L’attività dell’osservatorio nazionale ambiente e legalità


Premessa

Il VII Congresso nazionale di Legambiente è stato "salutato" dal governo e dalla maggioranza parlamentare con l’approvazione del terzo condono edilizio, dopo quello Craxi-Nicolazzi del 1985 e quello Berlusconi-Radice del 1994. Sicuramente il peggiore, soprattutto per l’estensione della sanatoria alle case costruite illegalmente sul demanio, e allo stesso tempo, quello più contestato. Il fronte del No a questo ennesimo colpo di spugna sul cemento illegale non è mai stato, infatti, così ampio. E la battaglia non è affatto conclusa, sia per i ricorsi già annunciati alla Corte costituzionale sia per la forte iniziativa di amministrazioni regionali importanti, come la Campania e la Toscana, decisamente orientare a rendere nulli gli effetti del condono sui loro territori.

"Io non condono", insomma, non è soltanto lo slogan della campagna nazionale rilanciata con forza da Legambiente e dalle altre associazioni ambientaliste lo scorso 8 novembre: è un invito, chiaro e forte, all’obiezione di coscienza. Che ci auguriamo venga raccolto da tante amministrazioni locali ma anche da quei professionisti (architetti, geometri, ingegneri ecc.) che possono davvero far saltare questa sciagurata operazione di cassa costruita sul saccheggio del nostro paese, rinunciando a qualche parcella ma guadagnandone sicuramente in credibilità e stima (a cominciare dalla nostra).

Il clima, decisamente ostile, che si respira intorno a questo condono edilizio lascia sperare che questi appelli non cadano nel vuoto. Un clima che è il frutto del costante impegno di Legambiente nell’attività di analisi, ricerca e denuncia dei fenomeni d’illegalità ambientale e delle loro conseguenze. E che deve indurre tutta l’associazione a non mollare, anzi a raddoppiare gli sforzi. In questi anni, infatti, il lavoro svolto dalla nostra associazione (dai circoli alle sedi regionali, dai Centri di azione giuridica fino all’Osservatorio nazionale) ha fatto crescere in maniera esponenziale l’attenzione dei cittadini, dei mass media, delle forze dell’ordine, dell’autorità giudiziaria, delle forze politiche (sia di maggioranza che di opposizione) verso i fenomeni d’illegalità e di criminalità ambientale. A questa crescita di attenzione non corrispondono automaticamente (come le vicende relative al condono edilizio dimostrano fin troppo bene) scelte coerenti in sede legislativa e di governo. Un esempio positivo, in questo senso, è rappresentato senz’altro dall’approvazione nella scorsa legislatura, davvero in "zona Cesarini", dell’art. 53 bis del decreto Ronchi, che introduce nel nostro Paese il delitto di organizzazione di traffico illecito di rifiuti. Le denunce dell’associazione (dallo scandalo di Pitelli, la mega discarica illegale di La Spezia, ai primi dossier sulla cosiddetta "Rifiuti spa" fino ai Rapporti Ecomafia) hanno prodotto, grazie alla continuità dell’impegno, alla serietà del lavoro svolto e alla sua efficacia comunicativa, un risultato politico tangibile: dall’aprile del 2001, infatti, chi organizza questi traffici illeciti commette un delitto, le forze dell’ordine e l’autorità giudiziaria possono indagare in maniera efficace, la verità su questi traffici e sulle loro gravissime conseguenze (ambientali, sanitarie, economiche) viene finalmente a galla.

Con la stessa determinazione e con lo stesso impegno si tratta ora di proseguire la battaglia contro il condono edilizio. E di dare ancora più forza a un’altra grande vertenza lanciata ormai da tempo dalla nostra associazione: quella tesa ad ottenere l’introduzione, nel nostro Codice penale, dei delitti contro l’ambiente. Una riforma verso la quale, finora, sia il centro-destra, attualmente al governo, sia il centro-sinistra, nella passata legislatura, hanno mostrato scarsa attenzione. Eppure è difficile spiegare le ragioni per cui in Italia, a differenza di quanto già accade in altri paesi europei, chi inquina gravemente l’ambiente, espone le persone a rischi seri per la loro salute e lucra, per di più, un illecito profitto, non rischia sostanzialmente nulla. Oggi, infatti, i reati ambientali sono nel nostro Paese sostanzialmente a prescrizione certa. A farne le spese, insieme alla legalità, sono diritti fondamentali, come quello alla salute e a un ambiente sano e pulito, e tutti quegli imprenditori che investono in tecnologie ambientali, in qualità dei cicli produttivi, in innovazione tecnologica. Uno scenario davvero non più tollerabile.

