Ecosistema Animali, l’indagine sui servizi e le attività realizzate dai comuni capoluogo di provincia per la tutela degli amici a quattro zampe


Modena, Pordenone e Torino tra i comuni virtuosi ed attenti a cani e gatti. L’86,5% dei capoluoghi che hanno risposto al questionario del Cigno Verde disponedi strutture per ospitare cani randagi ed il 68,5% ha piani di tutela per le colonie feline

Comuni a prova di cani e gatti. Modena, Pordenone e Torino sono tra i comuni capoluogo di provincia che ottengono da Legambiente una nota di merito per le loro buone pratiche nella tutela degli animali domestici. Tre realtà, tre esempi virtuosi che riguardano la gestione delle strutture comunali e le attività di microchippatura per tutti i cani (cioè l’inserimento di un chip sotto la pelle dell’animale). Ed ancora, piani di tutela per le colonie feline, campagne d’informazione sulle leggi vigenti in materia di protezione animale, corsi di formazione per imparare a gestire il proprio fido, iniziative per promuovere l’adozione dei cani che si trovano nei canili, progetti di educazione nelle scuole ed infine la possibilità di trasportare cani e gatti sui mezzi pubblici. I comuni virtuosi mostrano l’Italia che ama e rispetta gli animali, non quella dei canili lager, degli abbandoni o dei maltrattamenti, ma quella di un Paese attento alla difesa e alla cura dei suoi amici a quattro zampe e alle esigenze delle famiglie che li ospitano.

È quanto emerge dalla prima edizione di Ecosistema Animali 2011, dall’indagine di Legambiente sui servizi e le attività realizzate dai comuni capoluogo di provincia per la tutela degli amici a quattro zampe realizzato attraverso un questionario con oltre 40 domande, inviato a 109 amministrazioni comunali, a cui hanno risposto 89 municipi. Una fotografia che vuole porre l’attenzione sul benessere degli animali in città, perché occuparsi di loro significa anche e soprattutto offrire servizi ai milioni di famiglie che li ospitano e li amano. In Italia almeno una famiglia su quattro possiede perlomeno un cane o un gatto e anche chi non li ha, vuole che il proprio comune s’impegni per non lasciare animali abbandonati che soffrono e possono divenire causa di problemi sanitari e/o di sicurezza.

“Dalla nostra indagine emerge un quadro generale interessante: in Italia le competenze ci sono, come insegna l’esperienza di Torino, ma bisogna ancora fare molto, magari prendendo esempio proprio dai comuni virtuosi – ha spiegato Antonino Morabito, responsabile nazionale Fauna Legambiente durante la presentazione di Ecosistema Animali 2011 presentato questa mattina 27 maggio a Firenze in occasione di TerraFutura.
“Senza stilare una classifica dei più “buoni”, la completezza delle attività e dei servizi offerti per la tutela e il benessere degli animali domestici e il livello di dettaglio delle risposte fornite dalle amministrazioni nella compilazione del questionario – ha aggiunto Morabito - ci ha permesso di individuare i comuni che offrono ai cittadini servizi di qualità e di selezionare le buone pratiche che possono essere esportate in altri comuni”.


I dati più interessanti che sono emersi da Ecosistema Animali 2011 riguardano la mappatura del territorio comunale di canili, rifugi, allevamenti, pensioni o qualsiasi luogo di detenzione di gruppo di animali, le campagne periodiche di microchippatura, i piani di tutela delle colonie feline, le ordinanze sindacali che vietano la sosta sul territorio comunale di spettacoli che utilizzano animali ed infine il trasporto di cani e gatti sui mezzi pubblici.


Mappatura del territorio e microchippatura, infatti, sono due attività fondamentali per conoscere meglio l’area territoriale con le sue strutture e per definire il numero degli animali presenti, ma purtroppo non sono ancora consolidate tra i comuni. Nel 2010 il 34,8% dei comuni capoluogo di provincia ha realizzato, direttamente, tramite proprie strutture, o indirettamente tramite convenzione con associazioni e/o professionisti, la mappatura del territorio dei canili o di qualsiasi luogo di detenzione di gruppi di animali; mentre il 58,4% ha dichiarato di non averla realizzata e il 4,4% non ha risposto.

Invece alla domanda se nel 2010 siano state realizzate le campagne di microchippatura: il 50,5% dei municipi ha dichiarato di averla realizzata, il 43,8% ha risposto no mentre il 5,6% ha lasciato in bianco la domanda. Un dato negativo che pesa sul lavoro dell’anagrafe canina, istituita con la legge 281 del 1991. Gli uffici in questione si occupano, infatti, di registrare gli animali dotati di microchip riuscendo in questo modo ad avere un quadro numerico degli animali presenti sul territorio con la positiva conseguenza di ridurre abbandoni e cattive abitudini da parte dei proprietari.

