Beni culturali
Il primo riconoscimento di bene culturale in campo internazionale si ebbe con la Convenzione dell’Aja firmata nel 1954 da quaranta Stati, Italia compresa. Le norme sui beni culturali erano fondamentalmente accordi per salvaguardare questi patrimoni in occasione di conflitti armati: gli attentati ai beni culturali, di qualsiasi popolo, costituivano una violenza al patrimonio dell’intera comunità internazionale. Nel 1970 venne invece firmata a Parigi una Convenzione per tentare di bloccare il fenomeno del trasferimento illecito di beni culturali.
In Italia la definizione di bene culturale venne modellata fra gli anni Sessanta e Settanta da alcune commissioni parlamentari. Fu quella presieduta da Franceschini, che concluse i suoi lavori nel 1966, a dare una definizione valida ancora oggi: “Tutto ciò che costituisce testimonianza materiale avente valore di civiltà”. Questa definizione ha rappresentato un’importante evoluzione concettuale, segnando il superamento della concezione estetizzante del bello per introdurne una storicistica. Nel 1974, grazie all’iniziativa di Moro e Spadolini, venne decisa l’istituzione del ministero per i Beni culturali e ambientali, che venne revisionato più volte fino all’attuale denominazione “per i Beni e le attività culturali”.
In anni più recenti ha avuto grande importanza la promulgazione nel 1999 del Testo unico in materia di beni culturali e ambientali. Nel 2004 è poi stato approvato il nuovo Codice dei beni culturali, che ha sostituito il Testo unico e chiarito ancora una volta il concetto di beni culturali. Secondo l’art. 10 sono “le cose immobili e mobili appartenenti allo Stato, alle Regioni, agli altri enti pubblici territoriali, nonché ad ogni altro ente ed istituto pubblico e a persone giuridiche private senza fine di lucro, che presentano interesse artistico, storico, archeologico o etnoantropologico”.