I traffici illegali di rifiuti.

Su un fronte caldo dell’ecomafia e della criminalità ambientale, ossia quello del ciclo illegale dei rifiuti, le notizie raccolte sono contrastanti. Da una parte l’applicazione dell’art. 53 bis del Decreto Ronchi, che disciplina il delitto di organizzazione di traffico illecito di rifiuti, norma fortemente voluta da Legambiente, inizia a dare i suoi frutti contro i trafficanti di veleni, dall’altro si registra un escalation e un coinvolgimento preoccupante di altri territori con notevoli ripercussioni sull’ambiente, sulla sicurezza e sulla salute dei cittadini. Oggi possiamo sostenere, numeri alla mano, che grazie a quello sforzo e all’impegno di esponenti politici sia di centro-destra sia di centro-sinistra, le forze dell’ordine e l’autorità giudiziaria stanno ottenendo importanti risultati contro le vere e proprie organizzazioni criminali attive nella gestione dei rifiuti: sono 65 le persone arrestate in Italia dal febbraio 2002 ad oggi per traffico illecito di rifiuti, 239 quelle denunciate, 13 le procure da nord a sud impegnate e 15 le regioni italiane coinvolte.

Le indagini sono state svolte, in maniera particolare, dal Comando tutela ambiente dell’Arma dei carabinieri, ma non è mancato il contributo dei Nuclei investigativi del Corpo forestale dello Stato, in particolare quello di Brescia, e della Guardia di finanza, che ha condotto una delle inchieste più clamorose, quell’operazione "Mar Rosso" che ha portato in carcere dirigenti e dipendenti dello stabilimento Enichem di Priolo, in provincia di Siracusa, accusati di aver sversato in mare rifiuti contenenti mercurio (fino a 20mila volte oltre i limiti di legge) e di aver "spedito" illecitamente in giro per l’Italia, dalla Sardegna all’Emilia Romagna, ingenti quantitativi di veleni.

Le conseguenze di questi smaltimenti sono gravissime e si manifestano nel tempo, come dimostra l’allarme diossina scattato tra le province di Caserta e Napoli o l’inquinamento scoperto nelle falde acquifere e nei terreni della Murgia barese, anch’essa teatro per diversi anni di smaltimenti illeciti di rifiuti pericolosi. Smaltimenti illegali che rischiano di mettere in ginocchio due filoni fondamentali dell’economia locale: la produzione delle mozzarelle di bufala campana e quella del pane di Altamura prodotto nella Murgia barese.

I dati del Rapporto Ecomafia 2003.

Ecco, in sintesi, i risultati più significativi contenuti nell’ultimo rapporto di Legambiente sul fenomeno dell’ecomafia e dell’illegalità ambientale in Italia. Sempre sul fronte illegale del ciclo del cemento un vero e proprio allarme continua a destare il primo anello della catena, quello delle attività estrattive: sono decine le cave abusive individuate in Calabria, in particolare dal Corpo forestale dello Stato, e numerosissimi i mezzi impiegati in queste attività illecite (pale meccaniche, escavatori, mezzi di movimento terra) sequestrati dalle forze dell’ordine; la scoperta e il sequestro di cave illegali sembra quasi accompagnare i lavori lungo l’autostrada A-3, in provincia di Salerno, mentre resta davvero drammatica la situazione in provincia di Caserta, la terra delle "montagne scomparse", come la definisce Donato Ceglie, Sostituto procuratore della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere. Sarebbe comunque riduttivo circoscrivere le preoccupazioni relative al ciclo del cemento al solo Mezzogiorno d’Italia. È significativo, ad esempio, il dato che colloca il Lazio al terzo posto tra le regioni italiane come numero di infrazioni accertate, subito dopo Campania e Calabria. E preoccupa la situazione dei cantieri dell’Alta velocità, tra la Toscana e l’Emilia Romagna. Ma non possono non far riflettere anche i risultati ottenuti in importanti inchieste giudiziarie che hanno riguardato il Nord-est del nostro Paese, in particolare in Veneto anche grazie alla denunce raccolte da Legambiente Veneto e rilanciate nel Rapporto Ecomafia 2002.