Dal 1° gennaio 2005 il microchip è diventato l’unico sistema identificativo nazionale, in sostituzione del tatuaggio. Infatti, nel caso in cui il tatuaggio non sia più leggibile, il cane deve obbligatoriamente essere identificato con microchip ed essere nuovamente registrato nell’anagrafe. La registrazione dei cani nelle relative banche regionali, che implementano quella nazionale, è un atto obbligatorio sancito dalla legge n. 281 del 1991. Il proprietario o il detentore di un cane deve quindi provvedere a far identificare e contestualmente registrare l’animale già dal secondo mese di vita.

Per quanto riguarda l’esistenza di strutture comunali per ospitare cani randagi catturati sul territorio comunale, ben 78 comuni capoluogo di provincia (86,5%) hanno risposto positivamente dicendo che esistono tali strutture contro 11 municipi (12,3%) che hanno detto no. Dei 78 comuni che dispongono di canili o strutture simili, 8 municipi li gestiscono in proprio, 40 li affidano ad associazioni tramite convenzioni, 24 a ditte o cooperative tramite appalto, e 18 in altro modo. Riguardo i servizi che queste strutture comunali garantiscono, i dati sono positivi e dimostrano che c’è una particolare attenzione a ciò: 78 amministrazioni comunali assicurano il monitoraggio e l’assistenza ai cani ospitati, 69 la sterilizzazione chirurgica, 79 le promozioni delle adozioni, 70 l’assistenza e il controllo della salute dei cani affidati dal canile e 44 l’osservazione e la rieducazione di cani mordaci.

L’indagine di Legambiente ha poi focalizzato l’attenzione sui piani di tutela delle colonie feline e le ordinanze sindacali che vietano la sosta sul territorio comunale di spettacoli che utilizzano animali come circhi e mostre itineranti di animali vivi. Alla domanda se esista un piano di tutela e di controllo delle colonie feline, il 68,5% dei comuni capoluogo di provincia ha risposto in maniera affermativa, mentre il 29,2% ha invece detto che non dispone di tali piani e il 2,2% non ha risposto alla domanda. Per quanto riguarda le ordinanze sindacali, il 25,8% dei municipi capoluogo di provincia ha dichiarato di averle emesse, il 68,5% ha detto di no ed il 4,4% non ha risposto.

Infine sul rapporto animali e mezzi pubblici, da Ecosistema Animali 2011 emerge una discreta attenzione al problema in questione. Il 66,2% dei comuni capoluogo di provincia dà, infatti, la possibilità di viaggiare sui mezzi pubblici in compagnia dei propri amici a quattro zampe; mentre il 26,9% non consente ciò e il 4,4% dei comuni non ha risposto. In particolare il 60,6% dei municipi consente ai passeggeri di autobus urbani di trasportare animali di piccole dimensioni; il 24,7% permette di farli salire sui treni regionali, il 3,3% sulle metropolitane e l'8,9% su altri mezzi così ripartiti: 4 comuni capoluogo di provincia sui taxi, 1 municipio sulla minimetrò, 1 sulle imbarcazioni che attraversano i laghi, 1 sulle linee extra-urbane ed 1 sui pullman.


Dai dati raccolti alle buone pratiche il passo è breve. Tra i comuni capoluoghi di provincia virtuosi, amici di cani e gatti, ecco alcuni ottimi esempi di qualità.

In Piemonte, il Comune di Torino dispone di due canili gestiti dall’E.N.P.A., Ente nazionale protezione animali. Entrambe le strutture hanno un’assistenza veterinaria giornaliera garantita sia al mattino sia al pomeriggio. Nel canile sanitario sono ospitati i cani vaganti sul territorio comunale. Se tatuati o microchippati, attraverso l’anagrafe canina vengono rintracciati i proprietari e, di norma, i cani tornano dalle famiglie che li avevano smarriti. Se invece non sono provvisti d’identificazione, vengono microchippati e sottoposti a profilassi vaccinale e antiparassitaria e restano in osservazione sanitaria per dieci giorni per escludere la presenza di rabbia. Inoltre nel canile sono ricoverati anche cani di proprietà di quei casi sociali riconosciuti (ricoveri, sfratti, detenzione…) che non possono affrontare la spesa di una pensione o animali posti sotto sequestro dalle autorità competenti. L’efficienza di queste strutture e del lavoro dell’amministrazione comunale trova un riscontro diretto nella netta diminuzione degli ingressi dei cani nei canili dovuto anche ad una maggiore consapevolezza dei proprietari di questi animali e all’inserimento del microchip.

Le colonie feline, di cui sono censite circa 1.300 per un totale di almeno 25 mila gatti sparsi sul territorio, sono affidate per l’alimentazione e gestione ai cosiddetti “gattari” che fanno riferimento alle associazioni animaliste. L’ufficio tutela animali effettua dei sopralluoghi per verificare lo stato delle colonie e dirime eventuali controversie dovute alla presenza dei gatti. La città provvede inoltre alla cura e sterilizzazione dei felini randagi e posiziona casette – rifugio per il loro riparo. Tra le altre buone pratiche, il comune di Torino nel 2006 ha approvato un “Regolamento per la tutela ed il benessere degli animali in città”, (Regolamento 320/2006), modificato poi nel 2011. Il regolamento contiene le norme relative al trasporto sui mezzi pubblici per cui l’animale deve essere di piccole dimensioni, non deve recare disturbo ai passeggeri e non deve essere pericoloso. Inoltre deve essere tenuto in braccio o in appositi contenitori coperti. I cani devono avere la museruola e il guinzaglio e non pagano il biglietto (ma neanche i gatti!).

