È una definizione urbanistica che identifica in una città il nocciolo più antico e gli edifici appartenenti a quello che era il nucleo originario. La definizione si adatta bene al nostro Paese, che possiede centri storici ben conservati e di semplice identificazione. Basti pensare a quello di Firenze, racchiuso dai viali di circonvallazione tracciati sull’antica cerchia di mura, di Napoli e Genova, che hanno un lato confinante con il mare e il resto inserito lungo le vecchie mura, o quello di Roma, tutto racchiuso nelle mura cittadine. Grandi città a parte, in Italia si trovano migliaia di centri storici.
È dal secondo dopoguerra che nel Bel Paese si è iniziato a pensare alla ristrutturazione e alla salvaguardia della parte antica delle città. Negli ultimi decenni si sono fatti passi in avanti grazie allo sviluppo di nuovi concetti di recupero e con definizioni urbanistiche innovative come quella di storicità, che include i valori culturali propri di una città, che non possono essere circoscritti a una determinata zona. Non più solo gli edifici illustri, le opere d’arte e gli spazi della vita pubblica ma l’insieme dell’ambiente costruito storico, che va oltre gli stessi confini della città del passato ma che ha precisi connotati morfologici e architettonici. Per questo i piani regolatori hanno perimetrato queste zone definendole “Zona A”, di interesse storico. Oggi la sfida di chi amministra i centri storici è quella di farli vivere senza ridurli a mere scenografie per turisti, coniugandone la tutela con la necessità di costruire spazi dove gli uomini possano vivere in maniera armoniosa, soddisfacendo desideri e bisogni.
I centri storici in numeri