Un altro elemento di forte preoccupazione emerge dal Rapporto Ecomafia 2003: il rischio di infiltrazione della criminalità organizzata nel mercato delle opere pubbliche, anche alla luce dei notevoli finanziamenti nazionali e comunitari destinati al Mezzogiorno. Nel 2002, secondo i dati elaborati dall’Osservatorio sugli appalti dell’istituto Cresme, i lavori pubblici messi a bando sono stati pari a un valore di ben 26.289,77 milioni di euro, il 21,8% in più rispetto al 2001; nelle quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa, l’ammontare delle opere pubbliche messe a bando è stato di 5.997 milioni di euro, il 45,4% in più rispetto al 2001, con una punta del 65,2% in più registrata in Campania. Si tratta di risorse necessarie per garantire lo sviluppo e la crescita economica del Paese, ma bisogna assolutamente evitare che tali soldi vadano ad ingrassare le tasche dei soliti noti. Sono questi numeri, relativi ai cosiddetti investimenti a rischio, che fanno crescere nel 2002 il mercato potenziale dell’ecomafia (insieme all’impennata dell’abusivismo edilizio e alle nuove stime sul racket degli animali elaborate dall’Osservatorio sulle zoomafie della Lav): 16.614 milioni di euro, il 16,5% in più rispetto al 2001. Cresce, purtroppo, anche il numero dei clan coinvolti nelle diverse filiere dell’ecomafia: 158, sette in più rispetto al precedente Rapporto.

Nel nostro lavoro di ricerca ci siamo sforzati costantemente di individuare anche nuovi scenari, di arricchire il bagaglio di conoscenza e analisi. Ai settori tradizionali, quello del cemento e dei rifiuti, si sono aggiunti così le archeomafie e il racket degli animali. Due dati permettono di cogliere immediatamente la gravità dei fenomeni: i furti di opere d’arte e reperti archeologici censiti nel 2002 dal Comando tutela patrimonio culturale dell’Arma dei carabinieri sono stati 1.539, le opere trafugate 18.566, per un giro d’affari di 150 milioni di euro; il business del racket degli animali, dai combattimenti tra cani alle corse clandestine di cavalli fino al commercio di specie protette, vale 3 miliardi di euro l’anno. Un’altra novità contenuta negli ultimi Rapporti è quella relativa agli scenari internazionali: dai mercati globali dell’ecomafia alla situazione dell’illegalità ambientale negli altri Paesi dell’Unione europea. La scelta di inserire un capitolo specifico su ciò che accade oltre i nostri confini è stata dettata da diverse esigenze: rilanciare l’allarme sui traffici internazionali di rifiuti, diretti in particolare verso l’Africa e Asia, già evidenziato dalla Commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti; fotografare, sulla base delle fonti disponibili, quanto avviene sui mercati illegali delle specie protette e del patrimonio artistico e archeologico; evidenziare, grazie alle prime attività di analisi avviate dall’Europol, quanto sta emergendo in altri paesi europei. Questo sforzo si è tradotto nel corso del 2003 in una ricerca sui traffici illeciti di rifiuti pericolosi in Italia e Spagna finanziato dall’Unione Europea nell’ambito del Progetto Falcone insieme al Gruppo Abele e l’associazione spagnola Gepec-Ec. Tra i diversi spunti di riflessioni è emerso che il fenomeno degli smaltimenti illeciti di rifiuti non riguarda solo il nostro Paese ma ha connotati anche europei e internazionali. Un aspetto che emerge dal progetto è la professionalità e la validità della metodologia di analisi e denuncia dei fenomeni di illegalità ambientale messo a punto da Legambiente nel nostro Paese: un modello sicuramente esportabile oltre i confini nazionali.

