntando sull’innovazione. Non possiamo quindi che dirci delusi del poco spazio che l’uso efficiente delle risorse ha trovato nel PNRR. Infatti non si tratterebbe solo di gestire in maniera più intelligente e integrata il ciclo dei rifiuti, facendo gli impianti che servono e scegliendo quelli più innovativi e non soluzioni del secolo scorso, quali i termovalorizzatori che non a caso la Commissione Europea ha escluso da ogni possibile finanziamento, ma piuttosto di semplificare il recupero con i decreti End of waste e promuovere ad esempio la chimica verde che si basa su materia prima vegetale e rinnovabile e non più sui fossili”. 

I 5 punti cardine del Piano nazionale per l’economia circolare

  1. Velocizzare l’approvazione dei decreti End of waste

Al Mite serve una task force per rendere più veloci gli iter di approvazione dei decreti End of waste (Eow). Dal 2013 al 2021 sono stati pubblicati in Gazzetta Ufficiale solo 5 decreti Eow (Css nel 2013, conglomerato bituminoso nel 2018, prodotti assorbenti per la persona nel 2019, pneumatici fuori uso nel 2020, carta e cartone nel 2021). Il 10 marzo 2021 il Mite ha dichiarato in Parlamento che erano in corso di predisposizione 12 schemi di decreto Eow. Stavano per essere inviati al Consiglio di Stato gli schemi di 4 decreti (rifiuti di vetro sanitario; rifiuti da spazzamento stradale; rifiuti da pile e accumulatori; rifiuti da costruzione e demolizione), per 2 decreti erano stati chiesti i pareri di ISPRA e ISS (rifiuti di gesso da demolizione di cartongesso e gesso; rifiuti di pulper di cartiere). Era stata avviata la prima consultazione con gli stakeholders su 3 schemi di decreto (rifiuti di membrane bituminose; rifiuti da plastiche miste; rifiuti tessili) ed era in preparazione la scheda tecnica per 3 filiere (plastiche miste per la produzione di agente riducente per altoforno; terre provenienti da attività di bonifica; fanghi da forsu per la produzione di olii). L’iter non era ancora stato avviato per 7 decreti Eow: oli alimentari esausti; rifiuti in vetroresina; digestato e fanghi di origine agroalimentare; fanghi contenenti bentonite provenienti dalle perforazioni; plastiche miste da recupero chimico; ceneri da altoforno e residui da acciaieria; materassi.

  1. Rafforzare il sistema dei controlli ambientali

Nei prossimi anni, grazie alle ingenti risorse del PNRR, il nostro Paese assisterà alla presentazione di numerosi progetti, alla loro valutazione, approvazione e autorizzazione, all’apertura dei cantieri. Alle necessarie semplificazioni, oggetto di un recente decreto al vaglio del Parlamento, sarà fondamentale affiancare le altrettanto fondamentali attività di rafforzamento di personale, competenze e strumenti di Ispra che supporta le attività del Ministero della Transizione ecologica, e delle Arpa, partendo dalla rimozione della clausola di invarianza dei costi per lo Stato inserita nella legge 132 del 2016 su SNPA. Su questo fronte non sta succedendo nulla. Senza considerare questo surplus di lavoro non indifferente imposto dalle attività del PNRR, se ci limitassimo a ragionare solo della necessaria omogeneizzazione del sistema dei controlli in tutte le regioni italiane, sarebbe necessario un investimento aggiuntivo di circa 240 milioni di euro all’anno per assumere 2mila tecnici in più (rispetto all’attuale organico fatto di 10mila persone) e acquistare strumenti e attrezzature per i laboratori di analisi. Non solo non sono state previste queste risorse aggiuntive, ma nel recente decreto legge su Mite e sport è stato anche previsto lo spostamento di 30 unità da Ispra ed Enea al Ministero per rafforzare le strutture ministeriali.

