Borgo è storicamente sinonimo di centro abitato, denominazione nei secoli scorsi riservata a quei paesi che a differenza dei semplici villaggi possedevano un mercato e una fortificazione. Erede dei piccoli borghi è quel 72% degli oltre 8.000 comuni italiani che conta meno di cinquemila abitanti. Un’Italia dove vivono più di dieci milioni di persone e che rappresenta il 55% del territorio nazionale. Questi 5.835 piccoli borghi non solo svolgono un’opera di presidio e cura del territorio, ma sono portatori insostituibili di cultura, saperi e tradizioni.
Una costellazione solo in apparenza minore, che ha fatto grande l’Italia e ancora brilla per l’inestimabile patrimonio ambientale e artistico custodito. Ma che, non da oggi, soffre di gravi problemi: scarsa attività commerciale, bassa occupazione, popolazione residente fatta di pochissimi giovani e molti anziani (più del doppio rispetto alla media nazionale le pensioni di invalidità erogate), poco turismo, scarsità di presidi sanitari e scuole. Tutti sintomi di un male chiamato disagio abitativo, che nel 1996 interessava 2.830 piccoli comuni, saliti a 3.556 nel 2006. Oggi il problema riguarda il 42,1% dei comuni italiani e un rapporto di Confcommercio e Legambiente, realizzato insieme al Cresme, prevede che nel 2016 saranno 4.395. E fra questi, se nessuno interverrà per cambiare le cose, saranno 1.650 quelli destinati a sparire: un quinto dei comuni italiani, in cui oggi risiede il 4,2% della nostra popolazione.