Progetto ITACA
Le aree protette nelle isole minori come laboratorio avanzato per la sostenibilità.
Le finalità del Progetto Itaca
Il progetto Itaca è stato lanciato nel luglio del 1998 ad Ustica e mira a definire una serie di iniziative di sviluppo sostenibile nelle isole minori italiane dove sono presenti aree marine protette o parchi nazionali con perimetrazioni a mare.
Il progetto è dedicato, in particolare, a tutti gli arcipelaghi e le isole minori (dove con isole maggiori si intendono Sardegna e Sicilia) sedi di insediamenti antropici e abitativi significativi, dove cioè la presenza umana è stanziale e rappresenta una realtà sociale ed economica anche nei periodi invernali, quando più forte emergono le problematiche strutturali di tali territori.
Carattere essenziale del progetto è la presenza nelle isole di aree marine protette o parchi nazionali con perimetrazioni a mare, la cui istituzione, oltre a costituire un attestato del significato naturalistico e ambientale di tali aree, rappresenta un’espressione della volontà delle comunità locali di puntare ad uno sviluppo socio-economico improntato alla valorizzazione del territorio-mare. In tale senso, l’accesso agli strumenti e alle opportunità del progetto è aperto a tutte le realtà locali delle isole minori che si facciano promotrici, nel corso dei prossimi anni, di iniziative e richieste per l’istituzione di nuove aree protette e a tutte le aree già individuate come SIC o ZPS ai sensi delle direttive comunitarie.
Uno degli obiettivi generali è di consolidare la rete delle aree protette marine e dei parchi nazionali che interessano le isole minori italiane e, in prospettiva, degli altri paesi mediterranei, improntando a criteri di sostenibilità ambientale gli interventi infrastrutturali previsti in tali territori. Lo scopo è di sviluppare politiche ispirate alla sostenibilità che affrontino il complesso delle tematiche legate al mare, alle attività che in esso si svolgono, al suo inquinamento, al suo uso e alla sua gestione.
Anche sulla base degli accordi in corso tra Legambiente e ANCIM, il progetto Itaca può costituire l’elemento di eccellenza del DUPIM (Documento Unico Programmatico sulle Isole Minori), che comunque deve essere improntato a principi di sostenibilità ambientale, ma che più che mai nelle aree marine protette deve essere supportato da una progettazione avanzata, ambientalmente compatibile; proprio in tale senso, Itaca può costituire una sorta di laboratorio avanzato per la sperimentazione di interventi sostenibili in rete, successivamente esportabili e riproducibili in tutte le isole minori dell’area mediterranea.
La necessità di coordinare il progetto Itaca con lo strumento DUPIM nasce anche dall’esigenza di ottimizzare le risorse economiche e progettuali in ambiti notoriamente marginali nelle politiche socio-economiche del paese, quali continuano a essere le isole minori, e di ottenere la massima sinergia e compatibilità degli interventi in campo sia ambientale che strutturale. In tale ottica, è evidente che il DUPIM e Itaca non possono seguire percorsi autonomi, ma devono compenetrarsi a vicenda, il primo permeandosi dei requisiti della sostenibilità ambientale, il secondo orientando il più possibile "virtuosamente" gli interventi in quelle aree protette che possono e devono diventare il laboratorio avanzato dello sviluppo sostenibile del Mediterraneo.
Itaca rappresenta quindi un progetto di sistema, una rete che si configura come un vero e proprio "sistema infrastrutturale ambientale" in grado di valorizzare i singoli nodi al suo interno e di condizionare e integrare i sistemi infrastrutturali tradizionali (le reti dei trasporti, dell’energia, dei rifiuti, delle acque, delle telecomunicazioni). In tale contesto, le isole minori, teatro di un ambiente e una biodiversità ancora in buono stato di conservazione e di un’antropizzazione per molti versi marginale, possono diventare la frontiera avanzata della sviluppo sostenibile nelle politiche territoriali dell’area mediterranea. Un settore in parte vergine, che necessita di interventi infrastrutturali urgenti in ambiti strategici può e deve rappresentare un’occasione da non perdere per l’introduzione dei criteri e dei principi dello sviluppo ecosostenibile.