Un altro nodo irrisolto è l’annosa questione della mancata approvazione dei decreti attuativi della legge 132/2016 che ha istituito il Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente, che ha messo in rete Ispra e le Arpa. I 2 decreti più urgenti sono il Decreto del Presidente della Repubblica sugli ispettori (doveva essere emanato entro 30 giorni dall’approvazione della legge, su proposta del Ministero dell’Ambiente/Transizione ecologica) e il Decreto del Presidente del Consiglio dei ministri sui Lepta, i Livelli essenziali delle prestazioni tecniche ambientali (da adottare entro un anno dall’approvazione della legge, su proposta del Minambiente/Mite).

Grava infine sul sistema dei controlli ambientali nel Paese anche l’assenza di segnali da parte del governo Draghi sul rinnovo del vertice di Ispra di prossima scadenza, che rischia di far scivolare l’Istituto verso un incomprensibile commissariamento che lo indebolirebbe colpevolmente in un delicato momento di grande trasformazione del paese.

  1. Completare la rete impiantistica in tutta Italia

Va realizzata una rete impiantistica per la gestione dei rifiuti urbani tale da rendere autosufficiente ogni provincia italiana. Gli investimenti del PNRR devono contribuire a perseguire tale obiettivo, partendo dal centro sud, in via prioritaria per la digestione anaerobica e il compostaggio per produrre biometano e  compost  di qualità da frazione organica dei rifiuti urbani; per la selezione dei rifiuti da imballaggio da raccolta differenziata; per il riciclo dei prodotti assorbenti per  la  persona, delle  terre  da  spazzamento, delle apparecchiature elettriche ed elettroniche a fine vita; per il riuso dei prodotti dismessi in Centri di preparazione per il riutilizzo. Anche per i rifiuti di origine produttiva è fondamentale costruire nuova impiantistica per il riciclo: si pensi ad esempio alla filiera della bioeconomia che dalle biomasse di scarto produce intermedi e prodotti della chimica verde in impianti che possono essere realizzati riconvertendo siti industriali in dismissione o già dismessi su tutto il territorio nazionale, a partire da quelli del centro sud. Occorre completare la rete degli impianti per produrre biometano da reflui zootecnici, scarti agricoli e fanghi di depurazione e concretizzare la realizzazione di impianti per avviare a riciclo i pannelli fotovoltaici e le pale eoliche a fine vita. Deve essere prevista anche l’autorizzazione di lotti in discariche, preferibilmente esistenti, solo ed esclusivamente per i rifiuti contenenti amianto (almeno una discarica per regione con lotto autorizzato a tal fine). Occorre, infine, garantire l’infrastrutturazione dei pescherecci e dei porti per i rifiuti prelevati accidentalmente dalle reti attraverso la pratica del fishing for litter, che ancora oggi, senza l’approvazione del ddl Salvamare, fermo in Senato, è una pratica non prevista dalla legge, fatte salve le sperimentazioni avviate con successo in Toscana, Lazio, Puglia ed Emilia-Romagna.

  1. Realizzare gli impianti coinvolgendo i cittadini col dibattito pubblico

Le proteste nei confronti dei progetti e le sindromi nimby si possono superare solo con la partecipazione dei cittadini e la condivisione con i territori. Solo rendendo trasparente il processo di coinvolgimento dei cittadini diventa possibile informare un numero ampio di persone sui reali impatti di un impianto. Solo attraverso momenti di confronto pubblico organizzati diventa possibile entrare nel merito delle questioni.

