L'Italia è considerata, non a torto, la culla della cultura occidentale. Il suo immenso patrimonio non è concentrato esclusivamente nelle città d'arte, ma è diffuso capillarmente sull'intero territorio nazionale. Nel nostro Paese si concentra la maggiore densità al mondo di beni culturali e le emergenze monumentali cui far fronte sono davvero tante. Basti pensare alla straordinaria Villa Romana del Casale, a Piazza Armerina in Sicilia, dichiarata patrimonio mondiale dell'umanità dall'Unesco per i suoi mosaici unici al mondo, ma con un destino ancora incerto. Per non parlare di tutti quei monumenti abbandonati all'incuria o soffocati dall'inquinamento atmosferico
Numerose opere d'arte di indubbio valore sono nascoste in centri minori, collocati fuori dai grandi circuiti e rischiano di cadere nell'oblio e nel degrado. Capolavori d'arte e di natura unici, come il santuario italico di Sulmona o l'affascinante ecosistema del Delta del Po, per non parlare degli affreschi della chiesa dell'Annunziata di Jelsi (CB), sono solo alcuni dei tesori che vengono regolarmente ignorati. I nemici dell’arte che mettono a rischio il nostro patrimonio culturale sono molti. Basti pensare a come le opere d'arte, disseminate lungo il nostro Paese come in un museo a cielo aperto, sono esposte ad agenti inquinanti come il particolato, che annerisce i marmi, o l'anidride solforosa, che corrode e sbriciola la pietra di statue e monumenti. Ma anche le strutture museali, pensate per proteggere capolavori del passato dall'usura del tempo, non sempre riescono a sottrarsi alla pressione dell'inquinamento atmosferico, che penetra in queste roccaforti dell'arte alterandone la qualità degli ambienti. Ci sono poi le calamità naturali come i terremoti e le alluvioni che oltre al carico di lutti e distruzione portano con loro danni spesso permanenti al nostro patrimonio artistico e culturale. C’è infine la cosiddetta “archeomafia” ovvero il furto e il traffico dei beni culturali.
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