Allungamento dell’Areoporto di Parma

Sul territorio ci sono tante carenze infrastrutturali di interesse collettivo. Legambiente: “Si spostino le risorse su opere più utili.”

Si dice che a caval donato non si guarda in bocca, ma sull’aeroporto di Parma al contrario si stanno impegnando rilevanti risorse pubbliche per un “ronzino zoppo” e potenzialmente pericoloso, spacciandolo per un purosangue.

Il presidente della regione Emilia Romagna, Stefano Bonaccini, la settimana scorsa ha presentato con entusiasmo i progetti di supporto all’aeroporto di Parma, su cui si promettono tra i 18 ed i 23 milioni di euro di risorse pubbliche.

Un entusiasmo poco comprensibile se messo in relazione alla situazione disastrosa dell’aeroporto e ai grossi problemi legati all’allungamento della pista.

Sul potenziamento dell’infrastruttura è in corso la VIA (la Valutazione di Impatto ambientale) che ha mostrato rilevanti criticità: problemi di sicurezza con l’abitato, aumento della cementificazione (della pista ma anche di tutte le aree limitrofe), aumento dell’inquinamento.

Sull’aeroporto pende inoltre il tema del conflitto con il mega centro commerciale in costruzione in testa alla pista. Il cantiere del Mall è stato infatti sequestrato dalla magistratura perché in apparente contrasto con le norme di sicurezza aeroportuale (già con le dimensioni attuali della pista).

A questo si aggiungano i costi sostenuti finora per un aeroporto in perdita: non solo i costi degli investitori privati, che perdono cifre dell’ordine degli 8.000 euro al giorno, ma anche i costi che sostiene il pubblico per garantire i presidi di sicurezza adeguati ad un aeroporto deserto.

Sarebbe dunque utile capire quali benefici ci sarebbero per la collettività e le imprese ad insistere su un progetto che userà soldi pubblici è aumenterà di molto gli impatti sul territorio.

Oltre ad un generico valore dell’aeroporto per la città  non vi è nessun altro dato disponibile sulle vere ricadute positive.

L’associazione chiede dunque al Presidente Bonaccini quali siano le condizioni per il supporto della Regione, e se questo supporto sia dato a priori della Valutazione di Impatto.

Le scelte infrastrutturali nel parmense degli ultimi 20 anni sono una sequenza di errori e ritardi: ponti sul Po chiusi o in gravi difficoltà, un raccordo per l’Alta Velocità mai utilizzato, i lavori di raddoppio della ferrovia Pontremolese completati a metà, linee ferroviarie non elettrificate, 9 km di autostrada che si fermano nel nulla, il Ponte Nord interdetto all’uso….

Crediamo quindi che sarebbe un errore insistere in progetti sbagliati. Ci sono tanti problemi, irrisolti da anni, che se superati andrebbero  a migliorare la vita dei cittadini, e ridurrebbero le emissioni inquinanti: la Regione responsabilmente dovrebbe prendere atto dei problemi dell’aeroporto e ri destinare le risorse su altre priorità.

In senso più generale la Regione dovrebbe dar vita ad uno studio sulla situazione aeroportuale del territorio, valutando quali siano le soluzioni più utili e meno impattanti per il traffico aereo, a cominciare dalla presenza di intermodalità col ferro e dagli impatti sulle abitazioni limitrofe. Senza questa pianificazione il rischio è che ogni territorio promuova il proprio piccolo aeroporto in crisi (come già accade ora), col il moltiplicarsi dell’impatto ambientale a scapito della economica della logistica regionale.

 

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