Armi chimiche: un'eredità ancora pericolosa


Da nord a sud della penisola ordigni di produzione bellica minacciano l’ambiente e la salute delle popolazioni locali. Leggi il dossier.. 

Oltre 30mila ordigni inabissati nel sud del mare adriatico, di cui 10mila solo nel porto di Molfetta e di fronte Torre Gavetone, a nord di Bari. 13mila proiettili e 438 barili contenenti 4iprite, un pericoloso liquido irritante, e diversi ordigni chimici contenenti iprite, lewisite (liquidi irritanti) e fosgene (gas asfissiante) nel meraviglioso golfo di Napoli.

300 bombe all’iprite e 84 tonnellate di testate all’arsenico nel mare antistante Pesaro.

Laboratori e depositi di armi chimiche della Chemical City nei boschi della Tuscia in provincia di Viterbo e l’industria bellica nella Valle del Sacco a Colleferro (Rm), nata 100 anni fa per fornire tecnologie e sostanze di supporto agli armamenti.

Infine le aree di sgancio degli aerei Nato nel basso adriatico, dove giacciono, secondo le stime dell’allora Istituto centrale per la ricerca scientifica applicata al mare, oggi Ispra (Istituto superiore per la protezione e la  ricerca ambientale), migliaia di bomblets, piccoli ordigni derivanti dall’apertura delle bombe a grappolo sganciate sui fondali marini.

Sostanze altamente inquinanti derivanti prevalentemente dalla pesante eredità bellica del periodo fascista, che continuano a minacciare l’ambiente e la salute delle popolazioni locali.

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Mappa dei principali siti inquinati dalle armi chimiche in Italia


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Pubblicato il21 febbraio 2012