Green economy
La green economy cerca di coniugare l’esigenza di ridurre le emissioni di gas serra con la creazione di nuove opportunità di business e la domanda di prodotti con caratteristiche di sostenibilità radicalmente diverse rispetto al passato.
Include la generazione di energia “pulita” basata sulle tecnologie rinnovabili, sostitutiva dei combustibili fossili, e il risparmio energetico che scaturisce dal miglioramento dell’efficienza. Ma tocca anche settori tradizionali come la produzione di automobili, con la forte riduzione nelle emissioni di anidride carbonica, l’introduzione di combustibili alternativi come il metano, in cui l’Italia è leader mondiale, la ricerca sull’idrogeno, la diffusione delle auto elettriche.
Le nuove opportunità di business verde stanno già generando nuovi posti di lavoro (siamo a 3,5 milioni solo in Europa) e tutti gli osservatori ritengono che questa tendenza potrà incidere positivamente sull’economia mondiale.
Esiste infatti una domanda crescente di beni e servizi sostenibili, che si abbina all’ingente investimento di aziende e istituzioni nella lotta al global warming. Questo fa della green economy uno dei pochi comparti sostanzialmente immuni dalla crisi economica.
Puntare sulla Green Economy è un imperativo condiviso a tutti i livelli e questa consapevolezza sta iniziando a diffondersi anche laddove, fino a pochi mesi fa, esistevano resistenze fortissime, basta guardare i primi passi che sono stati consumati dalla Cina in sede Onu.
Occorre sottolineare che qualunque sia il paradigma economico che si vuole adottare l’economia ecologica non ha e non può avere un cuore anti-industrialista nonostante ne riconosca i danni fatti nel passato e nel presente. La green economy quindi non è la fine dell’industria bensì un cammino di riconversione che conduce alla sostenibilità ambientale e sociale dell’industria.
La ricetta è nota: bisogna aumentare gli investimenti in ricerca e sviluppo, il sostegno alle aziende che investono in energia e prodotti verdi e concedere maggiori incentivi ai consumi eco-friendly.
Il binomio, insomma che deve informare la nostra azione è semplice: le ragioni più vere dell’ambiente devono coincidere con quelle dello sviluppo e della modernità. Secondo uno studio di Nomisma Energia oggi il settore eolico, fotovoltaico e delle biomasse genera da solo un fatturato di oltre 5 miliardi di euro al netto dell’import e degli investimenti. Nel 2002 non si arrivava al miliardo e mezzo.
Il sogno verde che sta attraversando l’economia mondiale fiaccata dalla recessione, insomma, non è un’ipotesi ma una realtà che genera profitti.

