Green Jobs


La trasformazione del modello energetico, la riqualificazione dell’edilizia esistente, l’apertura di un grande cantiere per la sicurezza ambientale.Potrebbero essere queste le chiavi cui affidare la ripresa dell’economia, e quindi dell’occupazione, nel nostro Paese. È un fatto che su questa ‘ricetta’ siano d’accordo due soggetti in passato spesso lontani fra loro: Cgil e Legambiente.

Sul fronte energetico l’idea è mettere al lavoro molte persone nella fabbricazione delle tecnologie che permettono di sfruttare le rinnovabili e nella loro conseguente installazione e manutenzione.

Un altro settore che potrebbe rimettere in moto il paese è quello della sistemazione e della manutenzione diffusa del territorio, per prevenire frane e alluvioni o per bonificarlo dai veleni che gli sono stati immessi, spesso illegalmente.

I cosiddetti green jobs creano posti di lavoro che contribuiscono in modo significativo alla tutela dell’ambiente e a ridurre l’impronta ecologica. Alcuni lavori verdi riguardano quei graduali cambiamenti che portano allo sviluppo di nuove professionalità:installatori di pannelli fotovoltaici, venditori e agenti di tecnologie low emission, esperti di efficienza, responsabili di parchi eolici. D’altro canto, molti lavori tradizionali – elettricisti, ingegneri, architetti – possono convertirsi puntando alla sostenibilità ambientale. Ci sono inoltre le conversioni indirette, come ad esempio quella che avrebbe il siderurgico se producesse di più per il ferroviario o l’eolico.

È l’Unep, il programma Onu per l’ambiente, a dimostrare in un rapporto del 2009(Green jobs: towards decent work in a sustainable, low-carbon world) le potenzialità dell’intero comparto: il mercato mondiale dei prodotti e dei servizi ambientali, entro il 2020, è destinato a raddoppiare, passando da 1.370 a 2.740 miliardi di dollari l’anno. E i green jobs, secondo il pool di economisti che ha redatto il dossier, seguiranno un andamento analogo: nel solo settore delle fonti rinnovabili si contano oggi 2,3 milioni posti di lavoro, le proiezioni indicano che entro il 2030 verrà superata quota 20 milioni. La metà dell’indotto complessivo riguarderà efficienza energetica, trasporto sostenibile, approvvigionamento idrico, servizi igienici e gestione dei rifiuti.

In Italia, secondo i recenti dati diffusi dall’Istituto per la formazione dei lavoratori (Isfol), il numero di addetti dell’ambito ‘verdÈ è cresciuto del 41% in 14 anni: nel 1993 erano 263.900, nel 2006 372.000. Numeri che non tengono conto degli oltre centomila impiegati nel settore dell’agricoltura biologico e degli ottantamila lavoratori, diretti e indiretti, di Parchi e Aree protette.