Il progetto Itaca può diventare uno degli assi prioritari per il coordinamento e la finalizzazione delle azioni che perseguano la formazione della "Rete ecologica nazionale", anche nell’ambito della gestione dei fondi strutturali 2000-2006, per la valorizzazione e lo sviluppo di tutti gli ambiti caratterizzati dalla presenza di valori naturali e culturali, al fine di tutelare i livelli di biodiversità esistenti e la qualità dell’ambiente nel suo complesso.
Gli attori di Itaca
Il progetto prevede il ruolo di primo piano del Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio, attraverso il contributo dei Dipartimenti e delle Direzioni impegnate nelle politiche dello sviluppo sostenibile delle aree protette, e il coinvolgimento fattivo nella concertazione degli obiettivi operativi e nella preparazione dei progetti suscettibili di finanziamenti degli attori socio-economici principali, quali ANCIM, Federparchi, Centrali Cooperative della Pesca e associazioni ambientaliste.
Itaca è inteso come progetto di ampio respiro, che individua in settori tutelati e più avanzati, i criteri e le priorità per gli interventi strutturali delle isole minori: in prospettiva, è quindi suscettibile di eventuali ampliamenti anche ad altre Amministrazioni dello Stato, quali ad esempio il Ministero per le Politiche Agricole e Forestali, relativamente alle azioni che presentano ricadute nel comparto della pesca professionale.
I servizi territoriali
Nell’attuale congiuntura economica, contrassegnata dal persistere di un fortissimo tasso di disoccupazione concentrato nel Mezzogiorno d’Italia, le isole minori possono rappresentare il punto più avanzato dove turismo, cultura, ambiente, agricoltura e produzione tipica e di qualità possono dare, insieme, risposte concrete sul terreno della qualità dello sviluppo e dei servizi, delle opportunità di nuovi lavori.
La realizzazione di servizi e infrastrutture essenziali, nel più rigoroso rispetto dell’ambiente naturale, nelle isole minori diventa presupposto per lo sviluppo di un turismo sostenibile, consapevole e destagionalizzato, un progetto con il quale si vuole frenare lo spopolamento di questi territori, il loro degrado, la loro banalizzazione turistica, la perdita di tradizioni irripetibili e uniche.
Le isole minori necessitano infatti di servizi e infrastrutture per potere elevare la sicurezza e la qualità della vita delle popolazioni residenti, ma anche per potere competere a livello internazionale con gli altri segmenti del mercato del turismo ambientale, attraverso la valorizzazione di quei beni di cui tali territori sono ricchi: natura, storia, cultura, artigianato, paesaggio, arte, lavori e produzioni tradizionali e di qualità.
Le isole minori sentono inoltre la necessità che la loro peculiarità territoriale venga presa in considerazione dalla legislazione nazionale e regionale, dall’amministrazione e dalle scelte strategiche che riguardano lo sviluppo.
In un periodo di profonda trasformazione dello Stato sociale, scuola, sanità e giustizia non possono essere ridimensionate proprio nelle isole minori, ove già esse sono presenti con strutture ai limiti della sopravvivenza e della convivenza civile.
Altrettanto importante è il tema della portualità e dei trasporti, inteso come sicurezza degli approdi, vera e propria precondizione per la raggiungibilità delle isole e quindi delle aree protette marine in qualsiasi periodo dell’anno, per la garanzia della sicurezza nei collegamenti con la terraferma delle popolazioni residenti e dei turisti.
Questo tema non deve essere utilizzato però a pretesto per nuove colate di cemento sulle isole minori italiane. Se la scelta della destagionalizzazione deve essere una scelta da perseguire con efficacia, non si può pensare di puntare su opere, quali i porti turistici, che irrigidiscono ancora di più il sistema contribuendo a stagionalizzare ulteriormente i flussi turistici. Ad esempio, una nuova politica del Ministero delle Infrastrutture sulle tariffe marittime, che incentivi l’arrivo nelle isole nei periodi di media e bassa stagione, contribuirebbe a favorire politiche di destagionalizzazione. Proprio in questi ambiti emerge l’importanza della compenetrazione e della sinergia tra Itaca e il DUPIM.
