G20, Vedi Napoli e poi muoviti!

Mega striscione a Castel dell’Ovo per dire NO all’insensata corsa al gas che sta avvenendo nel nostro Paese: previste 110 infrastrutture che ci costeranno 30,2 miliardi di euro. Nel report di Legambiente i motivi che non giustificano l’apertura e l’implementazione delle centrali a gas.

A una settimana dall’inizio del G20, giovani volontarie e volontari di Legambiente  hanno srotolato a Castel dell’Ovo il mega striscione G20: Vedi Napoli e poi muoviti!, per chiedere al nostro Paese politiche vere ed incisive per rispondere alla crisi climatica.

Occasione in cui Legambiente ha presentato il report L’insensata corsa al gas dell’Italia per raccontare i numeri che non giustificano l’apertura e l’implementazione delle centrali a gas.

Per raggiungere gli obiettivi climatico-ambientali che l’Unione Europea ci chiede come Stato Membro (riduzione delle emissioni, quota FER, efficientamento energetico) ogni Paese ha identificato una strategia interna attraverso un Piano Energia e Clima. Per l’Italia ruolo cruciale sarà il phase out dal carbone, cioè la chiusura o riconversione al 2025 degli impianti alimentati a carbone presenti sul territorio.

Sono 110 le infrastrutture a gas previste nel nostro Paese – graficizzate e raccontate nella webapp prodotta da Legambiente in collaborazione con GisAction – tra nuove realizzazioni e ampliamenti di centrali, metanodotti, depositi, rigassificatori e nuove richieste sul fronte delle estrazioni di idrocarburi, in valutazione dal Ministero dell’Ambiente o in alcune Regioni previste per sopperire alla chiusura o riconversione definitiva delle centrali a carbone che causerebbe una necessità di nuova energia per 7.961 MW, e per rispondere al tema della flessibilità e sicurezza delle reti.

Una corsa al gas che, se tutte le opere fossero approvate,  il nostro Paese pagherà dal punto di vista climatico ed economico con una spesa stimata di 30,2 miliardi di euro – 15 miliardi che pagheremo in bolletta per il nuovo sussidio a sostegno delle centrali che affronteranno i consumi di picco, 11 miliardi per l’ampliamento e la nuova costruzione di centrali a gas e 4,2 miliardi per i nuovi km di metanodotti. Un importo pari quasi a una finanziaria pre-Covid a disposizione del settore fossile.

I numeri presentati all’interno del rapporto da Legambiente testimoniano i passi falsi che sta compiendo il nostro Paese in tema di transazione energetica e riduzione fino all’eliminazione delle fonti fossili, che disegnano uno scenario assolutamente non in linea con quelle che sono le politiche e le strategie per la decarbonizzazione del Paese e del Pianeta.

Nel rapporto sono anche raccontati i 33 Nemici del Clima del settore energetico, cioè le aziende e le infrastrutture le cui attività contribuiscono in maniera drammatica al cambiamento climatico e all’inquinamento locale. Centrali a carbone in transizione verso il gas, come La Spezia e Monfalcone per citarne alcune, centrali a gas in ampliamento, come la Centrale di Presenzano, in Provincia di Caserta. Ma anche depositi, gasdotti, pozzi petroliferi e addirittura corsi di laurea a Bologna ed Enna. Un quadro che dipinge bene la situazione in Italia, mettendo in luce che la strada da percorrere è ancora lunghissima.

Secondo Legambiente l’errore principale è l’aver pensato che l’Italia avesse bisogno di nuove capacità di produzione per affrontare la chiusura degli oltre 7.900 MW di centrali a carbone. Gli oltre 40 GW di potenza già presenti nei territori sarebbero più che sufficienti a produrre quanto mancherebbe dal phase out del carbone, facendo lavorare le centrali da 3.200 ore l’anno a 4.000 (Rapporto Legambiente La decarbonizzazione in Italia non passa per il gas). Così l’uscita dal carbone rischia di essere un totale fallimento climatico, a causa di questa corsa al gas che sta avvenendo nel nostro Paese, a carico di cittadini e cittadine.

> scarica il dossier L’insensata corsa al gas dell’Italia

 

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