Fiscalità Ambientale


La Commissione europea ha definito le ecotasse come strumenti indispensabili per “determinare il giusto prezzo e creare, a partire dal mercato, un incentivo in favore di comportamenti economici ecologici” e per l’applicazione del principio chi inquina paga. Sono, insomma, uno strumento d’incorporazione dei costi dei danni ambientali, e della loro riparazione, direttamente nel prezzo di beni, servizi o delle attività che ne sono la causa. In altre parole, le ecotasse consentono di controllare gli effetti negativi dell’azione di un soggetto economico, il cui costo, in assenza di compensazioni, ricadrebbe sull’intera collettività. L’ecotassa più nota è certamente la carbon tax, che colpisce i combustibili di origine fossile in base al loro contenuto di carbonio.

Si possono distinguere tre tipologie di tassazione ambientale: per coprire costi di servizi ambientali e misure di riduzione dell’inquinamento (pago l’acqua per finanziare i depuratori); per modificare il comportamento di consumatori e produttori (‘voglio pagare meno tasse? Inquino meno’); le ecotasse fiscali, che mirano in primo luogo ad aumentare le entrate per l’erario. Negli ultimi anni, complice il cambiamento climatico, sempre più Paesi stanno cercando di attuare riforme fiscali, affinchè tasse ambientali rimpiazzino altri tipi di tasse che penalizzano fattori di produzione socialmente favorevoli. Si possono ridurre le tasse sul lavoro e sostituirle con altre, più alte, sui consumi di energia per il settore industriale o sulle automobili inefficienti, a condizione che chi risparmia energia ne tragga realmente vantaggio. Ad esempio, una riduzione della pressione fiscale sui redditi da lavoro del 4% (circa 1.000 euro per un reddito annuo lordo di 25.000) attraverso un corrispondente incremento della tassazione energetica, facendo pagare carburanti e mezzi di trasporto in modo proporzionale alle emissioni.