Acqua, manifestazione a Roma il 2 giugno. Legambiente in piazza: "Ora tocca ai sindaci"


“Gestione pubblica ma anche economica, efficiente ed efficace"

Legambiente è parte del Forum italiano dei movimenti per l’acqua e domani sarà in piazza, a Roma, per la manifestazione nazionale “La Repubblica siamo noi”. Per l’attuazione del risultato referendario, per la riappropriazione sociale e la tutela dell’acqua e dei beni comuni, per la pace, i diritti e la democrazia, per un’alternativa alle politiche d'austerità del governo e dell’Europa.
“Lo straordinario successo ai referendum del 12 e 13 giugno 2011 ha aperto una nuova stagione in Italia sul tema dell’acqua bene comune, segnando una svolta e riaprendo concretamente il dibattito sul ruolo del pubblico e sulla rilevanza dei beni comuni” dichiara il presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza.
“La vittoria del sì ha permesso di respingere la deriva della privatizzazione – prosegue – occorre mettere in pratica da subito il concetto di acqua bene comune, fondamentale per ogni forma di vita sul pianeta, con un utilizzo che risponda a criteri di pubblica utilità e di solidarietà e, in nessun modo, a logiche di profitto. Al tempo stesso bisogna essere consapevoli che affidare la gestione dell’acqua a soggetti pubblici è solo il primo passo. Gli enti locali devono impegnarsi ora affinché la gestione del servizio idrico sia efficiente, efficace ed economica”.
Legambiente ha, infatti, più volte ribadito che il risultato referendario non può che essere l’inizio di un cammino molto impegnativo - ma ci si augura non troppo lungo - per ripensare, e in alcuni casi ricostruire, in modo più sostenibile il servizio idrico.
Per l’applicazione dei risultati referendari e per promuovere buone pratiche di gestione dell’acqua sul territorio, l’associazione ha inviato una lettera ai sindaci, con una serie di azioni che le amministrazioni locali possono praticare per concretizzare una nuova politica delle acque in tutto il Paese. Perché la crisi dell’acqua è un problema che non riguarda più solo il mezzogiorno ma tutte le regioni italiane. Un’emergenza che si combatte con la lotta agli sprechi e con un utilizzo più razionale e sostenibile della risorsa idrica, dal settore agricolo (migliorando e modificando le tecniche di irrigazione) all’utilizzo civile (dove sono sempre più urgenti regolamenti edilizi che prendano in considerazione anche l’aspetto idrico)  e all’uso efficiente nell’industria.
 “Una grande opportunità – conclude Cogliati Dezza - per lo sviluppo di una green economy dell’acqua che investa in un’opera pubblica di cui l’Italia ha fortemente bisogno”.


L’ufficio stampa 06 86268399 - 79 -76 - 53



A seguire il decalogo inviato ai sindaci per una gestione sostenibile dell’acqua


Le 10 proposte di Legambiente ai Sindaci italiani
per una gestione sostenibile dell’acqua e del servizio idrico nel territorio comunale

1.    Dare piena attuazione all’esito del referendum. In particolare chiediamo, per dare seguito al primo quesito referendario, che si vada verso una gestione pubblica efficiente, efficace ed economica. Inoltre, per dare seguito al secondo quesito referendario occorre rivedere la tariffa del servizio idrico integrato, eliminando la quota relativa alla remunerazione del capitale investito.

2.    La nuova tariffa del servizio idrico integrato dovrà inoltre essere rimodulata per coniugare accessibilità a tutti, efficienza del servizio e tutela della risorsa. Il nuovo sistema di pagamento dovrà garantire i 50 litri/abitante al giorno, oltre i quali va definita una tariffazione progressiva che scoraggi i grandi consumi e che preveda l’attuazione del full cost recovery (introdotto dalla direttiva quadro 2000/60) che stabilisce che le gestioni idriche devono farsi carico dei relativi costi, attraverso tariffe che imputino agli utilizzatori appropriate quote di pagamento del servizio, anche e soprattutto per scoraggiare usi impropri e sprechi, oltre che in attuazione del fondamentale principio “chi inquina paga”. Per il finanziamento degli interventi si può valutare la possibilità di attingere anche a tasse di scopo o alla fiscalità generale ma solo per situazioni locali particolarmente svantaggiate, come quelle più marginali o interessate da rilevanti deficit infrastrutturali o da situazioni di grave inquinamento.

3.    Occorre avviare la riforma del settore idrico prevedendo nuove regole di partecipazione attiva, con strumenti di condivisione e luoghi di consultazione con il pubblico, come previsto anche dalla direttiva europea 2000/60. Una partecipazione che passi attraverso l’istituzione di strumenti veri e contesti reali di partecipazione fin dalle prime fasi della pianificazione e non formali richieste di osservazioni su piani già chiusi e redatti. Un esempio in questo senso viene dalle sempre più diffuse esperienze di Contratti di fiume e di lago in Italia, dove la partecipazione reale e concreta delle comunità locali e di tutti i soggetti interessati diventa lo strumento cardine per svolgere una buona politica di tutela e sviluppo del territorio e dei corpi idrici.

