COP21, dal nostro inviato Mauro Albrizio, 7 dicembre 2015


Siamo giunti alla fase cruciale dei negoziati. La nuova bozza di accordo proposta dalla presidenza francese - su cui da questa mattina i ministri hanno ripreso i negoziati a livello politico - lascia ancora aperte diverse opzioni sul tavolo.

E’ ormai una corsa contro il tempo. A seconda di come evolvono i negoziati nei prossimi due giorni si aprono due scenari con esiti contrapposti.
Nel primo, per evitare il fallimento, si esce da Parigi solo con un accordo minimalista che rischia di indirizzarci verso il punto di non ritorno dei 3°C. Nel secondo scenario, invece, si riesce finalmente a trovare un accordo su un nuovo “regime dinamico” in grado di contenere il riscaldamento del pianeta al di sotto della soglia critica dei 2°C attraverso una regolare revisione degli attuali impegni di riduzione delle emissioni.

L’attuale bozza negoziale già include tra le opzioni la revisione quinquennale degli impegni. Non si prevede purtroppo la data di avvio della prima revisione periodica. Elemento cruciale da cui dipende la direzione di marcia dei prossimi anni.

Non è ammissibile che si rimandi la prima revisione a dopo l’entrata in vigore del nuovo accordo nel 2020. La revisione degli impegni di riduzione deve partire subito dopo Parigi, in modo da poter allineare gli attuali impegni alla traiettoria dei 2°C prima del gennaio 2021, quando il nuovo accordo sarà operativo. A tal fine, è opportuno che il processo di revisione termini entro il 2018 così da consentire ai governi di avere il tempo necessario per recepire i nuovi impegni nei Piani di azione nazionali relativi al primo periodo di attuazione dell’accordo 2021-2025.

Non siamo nel condizioni di poter aspettare. Infatti gli impegni di riduzione annunciati alla vigilia della Conferenza di Parigi da 180 governi, responsabili di oltre il 95% delle emissioni globali, sono inadeguati a contenere il riscaldamento del pianeta al di sotto della soglia critica dei 2°C. E ancor più rispetto al limite di 1.5°C, come richiesto dal Climate Vulnerable Forum(CVF) con il sostegno di oltre 100 paesi in via di sviluppo per garantire maggiore sicurezza alle loro comunità vulnerabili. Soprattutto se si tiene presente che i mutamenti climatici in corso hanno già determinato un aumento della temperatura media globale di 1°C. Secondo le prime valutazioni questi impegni, se rigorosamente attuati, sono sufficienti a ridurre di circa un grado il trend attuale di crescita delle emissioni di gas-serra con una traiettoria di aumento della temperatura globale che si attesta verso i 2.7- 3°C.

Tutti i paesi devono assumersi impegni coerenti con l’obiettivo globale dei 2°C nel pieno rispetto dei principi di equità e delle comuni ma differenziate responsabilità e rispettive capacità.  E’ la grande sfida di Parigi. Riuscire a definire regole chiare e rigorose che riescano a differenziare non solo gli impegni di riduzione delle emissioni, ma anche di sostegno finanziario ai paesi più poveri e di trasparenza degli impegni in maniera dinamica così da adeguarsi continuamente all’evolversi delle condizioni economiche e sociali dei singoli paesi. Solo in questo modo sarà possibile evitare la vecchia contrapposizione tra paesi poveri e ricchi che sino ad ora ha ostacolato il raggiungimento di un accordo ambizioso e giusto.

 

di Mauro Albrizio, direttore ufficio europeo Legambiente
Parigi, 7 dicembre 2015

 

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Pubblicato il07 dicembre 2015