Per ciò che riguarda il tema della mobilità a basso impatto ambientale connesso con il risparmio energetico, con l'utilizzazione di fonti energetiche alternative e a basso impatto ambientale e con l'utilizzazione di mezzi a basso tasso inquinante, nelle isole minori va sperimentato, sia nel trasporto pubblico che in quello privato, un sistema che utilizzi autobus e automobili a trazione ecologica (elettrica ibrida, gas, biodiesel, ecc.), finalizzato anche a scoraggiare l’afflusso di automobili tradizionali sulle isole.
Approvvigionamento idrico, smaltimento delle acque reflue, gestione dei rifiuti possono trasformarsi da problemi in opportunità attivando scelte innovative a basso consumo energetico e ad alto contenuto tecnologico. Da un lato i più moderni dissalatori, di cui molte isole sono dotate, dall’altro la gestione e il riciclaggio in loco della maggior parte dei rifiuti prodotti, ed ancora il recupero delle acque reflue da destinare a scopo irriguo, oltre a rappresentare opportunità di occupazione e di lavoro possono essere il contributo che le isole minori mettono a disposizione per un’idea di servizi che sia all’altezza delle nuove sfide della tecnologia. In tale ambito il ricorso a tecniche di depurazione delle acque a basso impatto (fitodepurazione) e alle energie alternative per l’approvvigionamento energetico (gli impianti solari termici, solari fotovoltaici e eolici nelle isole presentano notoriamente rendimenti energetici più elevati della media) può costituire un’opzione ancora realizzabile in molti contesti.
Va potenziata la rete pubblica informatica per favorire l’accesso delle isole ai più moderni servizi informativi, amministrativi, formativi, turistici, di assistenza sanitaria su scala più vasta al fine di ridurre nel concreto l’isolamento e per sviluppare le opportunità offerte dal telelavoro.
Agricoltura, pesca artigianale e biodiversità
Nello stretto legame tra la tutela del paesaggio, della conservazione della natura e della biodiversità si colloca il progetto di sviluppo rurale. Nelle isole minori del Mediterraneo il sistema della qualità ambientale è in stretto rapporto con la qualità dell’agricoltura e con l’attività di pesca artigianale. La conservazione dell’attività agricola e quindi la definizione di obiettivi di sviluppo rurale, in accordo con la nuova politica in tale settore dell’Unione Europea, insieme ad apposite misure di sostegno o diversificazione delle attività di pesca artigianale (ma anche di pesca-turismo, ittiturismo, trasporto collettivo, ripopolamento ittico, maricoltura) che consentano la riconversione dalle attività di pesca a maggior impatto ambientale, devono diventare un progetto strategico per la produzione di beni di qualità e per la loro trasformazione, attivando un sistema di consorzi per la produzione, trasformazione e commercializzazione di una serie di prodotti fortemente connotati in rapporto alle aree geografiche di provenienza e alle tecniche di lavorazione, per la creazione di marchi di qualità e di tipicità ("valore aggiunto immateriale"), in grado di assicurare un futuro al patrimonio di tipicità ancora presente.
Le aree protette marine interessate da Itaca
Le zone costiere e marine italiane per le quali è prevista l’istituzione di aree protette marine sono ben 52, tra riserve, parchi sommersi e santuari internazionali. L’elenco delle aree di reperimento, cioè di quelle zone che per il loro valore naturalistico e per l’integrità del patrimonio biologico devono essere sottoposte a tutela è contenuto nella legge 979/82, sulle disposizioni per la tutela del mare, nella L. 394/91, o legge quadro sulle aree naturali protette, e nelle successive L. 344/97, L. 426/98, L. 388/2000 e L. 93/2001.
Ad oggi risultano istituite 22 aree marine protette, di cui 6 in arcipelaghi ed isole minori sedi di insediamenti antropici: Isola di Ustica, Isole Tremiti, Isole Egadi, Isole di Ventotene e Santo Stefano, Isola dell’Asinara e Isole Pelagie. Inoltre 2 parchi nazionali comprendono perimetrazioni a mare in altrettante aree marine in corso di istituzione: Arcipelago della Maddalena e Arcipelago Toscano. Sono inoltre in corso di istituzione, secondo iter giunti a diversi stadi, le aree marine protette delle isole di Ischia, Procida e Vivara ("Regno di Nettuno"), delle isole Eolie, dell'isola di Capri, dell’isola di Pantelleria e delle isole di Ponza e Palmarola.
