Protocollo di Kyoto. Legambiente presenta “Basta case colabrodo”


In occasione dell’undicesimo anniversario dell’entrata in vigore dell’accordo Legambiente presenta “Basta case colabrodo” Dossier sui consumi energetici e gli sprechi nelle case in cui viviamo‎   "In nove regioni nessun controllo sulle certificazioni energetiche né sanzioni"

 

Domani si celebra l’undicesimo anniversario dell’entrata in vigore del Protocollo di Kyoto e per l’occasione Legambiente fa il punto sull’efficienza energetica degli edifici in Italia e le norme che regolano il diritto dei cittadini di conoscere l’entità degli sprechi e le modalità per risparmiare in bolletta aumentando il comfort delle proprie abitazioni.

Il consumo di fonti fossili per il riscaldamento degli edifici è infatti responsabile di una quota rilevantissima dell’inquinamento delle città italiane e della produzione di gas serra, ed è quindi un settore chiave sul quale intervenire per diminuire le concentrazioni di smog nell’aria, come più volte segnalato e richiesto anche dall’Unione Europea, incidendo positivamente sulle tasche e sulla qualità della vita dei cittadini.

La spesa energetica è una voce rilevante del bilancio delle famiglie, che per il riscaldamento e il raffrescamento delle abitazioni può variare tra i 1500 e i 2000 euro all’anno. Eppure, questa spesa può essere ridotta fino al 50% con interventi di efficienza energetica negli edifici e con impianti che possono rendere più confortevoli sia d’inverno che d’estate le case in cui viviamo.

 

“Nell'anniversario dell’entrata in vigore del protocollo di Kyoto‎ - ha dichiarato il vicepresidente di Legambiente Edoardo Zanchini – abbiamo voluto sollecitare l’attenzione sul tema dell’efficienza energetica in edilizia, con l’obiettivo di sensibilizzare e rendere consapevoli i cittadini dei loro diritti. Perché nonostante le norme in vigore obblighino a rendere trasparenti le informazioni sui consumi per il riscaldamento e raffrescamento delle abitazioni, in gran parte del Paese queste informazioni sono negate o addirittura false, per cui continuiamo a vivere in case colabrodo, e senza poter sperare in alcuna opera di riqualificazione in tempi brevi visti i ritardi dei programmi di incentivo”.

 

Sia il Governo che le Regioni (la maggior parte almeno) sono responsabili di questa situazione. L'Italia ha accumulato enormi ritardi nel recepire le Direttive europee che obbligavano a scegliere questa prospettiva di cambiamento e ancora oggi diversi obblighi non sono stati attuati, mentre altri strumenti che dovevano spingere la riqualificazione sono fermi: il DL sull’efficienza energetica che prevedeva l’istituzione del Fondo per l'Efficienza Energetica è stato approvato da 592 giorni ma il fondo non è ancora accessibile e le risorse stanziate per il 2014 e il 2015 sono andate sprecate. Stessa sorte per il programma di miglioramento delle prestazioni degli edifici pubblici e privati e per il piano di informazione e formazione sull’efficienza energetica, la cui predisposizione è stata assegnata all'Enea. Mentre, solo in questi giorni si è finalmente sbloccata la situazione del Conto Termico, ossia gli incentivi per gli interventi di efficienza energetica che riguardano anche il patrimonio edilizio. 

 

L’Italia ha recepito sempre con estremo ritardo le Direttive Europee sull’efficienza energetica in edilizia. Sono stati infatti numerosi i richiami dell’Unione Europea sul recepimento della Direttiva 2002/91, fino ad arrivare all’apertura di una procedura di infrazione ed al deferimento alla Corte di Giustizia Europea nel 2012. Questo anche perché di efficienza energetica in Italia si ‘occupano’ il Ministero delle Infrastrutture, quello dello Sviluppo economico, quello dell’Ambiente, oltre all’Enea a cui sono stati affidati sempre più importanti compiti. Nella realtà, però, non c’è alcuna regia che permetta di comprendere come il nostro Paese si muoverà nei prossimi anni per affrontare le barriere burocratiche e normative, le incertezze e la possibilità di accedere alle risorse, per risolvere i problemi che oggi si trovano ad affrontare cittadini e sindaci intenzionati a muoversi in questa direzione di cambiamento.

