La pace è una condizione di non belligeranza. Il termine deriva dal latino pax, che indica, appunto, l’assenza di bellum, guerra. La pace è una delle basi costituzionali del nostro Paese. L’articolo 11 della Carta recita infatti: “L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo”.
La pace è al centro di importanti accordi internazionali. Uno di questi, approvato in piena guerra fredda il 12 novembre 1984 dall’Assemblea generale delle Nazioni unite, è la Dichiarazione sul diritto dei popoli alla pace. Con essa l’Onu “proclama solennemente che i popoli della Terra hanno un sacro diritto alla pace” e dichiara che “la salvaguardia del diritto dei popoli alla pace e la promozione di questo diritto costituiscono un obbligo fondamentale per ogni Stato”. Per garantire l'esercizio del diritto dei popoli alla pace, “è indispensabile (…) l'abbandono del ricorso alla forza nelle relazioni internazionali e la composizione pacifica delle controversie internazionali”.
Il pacifismo, inteso come movimento diffuso e militante che si riconosce nel rifiuto assoluto dei conflitti armati nella gestione delle controversie nazionali e internazionali, nasce dalla stagione dei movimenti per i diritti civili, e dall'opposizione alla guerra in Vietnam. Oggi, pur nelle sue numerose e mutevoli sfumature, i pacifisti si contrappongono alla schiera di coloro che non negano il ricorso alla violenza, o che ritengono che, in determinate circostanze (di violazioni dei diritti umani, ad esempio), esso sia un “male necessario”.
I numeri contro la pace