Ecomafia
È un neologismo coniato da Legambienteche indica quei settori della criminalità organizzata che hanno scelto il traffico e lo smaltimento illecito dei rifiuti, l'abusivismo edilizio e le attività di escavazione come nuovo grande business. Accanto a queste, stanno acquistando sempre maggiore peso anche il racket legato al traffico di opere d’arte rubate e il traffico di animali esotici.
Dal 1994 L’Osservatorio Nazionale Ambiente e Legalità di Legambiente svolge attività di ricerca, analisi e denuncia sul fenomeno e, in collaborazione con le Forze dell’ordine, redige il Rapporto Ecomafia, la fotografia attraverso le storie e i numeri delle inchieste di un anno di crimini contro l’ambiente.
Nell’ultimo anno sono stati accertati la bellezza di25.776 ecoreati, cioè quasi 71 al giorno, 3 ogni ora.Piùdel 48% si è consumato nelle quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa, Campania, Sicilia, Calabria e Puglia, il resto si spalma democraticamente su tutto il territorio nazionale.
Tra gli “affari” a fare la parte del leone c’è il business dei rifiuti. Il 2008 è l’anno dei record per le inchieste contro i trafficanti di veleni, ben 25, con un fatturato che supera i 7 miliardi di euro, soldi sporchi accumulati avvelenando l’ambiente e i cittadini. La montagna di rifiuti industriali gestiti illegalmente dalla criminalità e scomparsi nel nulla in un solo anno ha raggiunto la vetta di 3.100 metri, alta quasi quanto l’Etna.
Ma anche il cemento fuorilegge non conosce crisi: 28 mila case abusive tirate su nell’ultimo anno e un numero impressionante di illeciti urbanistici, soprattutto nelle aree di maggior pregio paesaggistico del Paese.
Per combattere le Ecomafie, Legambiente, insieme a un ampio schieramento di soggetti istituzionali e a migliaia di cittadini, chiede da tempo l’introduzione dei delitti ambientali nel Codice penale. Ma il disegno di legge giace ancora in Parlamento in attesa di approvazione da ben tre legislature.