 

Alle Regioni sono affidati compiti fondamentali dalle Direttive europee in materia di efficienza energetica: devono garantire controlli indipendenti e sanzioni sulle certificazioni energetiche degli edifici (Legge 90/2013, che ha recepito la Direttiva 31/2010), individuando organismi e soggetti a cui affidare i controlli, intervenendo con verifiche periodiche sulla conformità dei rapporti di ispezione e degli attestati di certificazione emessi. Eppure, nel 2016 ancora in molte Regioni non esistono né controlli né sanzioni sulle certificazioni energetiche. In Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Lazio, Marche, Molise, Sardegna e Umbria, non è stato stabilito chi deve controllare quel 2% minimo di certificazioni previsto dalla legge nazionale e, non essendo chiaro chi deve controllare, anche le sanzioni previste nei confronti di progettisti, direttori dei lavori e certificatori non sono applicate. La Legge prevede, inoltre, che le Regioni possano emanare leggi più restrittive rispetto al numero dei controlli e all’entità delle sanzioni, ma fino ad oggi sono poche quelle che hanno approvato norme tali da garantire realmente  i cittadini. Da citare in positivo la Provincia di Bolzano, che prevede controlli su tutti gli attestati di prestazione energetica, con verifiche sul progetto e in cantiere.

 

Sono oltre 500 le termografie (foto a infrarossi) scattate da Legambiente in questi ultimi anni in 45 città italiane, relative a edifici pubblici e edifici residenziali privati. Le immagini raccolte nel dossier presentato oggi (http://www.legambiente.it/contenuti/dossier/basta-case-colabrodo), mostrano i problemi di isolamento termico nelle sedi dei Ministeri che dovrebbero spingere le politiche di efficienza, con evidenti dispersioni termiche da solai interpiano e pilastri; le stesse criticità si riscontrano nelle sedi della Regione Emilia Romagna e in quella del Molise. Idem per l’edificio sede dell'Enea. Numerose criticità rilevate anche in strutture di edilizia residenziale costruite recentemente, pubbliche o private, di Roma, Firenze, Bologna e Milano, ma anche di Foligno, Pesaro, Pescara, Pisa.

 

Per cambiare questa situazione servono controlli indipendenti sulle certificazioni energetiche e sanzioni. Le Regioni devono approvare leggi che fissino regole serie per i controlli e giuste sanzioni. Il Governo deve intervenire per sollecitare le Regioni inadempienti e per legare gli interventi energetici con quelli di sicurezza antisismica. Prestazioni energetiche e di sicurezza devono viaggiare assieme, stabilendo l’obbligo del libretto energetico e antisismico per tutti gli edifici esistenti.

Occorre spingere la riqualificazione del patrimonio edilizio dando certezze agli Ecobonus per gli interventi di riqualificazione che scadono a Dicembre 2016, premiando, nelle ristrutturazioni, il miglioramento della classe energetica di appartenenza. Con una ampia riqualificazione energetica del patrimonio edilizio esistente sarà possibile ridurre in maniera sostanziale i consumi energetici civili.

Servono poi nuovi strumenti per rilanciare gli interventi di riqualificazione energetici perché troppi interventi su edifici pubblici e privati sono fermi per colpa dei ritardi del Governo. Si deve rendere subito operativo il fondo per l’efficienza energetica introdotto con il Decreto Legislativo 102/2014 e stabilire i criteri per l’accesso da parte di privati e enti pubblici. Occorre poi escludere dal patto di stabilità gli interventi sul patrimonio pubblico che permettono di realizzare interventi certificati e verificati di riduzione dei consumi energetici degli edifici. In ultimo, è necessario intervenire per la semplificazione degli interventi di efficienza energetica, in particolare nei condomini e per gli interventi di retrofit di interi edifici, per permettere alle famiglie di dimezzare i consumi energetici.

 

Dossier completo: http://www.legambiente.it/contenuti/dossier/basta-case-colabrodo

 

L’ufficio stampa: 06.86268376 – 53 - 99


LA SITUAZIONI DELLE REGIONI ITALIANE

REGIONI

CERTIFICAZIONE ENERGETICA REGIONALE

%

MINIMA CONTROLLI

SOGGETTI INCARICATI

SANZIONI

Pr. Bolzano

Sì, per nuovi edifici, ristrutturazione, ampliamenti, demolizione e ricostruzione. La classe B è la minima richiesta per gli edifici di nuova costruzione.

100%

Agenti dell’Agenzia CasaClima sul progetto e con sopralluoghi nei cantieri.

Non viene rilasciato il permesso di costruire e vengono bloccati i lavori.

Pr. Trento

Sì, in caso di nuova edificazione, ristrutturazione, ampliamenti e demolizione e ricostruzione. La classe B è la minima richiesta per gli edifici di nuova costruzione.