In Italia sono in vigore due strumenti di partecipazione, il dibattito pubblico e l’inchiesta pubblica, che fino ad oggi non sono praticamente mai stati utilizzati. In Italia nei fatti l’informazione dei cittadini e la partecipazione ai processi decisionali per l’approvazione di progetti non è garantita. Nella scorsa legislatura è stata approvata la procedura di dibattito pubblico per le nuove opere pubbliche ma le soglie dimensionali previste per far scattare l’obbligo sono troppo elevate e devono essere abbassate. C’è un problema anche nelle tempistiche previste dal recente decreto semplificazioni: il dibattito pubblico non può esaurirsi in soli trenta giorni, riducendo a metà tutti i tempi previsti dalla legge (il concreto rischio è che si risolva in un’attività di mera informazione e frettolosa procedura formale, senza alcuna possibilità di proporre modifiche migliorative). Deve essere abrogata anche la deroga al dibattito pubblico fino al 31 dicembre 2023, prevista da uno dei decreti sull’emergenza COVID del governo Conte 2.

  1. Costruire un mercato florido per i prodotti da riciclo con gli acquisti verdi

Per chiudere il cerchio dell’economia italiana è importante fare in modo che i prodotti realizzati dal riciclo dei rifiuti abbiano una corsia preferenziale sul mercato. A tal fine serve estendere l’obbligo di utilizzare i Criteri ambientali minimi (Green Public Procurement) agli affidamenti di qualsiasi importo e tipologia di opere, beni e servizi da parte della Pubblica Amministrazione, compresi quelli dati in concessione, e delle società miste pubblico/private. Altrettanto importante è avviare un programma di formazione e controllo nelle varie articolazioni dello Stato per garantire il rispetto dell’obbligatorietà dei Criteri ambientali minimi (Cam), ancora oggi ampiamente disattesa.

 L’EcoForum proseguirà domani 7 luglio ore 9:30 con le tre sessioni della mattina. La prima “L’economia circolare tra Piano di azione nazionale e Pnrr“, moderata dal giornalista RAI Marco Frittella, vedrà la partecipazione del Ministro della transizione ecologica Roberto Cingolani, Stefano Ciafani presidente Legambiente, Riccardo Piunti presidente Conou, Luca Ruini presidente Conai. A seguire, ore 10.30, la presentazione dell’Indagine Ipsos a cura di Conou – Legambiente – Editoriale Nuova Ecologia introdotta da Luca Biamonte direttore relazioni esterne e comunicazione Editoriale Nuova Ecologia e l’intervento di Andrea Alemanno responsabile ricerche e sostenibilità Ipsos. Alle 10:45 nella sessione “Dibattito pubblico e partecipazione: una strategia per decidere bene”, moderata da Francesco Loiacono direttore Nuova Ecologia, interverranno Andrea Ferrazzi vicepresidente Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti, Chiara Pignaris presidente Associazione italiana per la partecipazione pubblica, Mariateresa Imparato presidente Legambiente Campania, Alessandro Battaglino direttore generale ASSA, Walter Bresciani Gatti direttore generale Ersu, Alessio Ciacci presidente Ascit e amministratore unico Minerva, Paolo Contò direttore generale Consiglio di Bacino Priula, Paolo Di Giovanni, direttore generale Alea Ambiente, Nicola Ercolini responsabile business unit olio Eco.Energy, Carlo Ottone direttore generale MICH (incubatore certificato di start-up). Alle ore 14:00 la premiazione dei Comuni Ricicloni che conclude la due giorni dedicata all’economia circolare.

 

EcoForum 2021 è realizzato con il:  Con il patrocinio: Ministero della Transizione Ecologica, Regione Lazio – In collaborazione con: Conai, Conou – Partner Principali: Assocarta, Cobat, Contarina, FaterSmart, Itelyum, Lucart, Montello, Nespresso, NextChem, Novamont – Partner Sostenitori: Aamps Livorno, Barricalla, Eco.Energy, Ersu, Iterchimica, MICH, ReLife, Gruppo Mauro Saviola – Partner: Alea Ambiente, Ascit, ASSA Novara, CIC, Cosmari, Ecomondo-Key Energy, Eurosintex, Nuova CPlastica, Sartori Ambiente.
Media Partner: Eco dalle Città, E-gazzette, Green Report.it, Nonsoloambiente.it

Grazie ad AzzeroCO2 le emissioni di anidride carbonica dell’evento saranno compensate.

 

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