4.    L’attenzione alla risorsa idrica rappresen¬ta un fattore chiave anche per la sostenibilità in edilizia. A fine 2011, secondo un rapporto di Legambiente, risultavano 530 i Comuni che avevano inserito nel loro Re¬golamento edilizio norme sul risparmio dell’acqua e sul recupero delle acque piovane per uso di irrigazione dome¬stica. Mettere in pratica azioni per il risparmio della risorsa idrica nelle case (attraverso la raccolta della pioggia e la separazione, trattamento e riuso delle acque grigie), così come nelle attività industriali e agricole, e adottare dei regolamenti edilizi per la riqualificazione degli edifici anche dal punto di vista idrico sono scelte obbligate, per una concreta politica di tutela della risorsa. Ma soprattutto sono interventi a basso costo, da parte delle amministrazioni, che consentono da subito risultati concreti. Occorre rendere obbligatorio, per tutte le nuove costruzioni e per gli interventi di ristrutturazione degli edifici, la separazione tra le acque nere, che vanno in fognatura, e acque bianche e grigie da riciclare per usi domestici e civili non potabili e azioni finalizzate al risparmio idrico.

5.    Ancora oggi in Italia 18 milioni di cittadini (pari al 30% del totale) scaricano i loro reflui nei fiumi, nei laghi e nel mare senza depurazione. Completare la rete di depurazione sul territorio, adeguandola ai moderni standard tecnologici e di qualità è un passaggio fondamentale per assicurare gli obiettivi di qualità della risorsa. Per far questo occorre puntare a realizzare un’efficace depurazione (possibilmente contenendo i costi), commisurata a mantenere in buone condizioni il corpo idrico che riceve gli scarichi, utilizzando laddove necessario e possibile, trattamenti più efficaci e meno centralizzati o sistemi alternativi quali la fitodepurazione.

6.    Nove milioni di abitanti (pari al 15% del totale) in Italia non sono serviti dalla rete fognaria e si stima siano circa il 20% le condotte non allacciate ad impianti di depurazione. Inoltre il 70% delle fogne scorre in reti miste che raccolgono gli scarichi civili (acque nere e grigie) e le acque meteoriche (acque bianche), con forte aumento di portate della condotta in caso di intense precipitazioni e gravi problemi per il sistema di depurazione. Per questo si ritiene necessario e urgente completare il sistema di raccolta degli scarichi, attivando fin da subito interventi volti alla separazione delle acque di pioggia (acque bianche, da trattenere per favorirne l’infiltrazione) dalle acque di scarico (acque nere) per migliorare l’efficienza della depurazione.

7.    In alcuni Comuni a volte l’accesso all’acqua è razionato e la distribuzione nelle case è irregolare, soprattutto nei mesi estivi. Garantire un buon servizio affidabile e migliorarne l’efficacia, eliminando eventuali discontinuità dell’approvvigionamento di acqua potabile è un intervento necessario, a partire dall’ammodernamento della rete di distribuzione che ancora oggi perde il 33% dell’acqua potabile in tubi colabrodo. Un’azione che consentirebbe anche di minimizzare i volumi prelevati lasciando ai corpi idrici l’acqua necessaria al mantenimento o al ripristino del loro buono stato di qualità.

8.    In Italia le acque potabili fornite dal servizio di acquedotto sono garantite dai decreti legislativi n. 31/2001 e n. 27/2002 che prevedono due tipi di controllo, interno, di responsabilità del Gestore del Servizio idrico integrato, effettuati in laboratori interni, ed  esterno, effettuati dalle Aziende Usl insieme alle Arpa territorialmente competenti. Sulla base dei dati ottenuti da tali operazioni, i Sindaci devono farsi garanti e promotori di un’operazione di trasparenza e comunicazione dei dati di qualità dell’acqua potabile, e di eventuali anomalie, come nel caso di deroghe relative ad alcuni parametri o situazioni di criticità puntuali, per garantire e favorire l’utilizzo di acqua di rubinetto, più economica e più sostenibile di quella in bottiglia, fornendo costantemente dati ed elementi utili a un utilizzo sempre più consapevole del Servizio idrico.

9.    Il nostro Paese ha il primato europeo di consumo di acqua in bottiglia con 192 litri/abitante consumati. Consumi che causano un uso di oltre 350mila tonnellate di PET, per un consumo di circa 700mila tonnellate di petrolio e l’emissione di 1 milione di tonnellate di CO2 oltre una gran quantità di rifiuti plastici che solo per un terzo vengono avviati a raccolta differenziata, di cui solo la metà avviata a riciclaggio. Per questo proponiamo di attivare azioni per la promozione e la diffusione dell’utilizzo dell’acqua di rubinetto attraverso campagne di sensibilizzazione dei cittadini e nelle scuole e altri interventi come la distribuzione delle “etichette dell’acqua potabile” alla cittadinanza, l’utilizzo di acqua in brocca nelle mense scolastiche o con l’installazione di erogatori sui luoghi di lavoro, nelle strade e nelle piazze cittadine.

10.    Occorre infine procedere ad un ripensamento più generale della pianificazione, che comprenda anche quella territoriale e urbanistica, per incidere sul problema dell’artificializzazione e impermeabilizzazione dei suoli che fa confluire gran parte delle acque meteoriche in fognatura ed è sempre più di frequente causa di gravi allagamenti nelle città, che spesso si sono purtroppo trasformati in vere e proprie tragedie. Fermare il consumo di suolo come primo passo e ridurre l’impermeabilizzazione del terreno deve essere una priorità assoluta delle amministrazioni locali applicando le tecniche e i materiali che permettono lo sviluppo urbano garantendo le caratteristiche di permeabilità e soprattutto favorendo la laminazione delle acque. Un problema non solo di quantità della risorsa ma anche di sicurezza dei cittadini.

Pubblicato il01 giugno 2012