Il regolamento consente anche l’attendamento di circhi e mostre con animali, secondo la normativa CITES. Dal 1 febbraio 2013 sarà però in vigore il divieto di esposizione di alcune specie selvatiche ed esotiche come elefanti, orsi, primati, rinoceronti e altri. Infine il comune di Torino per combattere il randagismo canino, ha poi introdotto nel regolamento l’obbligo di portare con sé il documento originale, o fotocopia autenticata, comprovante l’iscrizione all’anagrafe canina. Infine è stata istituita la Consulta Comunale delle Associazioni del Volontariato Animalista con funzioni propositive e consultive su tutte le tematiche riguardanti il benessere animale sul territorio.


Le buone pratiche riguardano anche l’Emilia Romagna. Modena ha istituito dal 1998 l’ufficio diritti animali che gestisce una serie di attività: come l’anagrafe canina, le convenzioni con le strutture di ricovero (canile e gattile) ed il programma colonie feline (censimento e sterilizzazione) in collaborazione con il servizio veterinario Ausl. Tra le varie attività si occupa in particolare di gestire il rapporto, spesso problematico, uomo-animale in ambiente urbano ricevendo direttamente richieste e segnalazioni dai cittadini; predispone piani di gestione per gli animali sinantropi “problematici” (colombi, storni) ed elabora progetti di tutela e/o salvaguardia degli animali presenti sul territorio. Il capoluogo della provincia modenese ha poi realizzato campagne informative per promuovere gli obiettivi delle leggi e dei regolamenti esistenti in materia di protezione animale; ed inoltre ha promosso anche una serie di iniziative organizzate annualmente a favore dell’adozione degli animali che si trovano nelle strutture di ricovero. Sul sito del canile e del gattile sono state pubblicate on line anche le foto con breve descrizione degli animali adottabili, in cerca di una casa ed una famiglia che si possa prendere cura di loro.


Invece, in Friuli Venezia Giulia, il Comune di Pordenone, oltre a gestire l’anagrafe canina regionale e a fare una mappatura aggiornata del territorio, propone campagne informative sulla vaccinazione antirabbica obbligatoria e da tre anni organizza e promuove in collaborazione con la Lav, l’azienda sanitaria e l’ordine dei veterinari, corsi per l’acquisizione di competenze mirate ad un buon rapporto tra i proprietari dei cani e i loro amici a quattro zampe. I corsi si avvalgono della competenza di medici veterinari comportamentali e specialisti del settore in campo giuridico.

Per quanto riguarda invece l’adozione di cani, il comune ha previsto un contributo di 250 euro su presentazione di certificazione di buona salute dell’animale a un anno dalla consegna. Sempre al fine di agevolare l’adozione, anche di cani non più cuccioli, è in atto un progetto di schedatura, che comprende schede e foto degli animali, ed effettuata da veterinari comportamentali e conseguente diffusione in rete informatica. Inoltre è in corso la costruzione di una nuova struttura per ospitare i gatti randagi. Sul territorio sono presenti circa 60 colonie feline censite, e i relativi referenti provvedono alla cattura e al trasporto dei gatti per la sterilizzazione, che viene eseguita, in collaborazione con l’azienda sanitaria, a spese dell’amministrazione comunale. Per effettuare un maggior numero di interventi lo scorso anno è stata stipulata una convenzione anche con medici veterinari privati.

“Ancor di più in un momento di crisi come questo riteniamo importante divulgare le esperienze migliori dei comuni italiani per contribuire al primo passo di un’efficiente spending review anche in questo ambito: aumentare la qualità del servizio a parità di spesa – ha dichiarato Rossella Muroni, direttore generale di Legambiente - Emerge con evidenza da Ecosistema Animali che serve un maggiore impegno delle amministrazioni comunali per ridurre il numero di animali abbandonati, che patiscono sofferenze e divengono involontari protagonisti di molti problemi: le buone pratiche già in campo dimostrano che è possibile farlo e, nel medio periodo, anche producendo un risparmio per la casse comunali. Anche per gestire meglio gli animali in città fare cultura, facendo crescere maggiore consapevolezza e responsabilità da parte dei singoli cittadini, è premessa insostituibile per ridurre nel tempo, significativamente, costi e problemi per la pubblica amministrazione”.

 

In allegato le tabelle con i dati più interessanti di Ecosistema Animali 2011

 

Inoltre sarà possibile scaricare l’infografica e l’indagine di Ecosistema Animali dal sito di Legambiente e dalla pagina facebook (www.facebook.com/legambiente.onlus)

 

 

 

 

L’Ufficio Stampa di Legambiente