5%

Ispettori dell’Agenzia Provinciale per l’Energia

Il progettista che rilascia un attestato di certificazione energetica falso è punito con una sanzione del 70% della parcella; il costruttore che non consegna al proprietario l’originale della certificazione energetica è punito con una sanzione tra 5.000 e 30.000 euro.

Toscana

Sì, la certificazione regionale si aggiunge a quella nazionale obbligatoria. Vale per nuovi edifici, ristrutturazione, compravendita e locazione.

4%

(di cui almeno il 2% degli edifici in classe A)

Tecnici

Comunali

Le sanzioni previste riguardano soltanto il declassamento dell’edifico e/o dell’unità immobiliare.

Lombardia

Sì, in caso di nuova costruzione, ristrutturazione, ampliamento volumetrico e locazione.

Obbligo negli annunci di vendita e locazione.

 

2%

Tecnici della Regione

In caso di mancanza dell’attestato di certificazione energetica è prevista una sanzione tra 2.500 e 10.000 euro. Previste sanzioni anche in caso di mancata documentazione relativa all’installazione di pannelli solari termici, con sospensione dei lavori ed un’ammenda tra i 500 e i 2.500 euro.

Friuli Venezia Giulia

Sì, per nuova costruzione, ampliamenti e ristrutturazioni. Per le compravendite e le locazioni si applica quanto previsto dalla certificazione nazionale.

2%

Tecnici dell’Agenzia Regionale per l’Energia (sul progetto e poi due verifiche in cantiere)

In caso di mancanza dell’attestato è prevista una sanzione che va da € 1.000 a € 6.000.

Piemonte

Sì, in caso di nuova costruzione, ristrutturazione, compravendita e locazione.

2%

Tecnici dell’ARPA affiancati da incaricati del Comune

Le sanzioni sono graduate a seconda dell’irregolarità accertata, ed applicate ai certificatori, ai costruttori, ai venditori e ai locatori. Previste sanzioni anche nel caso in cui i pannelli solari termici non vengano installati o vengano sottodimensionati: tra i 5.000 ed i 15.000 che introita il Comune per destinare queste risorse nello sviluppo delle rinnovabili.

 

Emilia-Romagna

Sì, nel caso di nuova costruzione, demolizione e ricostruzione, ristrutturazioni integrali e locazioni.

2%

Tecnici della Regione affiancati da quelli degli Enti Locali

Il progettista che rilascia un attestato di certificazione energetica falso è punito con una sanzione del 70% della parcella; il costruttore che non consegna al proprietario l’originale della certificazione energetica è punito con una sanzione tra 5.000 e 30.000 euro.

Puglia

Sì, per nuove costruzioni e ristrutturazioni.

2%

Tecnici dell’Agenzia Regionale per l’Energia

Il progettista che rilascia un attestato di certificazione energetica falso è punito con una sanzione del 70% della parcella; il costruttore che non consegna al proprietario l’originale della certificazione energetica è punito con una sanzione tra 5.000 e 30.000 euro.

Valle d’Aosta

Sì, per nuova costruzione, ristrutturazione e nuova installazione o ristrutturazione di impianti termici.

2%

Tecnici della Regione

Le sanzioni previste sono amministrative ed includono la sospensione dell’attività di certificazione per il professionista.

Liguria

Sì, per nuova costruzione, ristrutturazione, compravendita e locazione.

2%

Tecnici dell’Agenzia Regionale per l’Energia

La sanzione amministrativa e’ tra i 300 ai 1.500 euro per il tecnico che redige l’APE.

Umbria

Sì, per nuovi edifici, ristrutturazioni, compravendita e locazioni.

Obbligo della certificazione negli annunci commerciali di compravendita.

 

2%

NO

NO

Lazio

Sì, su base volontaria riguarda nuovi edifici e ristrutturazioni.

2%

NO

NO

Marche

Sì, su base volontaria riguarda nuovi edifici e ristrutturazioni.

2%

NO

NO

Sicilia

NO

2%

Tecnici del Dipartimento Regionale per l’ Energia

NO

Veneto

NO

2%

Tecnici della Regione

NO

Abruzzo

NO

2%

NO

NO

Basilicata

NO

2%

NO

NO

Calabria

NO

2%

NO

NO

Campania

NO

2%

NO

NO

Molise

NO

2%

NO

NO

Sardegna

NO

2%

NO

NO

 

 

 

 

Pubblicato il15 febbraio 2016