Non mancano fortunatamente le notizie positive, oltre a quelle già accennate sull’efficacia dell’art. 53 bis nel contrasto ai trafficanti di rifiuti, sul fronte dell’illegalità ambientale. Infatti, si registra per la prima volta una decisa flessione del numero degli illeciti accertati dalle forze dell’ordine nel corso del 2002: 19.453 infrazioni contro le 31.201 del 2001. Sebbene si tratti di una flessione significativa è probabilmente troppo presto per affermare che nel nostro Paese si registra, finalmente, una contrazione della cosiddetta illegalità diffusa. Anche sul lato del cemento selvaggio qualche eccezione positiva, sebbene sia in agguato il condono edilizio, si registra: la ripresa degli abbattimenti delle torri del Villaggio Coppola; la demolizione degli ecomostri di Copanello in Calabria e di quello di Baia Punta Licosa a Montecorice in provincia di Salerno, uno sfregio alle coste denunciati da Legambiente; le demolizioni eseguite, nel 2002 e in questi primi mesi del 2003, in comuni grandi e piccoli (da Roma a Carini, in provincia di Palermo, passando per quelli di Ostuni, in Puglia e di Rossano, in Calabria) o quelle decise e coordinate dall’autorità giudiziaria, come è avvenuto in provincia di Cagliari. È da registrare, inoltre, il crescente impegno degli organismi investigativi e delle forze dell’ordine nelle attività di prevenzione e contrasto della criminalità ambientale sia sotto il profilo qualitativo che quantitativo.

Le iniziative di Legambiente.

L’attività di Legambiente in questo settore, non si limita certo alle azioni che si sviluppano a livello nazionale. In alcune regioni, come la Basilicata e in Campania, in particolare in provincia di Salerno e nell’Area marina protetta di Punta Campanella, in stretta collaborazione con gli enti locali, sono attivi degli Osservatori Ambiente e Legalità che stanno svolgendo un ruolo rilevante nella attività di analisi, monitoraggio e contrasto all’illegalità ambientale e di sensibilizzazione dei cittadini e degli studenti su questi temi. Rappresentando un punto di riferimento nello stimolare le istituzioni e un tavolo di confronto sul tema dell’illegalità ambientale.

Sono numerosi, inoltre, i Circoli di Legambiente costantemente impegnati in attività di controllo e denuncia dei fenomeni di illegalità e criminalità ambientale.

La nostra Associazione può infatti migliorare in maniera significativa, la quantità e soprattutto la qualità del lavoro svolto. Va in questa direzione, la nascita dell’Osservatorio nazionale Ambiente e Legalità in cui si fondono l’impegno dell’Ufficio nazionale e quello dei Ceag, la preziosissima rete di avvocati presenti sul territorio che continua a difendere le ragioni del popolo inquinato in tutte le sedi giudiziarie. Dai circoli presenti sul territorio può arrivare un contributo ancora maggiore se si riusciranno a trasformarsi, più di quanto avvenga oggi, in vere e proprie "sentinelle" sul territorio, soprattutto in questa fase in cui il senso della legalità nel nostro Paese subisce attacchi pesantissimi.

Due sono i temi su cui oncentrare maggiormente l’iniziativa di Legambiente nei prossimi mesi: i traffici e gli smaltimenti illeciti di rifiuti, l’abusivismo edilizio e le nuove lottizzazioni di cemento, in particolare lungo le coste che grazie alla deregulation urbanistica in atto permette di derogare ai vincoli esistenti, così come denunciato nel dossier Mare monstrum.

Sul fronte dell’abusivismo edilizio, un maggior controllo del territorio potrebbe evitare che un vero e proprio attentato all’ambiente si trasformi in una catastrofe, in relazione soprattutto ai tempi prefissati dal decreto sul condono tra la data di ultimazione delle costruzione abusive, ossia il 31 marzo 2003, e quella di presentazione delle domande di sanatoria 31 marzo 2004, considerando in molti casi l’incapacità o la "distrazione" dei comuni nel controllare il territorio.

Il lavoro svolto sul territorio continuerà ad essere la base del lavoro dell’Osservatorio nazionale Ambiente e Legalità non solo nella redazione del Rapporto annuale sull’ecomafia (diventato da quest’anno un libro realizzato in collaborazione con la Simone Editore di Napoli e l’Editoriale La Nuova Ecologia) ma anche nel tradurle in altrettante iniziative o vertenze anche di carattere giudiziario.

 

LE ATTIVITÀ DEI CENTRI DI AZIONE GIURIDICA - CEAG DI LEGAMBIENTE

Premessa

In questi ultimi mesi la tutela dell’ambiente ha subito gravi attacchi a livello legislativo. Il partito degli inquinator", è sempre più favorito da un abbassamento del livello della legislazione ambientale nel nostro Paese. Un motivo importante in più perché l’impegno dei Ceag debba essere rafforzato con maggiore energia, stimolando la partecipazione attiva dei componenti e promuovendo iniziative su tutto il territorio nazionale.

