Miracolo al plasmix
Gestire la raccolta differenziata, realizzare manufatti con il materiale recuperato e lasciare valore aggiunto al territorio: è il miracolo di Revet, società di Pontedera (Pi) che serve più di duecento amministrazioni comunali in Toscana. Una storia che comincia nel 2009, quando l’azienda specializzata nel recupero e nel trattamento dei rifiuti si è impegnata in un progetto di ricerca sul riutilizzo delle cosiddette plastiche eterogenee, come quelle che compongono le vaschette, i piatti e i bicchieri usa e getta, le pellicole da imballaggio per le quali non esistono filiere di rivalorizzazione. Tutti quei materiali plastici, insomma, che normalmente finiscono in discarica o nell’inceneritore. Il risultato (raggiunto al fianco di Pont-tech, il consorzio toscano per l’innovazione e con un investimento in ricerca e impiantistica di circa 11 milioni di euro) si chiama plasmix, vale a dire una materia prima di seconda generazione utilizzabile per produrre utensili e componenti di diverso genere. Partendo da una consapevolezza, ovvero che bisogna distinguere fra raccolta differenziata e riciclo.. Ma non finisce qui. Perché adesso l’azienda chiude il cerchio, distribuendo negli esercizi commerciale della Toscana articoli per la casa come secchi, vasi e fioriere, scope e palette ma anche persiane per case mobili, pareti fonoassorbenti o arredi da giardino. Un vero e proprio catalogo d’utensili, insomma, interamente in plasmix: ci sono persino alcuni accessori per l’industria automobilistica, come le pedane o i bauletti porta casco dei motorini prodotti, sempre nel distretto di Pontedera, dalla Piaggio. Sono prodotti competitivi, per quanto riguarda la qualità e il costo, con quelli ordinari. A questo fine la collaborazione con i cittadini è fondamentale perché è dalla corretta separazione dei rifiuti che parte la filiera corta del recupero: un progetto virtuoso, che appartiene all’intera comunità e che trova negli acquisti verdi delle pubbliche amministrazioni il suo epilogo naturale.


