Reati ambientali. Consiglio dei Ministri recepisce direttive Ue


 

Legambiente: “Un’operazione di facciata. Occasione persa a tutto vantaggio delle ecomafie”.

“Un provvedimento di facciata, approvato col solo obiettivo di non incorrere nelle sanzioni dell’Ue”. Questo il giudizio di Legambiente sul testo approvato oggi dal Consiglio dei Ministri sui reati ambientali.

“Nel paese dell’abusivismo edilizio e del saccheggio del territorio, delle mozzarelle alla diossina e del business delle ecomafie si è persa, ancora una volta, l’occasione di intervenire adeguatamente e fornire una legge penale efficace a tutela dell’ambiente e della salute dei cittadini – ha dichiarato il presidente nazionale di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza -. I reati ambientali continuano così a rientrare tra le contravvenzioni, le sanzioni sono scarsamente deterrenti, i tempi di prescrizione bassissimi e non è stato previsto nulla per i reati nell’ambito del ciclo del cemento lasciando, di fatto, senza tutela il paesaggio e la fragilità geomorfologia e urbanistica dei territori”.

Oltre alla responsabilità delle persone giuridiche, attualmente non prevista per i reati ambientali, nel Codice penale sono state infatti inserite solo due fattispecie incriminatorie relative a chi uccide, distrugge, preleva o possiede fuori dai casi consentiti, esemplari di specie animali o vegetali selvatiche protette e a chi distrugge o comunque deteriora in modo significativo un habitat all'interno di un sito protetto. Tutto il resto è rimasto pressoché invariato, con il plauso – immaginiamo – di chi fino ad oggi ha costruito abusivamente o inquinato gravemente territori e falde acquifere e che ora sarà spronato a continuare in tali comportamenti per i quali non è prevista la reclusione.

“L’introduzione nel Codice penale dei reati contro la fauna e la flora protetta - ha concluso Cogliati Dezza -, rappresenta solo un piccolo passo avanti in materia. L’Italia avrebbe avuto bisogno, invece, di un provvedimento coraggioso, basato su pene reclusive crescenti in base alla gravità degli illeciti, dal danno ambientale al delitto di ecomafia o di frode ambientale ed è gravissimo che il governo non abbia saputo cogliere questa occasione per stabilire un principio così importante per il futuro economico e sociale del Paese”.

Roma, 7 luglio 2011        Comunicato stampa


L’Ufficio stampa Legambiente
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Pubblicato il07 luglio 2011