Le attività dei CEAG in campo nazionale.

Tra le diverse iniziative in campo nazionale, particolare attenzione è stata data alla presenza informatica dei Ceag attraverso:

  • la pubblicazione di pagine dedicate nel sito www.lexambiente.com e su quello dell’Associazione (www.legambiente.eu) contenenti lo statuto, i recapiti dei referenti nazionali e regionali ed altri documenti di interesse generale;
  • la diffusione di informazioni di natura tecnico-giuridica attraverso il sito contraddistinte dal logo dell ’associazione e la scritta "Ceag - Legambiente";
  • la creazione di una mailing list aperta anche agli esterni per lo scambio di informazioni e materiale di consultazione.

Altro progetto, portato a termine con successo, è stato quello del "Manuale di autodifesa ambientale del cittadino": un volume dedicato all’informazione dei cittadini al fine di renderli consapevoli dei propri diritti ed attivi nel fornire un fattivo contributo nella lotta alla criminalità ambientale. Migliaia le copie vendute, distribuite ai circoli ed agli abbonati di Nuova Ecologia.

La necessità di far conoscere il libro ha creato inoltre numerose occasioni di incontro in tutto il territorio nazionale con iniziative pubbliche che hanno visto la partecipazione non solo degli associati ma anche di cittadini, pubblici amministratori e giornalisti. In queste occasioni si è avuto modo anche di far conoscere i Ceag e di conoscere le singole realtà locali. I diritti di autore sul volume sono stati ceduti interamente all’associazione.

Un’attenzione particolare è stata inoltre dedicata alla formazione. Consapevoli della necessità di un costante aggiornamento che il diritto ambientale richiede, a causa dei continui e spesso poco coerenti interventi legislativi, si è cercato di dare un fattivo contributo nel campo della formazione ponendosi l’obiettivo di offrire un servizio economico ma di alta qualità. È nato così il "Centro studi di diritto ambientale" che ha sinora promosso a Rispescia (Grosseto) alcuni corsi destinati alla formazione di giuristi e personale di polizia giudiziaria sui seguenti temi:

  • accertamento delle violazioni ambientali;
  • disciplina dei rifiuti;
  • attività di polizia giudiziaria e tutela dell’ambiente;
  • disciplina urbanistica: procedure autorizzative, controlli ed impianto sanzionatorio alla luce del Testo Unico D.p.r. 380\2001.

Il Centro studi si avvale della collaborazione di docenti individuati non solo tra gli appartenenti ai Ceag, ma anche tra magistrati, avvocati e docenti universitari di chiara fama ed esterni all’associazione i quali, oltre all’elevato livello qualitativo degli interventi, assicurano anche, grazie alla diversa provenienza ed alla personale esperienza professionale, una trattazione completa degli argomenti affrontati sotto ogni punto di vista. I numerosi partecipanti hanno fornito un giudizio altamente positivo nelle schede di valutazione restituite al termine dei corsi.

Sono stati infine organizzati, a Roma ed in altre città, convegni su temi di attualità che hanno visto una nutrita partecipazione di pubblico.

Le attività dei Ceag regionali.

L’attività dei Ceag regionali è stata particolarmente intensa. Numerosissimi i ricorsi in sede amministrativa, le denunce penali con conseguente costituzione di parte civile dell’associazione nei processi. Sinteticamente (e senza pretesa di completezza) i più significativi interventi in sede locale hanno riguardato:

  • in Sicilia la difesa del Piano territoriale paesistico delle isole Eolie e il caso del Villaggio Alpitour di Punta Asparano (Siracusa);
  • in Basilicata la vertenza sulla costruzione dei villaggi turistici nel golfo di Taranto;
  • in Puglia la notissima vicenda giudiziaria di Punta Perotti;
  • in Campania la discarica di Sant’Angelo in Formis ricavata in una cava di sabbia in località Purgatorio e il processo sulla tragedia di Sarno;
  • nel Lazio, tra le tante vertenze, la vicenda relativa all’ampliamento del Porto turistico di S. Felice Circeo;
  • in Umbria il processo Greenland per organizzazione di traffico illecito di rifiuti;
  • in Toscana il caso Diaccia Botrona (zona umida di importanza internazionale);
  • nelle Marche la vertenza relativa alla dichiarazione di "Area ad elevato rischio di crisi ambientale" di un ampio territorio comprendente la bassa Valle Esina ed il Comune di Falconara da parte della Regione Marche; la costituzione di p.c. nel processo relativo alla esondazione del Tronto; la vicenda F.I.M. di Porto S. Elpidio e quella della S.G.L. Carbon di Ascoli Piceno;
  • in Emilia Romagna il processo Solvay;
  • in Friuli Venezia Giulia il processo Ecoplan sul traffico illecito di ceneri e il processo sulla triangolazione dei rifiuti dalla Lombardia;
  • in Veneto il processo sui morti per Cvm a Porto Marghera;
  • in Lombardia l’azione legale nei confronti del Comune di Milano per ottenere il risarcimento del danno ambientale in relazione alla mancata attivazione dei tre depuratori milanesi; il ricorso al T.A.R. contro il Comune di Livigno per il completamento dell’impianto di risalita Teola-Pianoni-Bassi; l’azione nei confronti del Comune di Valfurva per la costruzione di una nuova pista da sci nel Comune di Santa Caterina Valfurva, in vista dei mondiali di sci del 2005;
  • in Liguria il processo Pitelli giunto ora alla cruciale fase dibattimentale;
  • in Piemonte la vertenza sulla cava in Val Lemme.

 

Progetti per il futuro.

Nonostante il successo delle iniziative avviate negli scorsi anni e le limitate risorse a disposizione, l’impegno dei Ceag per il futuro deve puntare ad obiettivi sempre più ambiziosi finalizzati al raggiungimento di alcuni fondamentali risultati quali:

  • una maggiore presenza in sede locale ed una maggiore incisività nelle vertenze anche minori;
  • un incremento della attività di formazione anche in sede locale;
  • la diffusione della cultura della legalità in campo ambientale;
  • la organizzazione di iniziative che siano non solo occasione di studio ma anche veicolo di informazioni al pubblico sull ’attività dei Ceag;
  • la promozione di dibattiti con ordini professionali e di categorie sulle tematiche del diritto ambientale;
  • un incremento del numero dei partecipanti alle attività dei Ceag.

Per il raggiungimento di questi scopi sarà opportuno prevedere nelle sedi locali:

  • la partecipazione attiva a vertenze anche minori ma di rapida definizione (sfruttando, quando possibile, l’istituto del gratuito patrocinio) assicurando così maggiore visibilità in sede locale all’associazione ed ai Ceag;
  • la realizzazione di iniziative finalizzate a garantire un contatto diretto con i cittadini anche per rapide consulenze;
  • l’organizzazione di iniziative pubbliche con la partecipazione dei rappresentanti locali e nazionali dei Ceag;
  • un costante contatto con i referenti nazionali per un efficace coordinamento delle iniziative.

Questi, invece, i progetti di cui si è già prevista la concreta realizzazione:

  • incremento dell’attività del Centro studi di diritto Ambientale con l ’aumento del numero dei corsi previsti;
  • la organizzazione di corsi dedicati al personale di polizia giudiziaria, da effettuarsi presso il centro di Rispescia o in sede locale secondo le esigenze dei richiedenti;
  • la sperimentazione di corsi con il sistema dell’ e-learning e la diffusione dei testi delle relazioni e del materiale distribuito in occasione dei corsi organizzati dal Centro Studi attraverso il sito Lexambiente;
  • la pubblicazione di una nuova edizione aggiornata del volume Manuale di autodifesa ambientale del cittadino ;
  • l’organizzazione presso i circoli di conferenze e\o corsi, tenuti da rappresentanti locali e nazionali dei Ceag;
  • il monitoraggio dell’abusivismo edilizio nel Lazio da effettuarsi in collegamento con la sede regionale (il progetto è attuabile anche in altre regioni con le medesime modalit à);
  • la realizzazione dell’osservatorio sui Testi unici ambientali per seguire l’evoluzione della nuova normativa segnalando all’opinione pubblica ogni tentativo di "erosione" dei contenuti delle disposizioni attualmente in vigore;
  • l’organizzazione di incontri dei co-presidenti nazionali con i Ceag regionali organizzando anche iniziative di pubblico dibattito con i rappresentanti locali del mondo della politica, dell ’impresa e dell’università.

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