L’elenco delle isole minori interessate dal progetto include anche l’Isola di S. Pietro, tuttora aree di reperimento, per la quale sarà eventualmente avviato l’iter istitutivo dell’area marina protetta.
In questo quadro, le aree marine protette esistenti e quelle in corso di definizione possono costituire una cornice per l’indirizzo da dare ad uno sviluppo ecosostenibile di questi territori. Dalle isole, sempre più frequentate, conosciute ed ambite in periodo estivo, ma sempre più trascurate nel lungo inverno, stanno arrivando messaggi chiari e pressoché univoci riguardo la sostenibilità dello sviluppo. Il volano economico costituito dalle aree protette, del resto, può rappresentare un'opzione insostituibile per fronteggiare i problemi cronici delle zone marginali (insulari, rurali e montane), quali la disoccupazione, lo spopolamento e la tendenza all'invecchiamento della popolazione residente.
Questa consapevolezza vuole diventare messaggio politico e culturale nazionale, specialmente perché investe le pubbliche amministrazioni e gli Enti locali insieme alle popolazioni residenti. Tutto ciò impone una maggiore attenzione a tutte le tematiche legate al mare e alle attività che in esso si svolgono, all'inquinamento, all'uso e alla gestione del territorio-mare, che tante influenze hanno, ovviamente, sulla vita e sullo sviluppo delle comunità isolane.
Tabella
Elenco delle isole minori comprese nel progetto Itaca, con gli enti locali, le aree protette marine e terrestri e gli enti gestori.
|
Isola |
Regione |
Provincia |
Comune |
Riserva Marina |
|---|---|---|---|---|
|
Isole dell'Arcipelago Toscano (Elba, Capraia, Pianosa, Gorgona, G annutri, Montecristo e Giglio) |
Toscana |
Livorno e Grosseto |
Capraia, Campo nell’Elba, Capoliveri, Isola del Giglio, Marciana Marina, Marciana, Portoferraio, Pianosa, Rio Marina, Rio nell'Elba |
Istruttoria in fase di avvio |
|
Isole di Ponza e Palmarola |
Lazio |
Latina |
Ponza |
Iter in fase di stallo |
|
Isole di Ventotene e S. Stefano |
Lazio |
Latina |
Ventotene |
Istituita |
|
Isola di Ustica |
Sicilia |
Palermo |
Ustica |
Istituita |
|
Arcipelago delle Isole Eolie (Lipari, Salina, Vulcano, Alicudi, Filicudi, Panarea e Stromboli) |
Sicilia |
Messina |
Lipari, Leni, Malfa, Santa Marina, Salina |
Istruttoria in corso |
|
Isole Egadi (Marettimo, Levanzo, Favignana) |
Sicilia |
Trapani |
Favignana |
Istituita |
|
Isole Tremiti (Caprara, Pianosa, S.Nicola, S.Domino e Cretaccio) |
Puglia |
Foggia |
Isole Tremiti |
Istituita |
|
Isole Pelagie (Lampedusa, Lampione, Linosa) |
Sicilia |
Agrigento |
Lampedusa |
Istituita |
|
Isola di Capri |
Campania |
Napoli |
Capri, Anacapri |
Istruttoria in fase di avvio |
|
Isola di Pantelleria |
Sicilia |
Trapani |
Pantelleria |
Studi di fattibilità da avviare |
|
Arcipelago della Maddalena (La Maddalena, Budelli Caprera, Spargi, S. Maria, S. Stefano e Razzoli) |
Sardegna |
Sassari |
La Maddalena |
Iter in fase di stallo |
|
"Regno di Nettuno" (Ischia, Vivara e Procida) |
Campania |
Napoli |
Casamicciola Terme, Lacco Ameno, Barano, Ischia Porto, Serrara Fontana, Forio, Procida |
Istruttoria in fase avanzata |
|
Isola dell’Asinara |
Sardegna |
Sassari |
Porto Torres |
Istituita |
|
Isola di S. Pietro |
Sardegna |
Cagliari |
Carloforte, S. Antioco, Calasetta e Portoscuso |
Area marina di reperimento |

