Ecosistema Urbano XIX edizione


Venezia (grandi città) Trento (medie) e Verbania (piccole) in testa alla classifica della qualità ambientale nei centri urbani che complessivamente mostra una preoccupante battuta d’arresto. 

E’ crisi. Ma la penuria di risorse non è sufficiente a spiegare la brusca e preoccupante battuta d’arresto delle politiche ambientali urbane: prima ancora di quella economica, pare esserci una crisi della capacità di fare buona amministrazione. Nell’insieme dei capoluoghi italiani, ad esempio, torna a crescere l’inquinamento atmosferico, senza contare l’inefficienza energetica e quella del trasporto pubblico, messo sotto pressione dai tagli e incapace di attrarre passeggeri. Non crescono inoltre le isole pedonali, le zone a traffico limitato e le reti ciclabili urbane. È questa la foto scattata dalla XIX edizione di Ecosistema Urbano, la ricerca sulla qualità ambientale di Legambiente e Ambiente Italia, realizzata con la collaborazione editoriale del Sole 24 Ore.Scarica Ecosistema Urbano nel file in fondo alla pagina.


Le tre vincitrici: Venezia, Trento, Verbania

Venezia si riconferma al primo posto per le grandi città. Migliora la depurazione dei reflui che è al 90%; stabili i consumi elettrici; cresce, seppur di poco, la raccolta differenziata (35,4%). Bene il trasporto pubblico con 571 viaggi/ab./anno. Seguono Bologna e Genova, secondo e terzo posto, come la scorsa edizione. 
Per le città medie conquista la vetta Trento. Scendono a 42,5 microgrammi al metro cubo le medie relative al biossido di azoto, rispetto ai 49,5 mcrogr./mc della passata edizione. Bene la raccolta differenziata che supera il 60% (64,3%). Nel trasporto pubblico Trento registra 182 viaggi per abitante all’anno. Seguono nella classifica generale delle città medie: Bolzano (2ª), La Spezia (3ª), Parma (4ª), e Perugia (5ª). I centri urbani di medie dimensioni dimostrano, rispetto alle grandi e alle piccole città, una migliore reattività allo stallo generale.
Verbania primo poosto per i piccoli centri urbani: al top nella raccolta differenziata col 72,1%, seconda solo a Pordenone. Bene anche la superficie urbana complessivamente destinata alle bici con 23,69 metri equivalenti ogni 100 abitanti, che le vale il terzo posto in questa graduatoria, dietro Mantova e Lodi. In classifica dietro Verbania, ci sono Belluno (2ª), Pordenone (3ª), Mantova (4ª) e Aosta (5ª). Le 3 peggiori. Ottengono la maglia nera Reggio Calabria (44 ª) per le città medie, Vibo Valentia (45 ª) per le città piccole, e Messina (15 ª) per le grandi città. Alla base di questi risultati c’è una lunga sfilza di risposte non date, da parte delle amministrazioni di Messina e Vibo Valentia, che non hanno permesso di valutare le loro performance. Per quanto riguarda Reggio Calabria, le risposte sono arrivate ma non sono state esaustive. E i dati emersi non sono di certo positivi: male i consumi idrici procapite (194,1 litri procapite al giorno), la dispersione idrica si attesta al 38% e non decolla la raccolta differenziata, che seppur in crescita rispetto alla scorsa edizione (8,4%), si ferma quest’anno all’11,4%.


I consumi:

La crisi economica, ovviamente, incide sui consumi. Le perdite della rete idrica sono al 32%, e sono 56 le città (erano 50 nella scorsa edizione) nelle quali un terzo dell’acqua immessa negli acquedotti si perde per strada.Nella depurazione dei reflui sei comuni (erano cinque lo scorso anno) depurano solo la metà, o meno, della popolazione. La situazione più critica è rappresentata ancora da Imperia, sprovvista di un impianto di depurazione dei reflui, seguita da Benevento che tratta solo il 21% delle acque di scarto.La produzione pro capite di rifiuti urbani in media è stata di 567,6 kg pro capite, a conferma di un continuo calo che dura ormai da diversi anni (era di 587,3 nel 2010 e 597,8 kg nel 2009). Cresce sensibilmente la media dei rifiuti raccolti in maniera differenziata, che passa dal 31,97% dello scorso anno, all’attuale 37,96%. Resta però ancora molto lontano la soddisfazione degli obiettivi normativi. Per il 2011 infatti era prevista la soglia del 60% di Rd, raggiunta però solo da dodici città: Novara, Salerno, Trento, Pordenone, Verbania, Belluno, Oristano, Teramo, Benevento, Asti, Nuoro, Rovigo.



Qualità dell'aria:


Tre le sostanze monitorate dalla ricerca: biossido di azoto (NO2), polveri sottili (Pm10) e ozono (O3). Nel 2011 (l’anno preso in esame da questo rapporto), la situazione è complessivamente peggiorata rispetto all’anno precedente, in maniera particolare per quello che riguarda polveri sottili e ozono, mentre il biossido di azoto rimane sostanzialmente stabile.


Mobilità:

I parametri dello smog sono direttamente influenzati da quelli della mobilità. Il livello medio di motorizzazione privata (la densità di automobili) nei capoluoghi continua a crescere, seppur di pochissimo (63,8 auto ogni 100 abitanti, contro le 63,7 della scorsa edizione). Il numero di automobili appare quasi ovunque inversamente proporzionale all’offerta di trasporto pubblico: è più basso nelle grandi città (con la vistosa eccezione di Roma e Catania), dove l’offerta di mobilità pubblica è tendenzialmente maggiore, rispetto alle città di medie e piccole dimensioni. Infatti nei grandi centri urbani italiani ci sono in media 57 auto/100 ab; 61 auto ogni cento abitanti son presenti mediamente nei centri di dimensioni medie; 68 auto/100 ab. è invece la media nelle piccole città capoluogo. Solo Venezia (che conta 41,2 auto ogni 100 ab), La Spezia e Genova hanno meno di 50 auto per 100 abitanti, mentre sono 12 le città (Roma, Aosta, Catania, Frosinone, L'Aquila, Latina, Nuoro, Potenza, Isernia, Rieti, Vibo Valentia e Viterbo) che fanno registrare un tasso di motorizzazione uguale o superiore a 70 auto/100 abitanti. L’altra faccia dell’elevatissimo tasso di motorizzazione è l’inefficienza del trasporto pubblico locale. La media dei viaggi effettuati con i mezzi pubblici dagli abitanti scende dagli 85 viaggi/ab/anno della passata edizione, agli attuali 83. Pochi spostamenti anche per aree pedonali, zone a traffico limitato e mobilità ciclabile. Le aree destinate ai pedoni non crescono (la media di isole pedonali è identica a quella della scorsa edizione: 0,34 mq/ab), mentre crescono di poco le zone limitate al traffico veicolare (in media si sfiorano i 3,5 mq/ab, lo scorso anno erano 3,3 mq/ab), ma al tempo stesso si restringe il suolo destinato alle due ruote (7,2 metri equivalenti ogni 100 abitanti nel 2010, poco più di 6,7 nel 2011).



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